sabato 6 gennaio 2007

Trovare dei sensi (3 dicembre)

Questa sera mi metto ancora a scrivere anche se la fatica è tanta e la voglia è poca. Cerchiamo di trovare dei sensi anche allo scrivere.

Una premessa: finora ho mandato le trame ogni domenica, ma qualcuno mi ha detto di non averli ricevuti. Se qualcuno ne ha persi e li vuole, basta una mail.

Oggi la scelta è molto eterogenea.

Il primo è un decente romanzo “giallo mondadori”.

Nino Filastò[1]“Nella terra di nessuno” Mondadori euro 3,56

In realtà il prezzo è 6.900 lire, perché è un vecchio giallo. E ha anche una storia: l’ho preso “in prestito” all’Arci di Sesto Fiorentino, dove esiste uno scaffale del libero scambio. Non è un book-crossing vero e proprio. Ci sono dei libri, ne prendi uno. Poi lo riporti o ne porti un altro in cambio. Questo mi attirava perché è la prima indagine dell’avvocato Scalzi, di cui anni fa avevo letto altri titoli. Ambientato nelle carceri tra i “politici” a me sembra rendere bene una certa atmosfera del carcere e del tempo (è scritto nel 1989). Indulge un po’ in narramenti psicologici, ma tra le righe è bello duro (un po’ alla Ken Loach, dove tenta di forzare un po’ per dare dei messaggi). D’altra parte è in linea con l’autore.

Scrittore e avvocato, Filastò è nato a Firenze, dove vive e lavora. Ha pubblicato, tra l’altro: “La proposta” (due volte premio Italcon); “La tana dell’oste” (premio Tedeschi 1986); “Tre giorni nella vita dell’avvocato Scalzi” (da questo romanzo è stato tratto il film “Nella terra di nessuno” con Ben Gazzarra); “Incubo di signora” (1990); “Pacciani innocente” (1994); “La notte delle rose nere” (1997); “Forza Maggiore” (2002); “Il peposo di maestro Filippo”, (2003). Racconti di Filastò sono stati pubblicati, in Italia, Germania e Francia. Alcuni suoi romanzi sono stati tradotti e pubblicati in vari paesi europei. Come avvocato si è occupato di numerosi processi noti come “misteri all’italiana” e fra questi il processo ai cosiddetti compagni di merende sui delitti del mostro di Firenze.

Per il secondo torniamo su una conoscenza di quest’anno:

Irene Nemirovsky[2]La moglie di don Giovanni” Adelphi euro 5,50

Il testo corre in un soffio. Asciutto, ha la leggerezza del ghiaccio. In poche paginette in 64simo traccia una storia di donne (perché spesso a loro guarda l’occhio della scrittrice). In fondo ci si aspetta tutto, non ci sono “grandi salti”, ma si arriva alla fine condotti per mano per non cadere. Ed è una scrittura di settanta anni fa! Curato in ogni virgola, mi rimanda alcuni tratti di donne. E sulla sofferenza di sentirsi brutta.

Visto che il primo Nemirovsky non aveva bio, ve la giro immantinente:

Anche con l’ultimo torniamo ad una conoscenza di queste righe

Hannah Arendt “Lavoro, opera, azione” Ombre Corte euro 7,50

Un brevissimo saggio di questa autrice (di cui non riporto bio perché lo citata poche trame fa) sempre ruotante sul significato da dare alla vita ed alle sue componenti. È un po’ “ostico”, ma anche immediato. Dovrò rileggerlo per comprenderlo. A caldo, ci sono alcune affermazioni che vorrei condividere sui tre capisaldi del pezzo: il lavoro ci fa vivere; l’opera ci fa immortali; l’azione ci fa liberi. Questo è il mio succo del denso libretto della Arendt. Mi rimane anche il discorso sul perdonare e sul promettere come elementi che giustificano l’agire. Ottima ed imperdibile la prefazione di Guido D. Neri. In ogni caso lo devo rileggere...

Buona settimana a voi tutti






[1] Scrittore e avvocato, Filastò è nato a Firenze, dove vive e lavora. Ha pubblicato, tra l’altro: “La proposta” (due volte premio Italcon); “La tana dell’oste” (premio Tedeschi 1986); “Tre giorni nella vita dell’avvocato Scalzi” (da questo romanzo è stato tratto il film “Nella terra di nessuno” con Ben Gazzarra); “Incubo di signora” (1990); “Pacciani innocente” (1994); “La notte delle rose nere” (1997); “Forza Maggiore” (2002); “Il peposo di maestro Filippo”, (2003). Racconti di Filastò sono stati pubblicati, in Italia, Germania e Francia. Alcuni suoi romanzi sono stati tradotti e pubblicati in vari paesi europei. Come avvocato si è occupato di numerosi processi noti come “misteri all’italiana” e fra questi il processo ai cosiddetti compagni di merende sui delitti del mostro di Firenze.



[2] Irène Némirovsky (Kiev, 11/02/1903 - Auschwitz 17/08/1942). Figlia di un ricco banchiere ebreo ucraino, Léon, è educata dalla sua governante francese che le fa di questa la lingua materna, poiché sua madre non la curò mai (anzi diceva di non avere figlie per non sembrare troppo vecchia). Dotata per le lingue, nel corso del tempo parlerà russo, polacco, inglese, basco, finlandese e yiddish. Nel dicembre 1918, la famiglia Némirovsky fugge dalla Russia in rivolta e passa un anno in Finlandia. Nel luglio 1919, arriva in Francia, dopo un soggiorno a Stoccolma. Irene riprende a studiare e si laurea in lettere alla Sorbona nel 1926, ma già dal 1921 comincia a scrivere in francese. Sempre nel 1926 sposa Michel Epstein, un ex- ingegnere anche lui profugo ebreo-russo e da cui avrà due figlie : Denise, nel 1929 e Élisabeth nel 1937. A Parigi pubblica il suo primo romanzo « Le malentendu ». Irène Némirovsky diviene famosa nel 1929, dopo la pubblicazione del suo secondo romanzo « David Golder ». Il suo editore, Bernard Grasset la lancia nei salotti bene della destra francese. Il suo romanzo fu dunque ben commentato sia da scrittori come Joseph Kessel, ebreo, che Robert Brasillach, anti-semita. E viene riproposta sia al teatro che al cinema. Nel 1930 « Le Bal » racconta il difficile passaggio di una adolescente all’età adulta. Di successo in successo, Irène Némirovsky diviene una leggenda letteraria, amica di Kessel e di Cocteau. Tuttavia il governo francese rifiuta di darle la cittadinanza nel 1938. Si converte al cattolicesimo il 2 febbraio 1939, e collabora anche con riviste ani-semitiche come Candide e Gringoire. Vittima delle leggi anti-semitiche del 1940, Michel deve lasciare la banca e Irene non può più pubblicare. Si rifuggiano allora a Issy-l'Évêque, dove Irène scrive moltissimo. Abbandonata dai suoi amici ed anche dal suo editore che sostiene il regime di Vichy, Irène deve portare la stella gialla. Il 13 luglio 1942, Irène è arrestata, internata prima a Pithiviers, poi deportata ad Auschwitz, dove muore di tifo un mese dopo. Michel cerca subito di farla liberare, ma lui stesso è in seguito arrestato e deportato ad Auschwitz dove viene messo alla camera a gas il giorno del suo arrivo il 6 novembre 1942.


venerdì 5 gennaio 2007

Velocità di lettura (26 novembre)

Come già questa estate, mi continuano a chiedere conto sulla mia velocità di lettura. Ora credo che ci siano molti fattori concomitanti. Primo, mi segno cosa leggo e questo (se lo fate) vi darà anche a voi una maggior mole di letture. Secondo, usando poco o nulla la televisione, a casa (la sera e la mattina) ho spazio per leggere. Terzo, ora sto anche sfruttando la mia frequentazione delle ferrovie Italiane che mi danno modo di avere un paio d’ore di lettura rilassate. Di converso (e questo è un limite) a volte non mi soffermo sul libro appena letto, ma, dopo averne appuntato qualcosa, ne esco, per poi tornarvi quando vi scrivo.

Detto ciò i tre libri di questa settimana sono in realtà due, nel senso che uno che ho letto lo devo ancora meditare, e ne ho ripescato una letto tempo fa.

Comincio subito da questo allora,

Will Ferguson[1]Felicità” Feltrinelli 8 euro.

Mi ero scordato di averlo letto tempo fa, ma ve lo propongo. Una satira gioiosa sull’industria dell’auto-aiuto. Concorderei, ma mentre l’idea è buona, si sviluppa un po’ troppo incasinata per riuscire ad arrivare “faticosamente” a 300 pagine di romanzo. Come diceva qualche grande scrittore, prima scrivere e poi tagliare, tagliare, tagliare. Rimane l’idea che l’auto-aiuto, a volte (e nell’industria nord-americana molto più che a volte) è solo un business come un altro, e spesso altrettanto casuale.

Gli altri due sono di due scrittrici di cui ho già parlato, per cui non ne ripeto i dati biografici.

Fred Vargas”Debout les morts” J’ai lu 6,30 euro

Seconda apparizione nel mio universo letterario di Vargas (ancora in lingua, anche questo non so se è già uscito da Einaudi) e prima (almeno per me) di Vandoosler, commissario-poliziotto-investigaotre umano, che non precipita né si precipita verso soluzioni intermedie. Conta solo la soluzione finale. Anche qui, una serie di scatole cinesi da giallo classico, per trovare la soluzione finale giusta. Parigi, anche se decentrata. Giovani che studiano, lavorano, lottano per e con la vita. Poco sesso (almeno per un giallo) e molta atmosfera. Trenabile.

L’altro invece è un brevissimo libretto (una sessantina di pagine in 16° anziché in 8°),              

Agota Kristof”Dove sta Mathias?” Casagrande 8 euro.

Due piccoli brani dal fondo Kristof (i brogliacci che Agota ha lasciato ad una fondazione svizzera). Il primo è una elaborazione della scrittura di rapporto tra due bambini, che prelude alla Trilogia della Città di K. Il secondo, per me più interessante, un brano teatrale “Line, il tempo”, in cui con elementi asciutti, si ripercorre un rapporto possibile, a distanza di dieci anni. Nel primo atto lei bambina dodicenne comprende e si innamora di un lui più che ventenne. Nel secondo lui trentenne cerca di tornare sui vecchi passi. Ma come diceva Guccini, Il tempo è andato e non ritornerà. Il tutto scritto nell’ottica di lei. Provocazione per la mia amica teatrale: scrivere un terzo atto rovesciato (cioè dalla parte di lui).

Buona settimana a tutti





[1] Will Ferguson è uno scrittore canadese noto per le sue umoristiche osservazioni sulla storia e la cultura canadese. Il suo successo è dovuto all’osservazione del Canada con gli occhi di uno straniero. Quarto di sei fratelli, nasce a Fort Vermilion, Alberta circa 800 km a nord di Edmonton. A sei anni i suoi divorziano. A 16 lascia la scuola per andare a Saskatoon. Quindi si unisce al programma governativo canadese Katimavik, girando il mondo, studiando come sceneggiatore e laureandosi a Toronto nel 1990. Sposa Terumi a Kumamoto, Giappone nel 1995. Al ritorno in patria, gli shock culturali lo portano a scrivere il suo primo libro “Why I Hate Canadians”. Ferguson ha vissuto 5 anni in Giappone insegnando inglese. Le sue esperienze le ha poi scritte in “Hitching Rides with Buddha”. Ha vinto due volte il premio umoristico “Stephen Leacock Memorial Medal” con HappinessTM nel 2002 e con “Beauty Tips from Moose Jaw” nel 2005. Ora risiede a Calgary, Alberta, con la moglie e due figli.


giovedì 4 gennaio 2007

Un unico scrittore (19 novembre)

Dedico la puntata di oggi ad un unico scrittore di cui ho letto tre libri ed ho messo in cantiere un quarto, ma che leggerò tra un po’.

L’autore è Gianrico Carofiglio nato a Bari nel 1961. Magistrato e scrittore. Sostituto procuratore Antimafia di Bari, ha esordito nella narrativa, dopo parecchie pubblicazioni nel suo settore, con "Testimone inconsapevole" (Sellerio, 2002), romanzo che ha aperto il filone del "legal thriller" italiano. Le vicende dell'Avv. Guido Guerrieri hanno portato l'Autore a diversi riconoscimenti per il primo romanzo, tra cui la decima edizione del prestigioso Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", il Premio “Rhegium Iulii” e il Premio “Città di Cuneo” (tutti riservati alle opere prime) e, infine, il Premio "Città di Chiavari". Nel 2003 esce la seconda opera che ha come protagonista l'avvocato, "Ad occhi chiusi" (Sellerio, 2003), decretando il successo definitivo dell'Autore agli occhi di pubblico e critica. Dai due libri sono stati tratti due film TV, prodotti dalla Palomar e sceneggiati dall'autore insieme a Domenico Starnone e Francesco Piccolo, con protagonisti Emilio Solfrizzi e Chiara Muti, regia Alberto Sironi. Vincitore del "Premio Bancarella" del 2005 con il romanzo "Il passato è una terra straniera" (Rizzoli, 2004), l'Autore ha confermato le sue doti di scrittore, dando il via alle molteplici traduzioni dei suoi romanzi in molti Paesi. Nel settembre 2006 è uscito un altro romanzo giallo che vede il ritorno, quale protagonista, dell'avvocato Guerrieri: "Ragionevoli dubbi" (Sellerio).

Io ho cominciato con

“Testimone inconsapevole” Sellerio 11 euro

Un giallo-non giallo, un ambiente barese ben delineato. Ed un altrettanto ben delineato ambiente personale dell’avvocato. Da leggere in sequenza con il secondo. Cosa che ho fatto con

Ad occhi chiusi “ Sellerio 10 euro

Seconda avventura dell’avvocato Guerrieri, forse anche meglio scritta della prima. Qui, al contrario del primo che lascia ombre e punti irrisolti, il mistero si scioglie anche. Ed entrano ed escono personaggi che lasciano tracce visibili. Molto rilassante.

A questo punto sono passato a

“Il passato è una terra straniera” Superpocket 5 euro

Un Carofiglio senza l’avvocato Guerrieri. Non rende, mancano dei mordenti. Anche se torna la Bari di fine anni Novanta. Idiota la quarta di copertina, con menzioni a finali catartici che non spiazzano nessuno. Discesa agli inferi e ritorno, questo si. Si legge, ma non prende. Mi rimangono la giustificazione del titolo (“Il passato è una terra straniera: le cose avvengono in modo diverso da qui”) . Ed una frase: “Penso che anch’io vorrei dirle grazie, ma non sono capace”.

Incapacità per incapacità, vorrei invece dire grazie a tante persone. Beh, primo o poi.

Buona settimana

mercoledì 3 gennaio 2007

Parliamo di saggi (12 novembre)

Questa settimana parliamo di saggi e non di romanzi. A volte fa bene anche qualcosa di meno effimero, anche se potremo aprire un dibattito sulla reale leggerezza del romanzo.

Comunque, saggi di diverso peso. Cominciamo da quello che sto rileggendo, perché ci sono dei punti che vorrei capire (o capire meglio).


”La differenza cristiana” Einaudi 8 euro

Mi sono accostato con un po’ di timore/tremore ad un testo pieno di scrittura cristiana che prova a tirar fuori linee di interpretazione in un mondo che per sua natura è “variegato”. Una riflessione sulla laicità inclusiva. Non penso sia un caso trovarvi differenze (per tutta la parte più vicina alla dottrina, sulla quale ho le maggiori difficoltà di comprensione) ma anche similarità (il senso della vita, la pace, il rapporto con l’altro che, chiudendo il cerchio, da senso alla propria vita). Infine il peso enorme e benefico dell’ascolto, con la stupenda affermazione che mi si scoplisce nella testa “ascoltare è ospitare l’altro dentro di noi, ritirarsi per lasciare campo libero anche all’altro”

Il secondo è il più leggero.


I giganti del jazz” Sellerio 10 euro

13 mini-grafie su alcuni giganti del jazz da Louis Armstrong a John Coltrane, certamente ben scritte. Ma sembra che tutti abbiano se non vita facile almeno “semplificata”. E i dolori? La droga? L’alcool? Tutto in sordina. Operazione comunque datata poiché scritta 30 anni fa (e forse andava scritto nella manchette di lancio). Introduttiva ma con poco mordente. Anche un po’ trionfalistico: “il jazz poteva nascere solo in America”

Il terzo riprende ed approfondisce temi più “morali”.


Alcune questioni di filosofia morale” Einaudi 8,50 euro

L’autrice della “Banalità del male” si interroga sulla morale, sul rapporto dell’io con se stesso e su come fare a distinguere/scegliere il bene e il male. “Le nostre decisioni sul bene e sul male dipendono dalla scelta … di coloro con cui vogliamo passare il resto dei nostri giorni”. Passando per Kant (“Mantenere il rispetto di sé”) e ricordando Socrate (“Meglio patire il male che farlo”) e Platone (“Io che sono uno solo” - nel senso che io sarò sempre con me, il me con cui parlo e con cui (almeno lui) passerò tutta la vita, e se lui/io non mi approva come passerò la vita?)

Il fatto che l'uomo sia capace d'azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità

 

Una buona settimana di riflessione a tutti






[1] Bianchi è nato a Castel Foglione nel Monferrato nel 1943 ed è fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose. Nel 1966 ha infatti raggiunto il villaggio di Bose a Magnano (Vercelli) e ha dato inizio a una comunità monastica ecumenica cui tuttora presiede. Enzo Bianchi è direttore della rivista biblica Parola, Spirito e Vita, membro della redazione della rivista internazionale Concilium ed autore di numerosi testi, tradotti in molte lingue, sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della Chiesa, scritti tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo di oggi. Collabora a La Stampa, Avvenire e Luoghi dell’infinito.



[2] Louis "Studs" Terkel (nato il 15 maggio 1912) è un autore americano, storico e giornalista. Nato a New York, all’età di 10 anni si sposta a Chicago, dove ha passato la maggior parte della sua vita. Padre sarto, tre fratelli, dal ’26 al ’36 la famiglia Terkel aprì un albergo, e Studs confessa di ritenere la sua conoscenza del momndo provenire da questa umanità variopinta frequentante Bughouse Square. Nel 1939, si sposa con Ida Goldberg ed hanno un filgio. Studia all’Univversità di Chicago, dove ottiene un Junior Degree ma poi decise di non continuare la carriera giurisperita. Invece si unì ad un progetto federale di radio-scrittori, dove si adattò a tutto, dallo scrivere al fare l’attore nelle soap opera, dal fare l’annunciatore sportivo al presentatore di spettacoli musicali. Pubblicò la prima edizione di Giganti del Jazz nel 1956. Scrisse poi molti libri incentrati sulla storia orale degli Stati Uniti. Non ha mai preso la patente, in quanto sofferente di ommatofobia. Il suo libro più noto è del 1970 “Hard Times: An Oral History of the Great Depression”, dove riprende la sua passione per l’oralità per raccontare un momento cruciale della vita americna. Prende nel 1985 il premio Pulitzer con il libro ”The Good War”, dove parla dei momenti di soldiarietà e orgoglio nazionale durante la seconda gueraa mondiale.



[3] Hannah Arendt (Hannover, 14 ottobre 1906 – New York 4 dicembre, 1975) fu una teorica della politica, di cittadinanza americana e origini tedesche. È stata spesso definita come una filosofa, sebbene abbia sempre rifiutato questa definizione. Nata da una famiglia ebrea ad Hannover e cresciuta a Königsberg prima (città natale del suo ammirato precursore Immanuel Kant) e Berlino poi, la Arendt fu studentessa di filosofia presso Martin Heidegger, all'università di Marburg. Ebbe una relazione sentimentale con quest'ultimo, rapporto che non le impedì poi di criticarne le simpatie naziste. Dopo aver chiuso questa relazione, la Arendt si trasferì a Heidelberg dove si laureò su una tesi sul concetto d'amore di sant'Agostino, sotto la tutela del filosofo (ex psicologo) Karl Jaspers. La tesi fu pubblicata nel 1929, ma alla Arendt fu negata la possibilità di venire abilitata all'insegnamento nelle università tedesche (mediante la possibilità di scrivere una seconda tesi) nel 1933, per via delle sue origini ebraiche. Dopodiché lasciò la Germania per Parigi, dove conobbe il critico letterario marxista Walter Benjamin. Durante la sua permanenza in Francia la Arendt si prodigò per aiutare gli esuli ebrei della Germania nazista. Ad ogni modo, dopo l'invasione tedesca (e conseguente occupazione) della Francia durante la seconda guerra mondiale, e la seguente deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento tedeschi, Hannah Arendt dovette emigrare anche da qui. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui emigrò (assieme a sua madre) per gli Stati uniti, con l'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Dopodiché divenne attivista nella comunità ebrea tedesca di New York, e scrisse per il settimanale Aufbau. Dopo la seconda guerra mondiale si riconciliò con Heidegger e testimoniò in suo favore durante un processo in cui lo si accusava di aver favorito il regime nazista. Alla sua morte nel 1975, Hannah Arendt fu seppellita al Bard College, New York, dove suo marito insegnò per molti anni. I lavori della Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l'autorità e il totalitarismo. Nel suo resoconto del processo ad Eichmann per il New Yorker, che divenne poi il libro “La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme”, ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale ma semplicemente originato dalla banalità e dalla propensione a non correre rischi del popolo sotto il regime nazista, che evitò ogni ribellione. Scrisse anche “Le origini del totalitarismo”, in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo, e le loro connessioni con l'antisemitismo. Questo libro fu al centro di molte controversie, poiché comparava due ideologie che alla maggior parte degli studiosi sembravano diametralmente opposte.


Libri di diverso impegno (5 novembre)

Per una settimana in cui sono stato assente dal computer per … riposo, voglio parlare oggi di due libri di diverso impegno.

Il primo è il classico romanzo-treno, un discreto giallo-mondadori.


“Il palazzo del diavolo Mondadori” 3,60 euro

Giallo italiano, questa volta ambientato a Roma, nel 1875. Buona l’ambientazione, sciolta la scrittura. La trama si regge e c’è quella punta di nostalgia che non guasta. Avrei optato per un finale più riassuntivo, che introno ad un bicchiere di vino riannoda i tanti fili, ma credo che le parti un po’ aperte lascino spazio ad eventuali “seconde puntate”. Rilassante (come al solito, per i gialli, parlo poco di trame per lasciarvi il campo).

Il secondo invece è il primo (scusate il bisticcio) libro di un giovane americano, ritenuto una delle nuove promesse della letteratura.

Jonathan Safran Foer[2]

“Ogni cosa è illuminata” Guanda 8 euro

Il racconto intrecciato tra la ricerca delle radici in una improbabile Ucraina e la storia delle origini di queste radici è interessante. La resa in italiano è impossibile. Credo l’originale americano più “adeguato” (giochi di parole che si perdono, ecc.). Al solito in queste fantasie, il finale poi è un po’ “vagante”. Comunque mi rimangono, anche se staccate dal contesto, alcune frasi che mi hanno colpito.

“Ti sei mai innamorato? - Non credo. Credo che se mi fosse successo lo saprei”.

“Desidero che mi dica cosa tu pensi sia la cosa giusta. So che non è necessario che ci sia una cosa sola giusta. Potrebbero esserci due cose giuste. Potrebbero non esistere cose giuste.”

“Mi chiedo se riesci ad immaginare la mia vita senza di me. - Certo che riesco ad immaginarla, ma non mi piace”.

Buona settimana a tutti






[1] Per Pietroselli lascio il posto all’autore che ci parla di sé: “Sono nato a Roma nel 1964. Laureato in Ingegneria Elettronica, lavoro per una società di Telecomunicazioni. Tra i miei hobby, la lettura e la scrittura, ovviamente, ma anche musica (classica), disegno e cinema. Adoro il periodo dell'America tra il '20 e '50, e quindi il jazz, il ragtime, Frank Sinatra, i film di John Ford, Hitchcock, Welles e... Woody Allen. Ne ho dimenticati di sicuro molti altri. Dalla passione per la narrativa di genere (fantascienza ma anche gialli, in particolare Chandler, Stout e Simenon) sono scaturiti racconti e un romanzo di fantascienza, Miraggi di Silicio, che nel '95 ha vinto il premio Urania ed è stato pubblicato da Mondadori. L'undicesima frattonube è il mio secondo romanzo, che ha vinto il premio Fantascienza.com ed è stato pubblicato da DELOS BOOKS nel corso del 2004. Da ultimo, il Premio Tedeschi 2005 per il romanzo giallo Il Palazzo del Diavolo, pubblicato a dicembre nella collana del Giallo Mondadori. Un romanzo ambientato nella Roma nel 1875, in un periodo in cui la Città sonnecchiosa sotto il Papa Re comincia a risvegliarsi sotto la brezza affaristica del nuovo corso, in cui si annunciano profondi cambiamenti urbanistici e sociali. (Attualmente - primavera 2006 - sono alle prese con un secondo romanzo giallo ambientato nella Roma del 1875, con gli stessi personaggi del precedente "Il Palazzo del Diavolo" e altri, nuovi di zecca).”



[2] Foer (nato nel 1977) è uno scrittore nato a Washington, che ora vive a Brooklyn, New York con la moglie, la scrittrice Nicole Krauss (e il loro cane, George). Ha frequentato la Princeton University dove gli sono stati assegnati vari premi di scrittura creativa. Nel 2000, gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Era l'editore dell'antologia A Convergence of Birds: Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell. Ha pubblicato su Paris Review, Conjunctions, e The New Yorker. Nel 1999 si è spostato in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Nonostante non l'avesse programmato questo viaggio risultò nel suo romanzo d'esordio Ogni cosa è illuminata, pubblicato in Italia nel 2002 da Guanda e dal quale è stato anche tratto un film nel 2005. Grazie a questo libro ha ricevuto il premio National Jewish Book Award e un Guardian First Book Award. Il suo secondo romanzo è Molto forte, incredibilmente vicino, pubblicato sempre da Guanda nel 2005


lunedì 1 gennaio 2007

Letture leggere (29 ottobre)

Questa è una settimana strana, piena di lavoro e di assenze.

Allora, letture più leggere per rilassare la testa affaticata. Di scrittrici.

La prima è

Paola Mastrocola[1]

“Una barca nel bosco” SuperPocket 5 euro    

Un libro che, alla fine, ha tirato fuori qualche lacrima dai miei occhi. Comincia piano, con un registro sorridente. Poi va più in fondo. A volte sembrano diversi “libri” accostati per farne una storia. Ma non dimentico la società che uccide la creatività, e la forza di questa che, quando è veramente forte, si manifesta, magari in forme diverse da come ci si aspettava. Certo, sentire qualcuno che parla di alberi come fossero suoi fratelli e che riconosce i pioppi è grande. Una frase, tra l’altro, mi rimane: “L’esattezza delle cose che ti aspetti, la perfetta coincidenza di ciò che hai immaginato con ciò che è, la felicità di vedere che le due cose si sovrappongono esattamente… Non è facile. Quasi sempre ti fai un’idea delle cose che poi non è mai quella”

La seconda è francese, un po’ il fenomeno degli ultimi tempi. Scrittrice di gialli a tempo perso. Come molti degli scritti in francese, per le mie note manie/stranitudini l’ho letto in lingua. Mi riferisco a

Fred Vargas[2]

« Ceux qui vont mourir te saluent » J’ai lu 6,30 euro

Il romanzo più antico della Vargas che ho trovato. Anche se non il primo. Ho trovato un francese piano, molto scorrevole, per nulla gergale. Come tutti i gialli, è sempre un gioco di scatole cinesi, e come tutti i gialli non ne racconto nulla. Ti porta comunque verso lo scioglimento del mistero con un’idea che a me è piaciuta: affrontare il primo finale già a metà libro, per poi lasciare tutta la seconda parte per altri finali tutti ugualmente credibili, fino allo scioglimento. Consistente. A quando in italiano?

Buona settimana







[1] Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino dove tuttora risiede. Insegna in un liceo scientifico. Dopo la Laurea ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Uppsala, in Svezia. Fino al 1992 ha scritto commedie per ragazzi per la Compagnia del Teatro dell’Angolo; ha inoltre pubblicato due raccolte di poesie, La fucina di quale Dio, Genesi 1991, e Stupefatti, Caramanica 1999, nonché saggi sulla letteratura italiana del Trecento e del Cinquecento. Il suo esordio narrativo è avvenuto con La gallina volante, col quale ha vinto il Premio Italo Calvino per l’inedito 1999, il Premio Selezione Campiello 2000 e il Premio Rapallo Carige per la Donna Scrittrice 2001. La sua fatica letteraria più recente, dopo Palline di pane, Guanda 2001, è Una barca nel bosco, Guanda 2004.



[2] Fred Vargas è nata a Parigi nel 1957 ed è lo pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau. Nata da madre chimica e da padre surrealista, Fred è il diminutivo di Frédérique; Vargas, è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievalistica. Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive romanzi gialli in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede annualmente. Vargas ricerca innanzi tutto la precisione e la "sonorità" delle parole. Poi sviluppa i suoi personaggi. Atipici, logorati dalla vita, ma sempre là, pronti a battersi. Fred Vargas ama dipingerli con cura, tanto fisicamente che psicologicamente. Offre loro un vissuto, un passato, e una consistenza, che rendono credibili i loro intrecci. I suoi romanzi sono senz'altro atipici nel panorama "giallo" francese poiché l'azione si svolge essenzialmente in Francia (principalmente a Parigi) e non contiene che pochissime pagine di sangue e di sesso


Due romanzi di donne (22 ottobre)

Oggi andiamo a puntare a due diversi romanzi, scritti entrambi da donne, pur se molto diversi.


Il primo è Margherita Oggero[1]L’amica americana - Mondadori - euro 8,40 

Terzo appuntamento con le inchieste della professoressa Baudino. Trama soft e senza slanci. Il primo rimaneva impresso per la vivacità della scrittura (ed un po’ per la Littizzetto che lo ha interpretato al cinema). Il secondo entrava un po’ in un ambito “sociale” (la scuola, l’emarginazione). Di questo mi resta solo l’immagine di una Torino che non conosco (che comunque non è poco)

Il secondo, invece, è Suad Amiry[2]Sharon e mia suocera   - Feltrinelli – euro 8,50

Esordio in letteratura dell’architetto di Ramallah. Si parla degli attacchi israeliani, Di come si può (e si deve vivere) anche in quelle condizioni. Una cronaca di vita palestinese sulla normalità dell’anormalità. La normalità di vivere fra carri armati, cumuli di macerie, parenti morti di cui si viene a sapere dalla televisione. Fulminante. Domanda immediata: “Si può (è giusto? Che senso ha?) ridere anche in mezzo al pianto?”

Su questa domanda vi lascio per una buona settimana a tutti






[1] Margherita Oggiero è una ex insegnante di liceo, ha collaborato con la Rai come autrice e responsabile di programmi radiofonici. Ha esordito come scrittrice nel 2002 con il romanzo "La Collega Tatuata" edito da Mondadori. Nel 2003 ha pubblicato il suo secondo romanzo "Una Piccola Bestia Ferita" e nel 2005 "L'Amica Americana" sempre per Mondadori  



[2] Suad Amiry è un’architetta e scrittrice palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Dal 1981 insegna architettura alla Birzeit University e, da allora, vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell’architettura palestinese. Dal 2003 pubblica dei diari dalla Palestina sulla vita quotidiana a Ramallah.