domenica 7 ottobre 2007

Ancora sui primi…

… sperando che si arrivi al dolce!.

Altri tre autori italiani di cui ho letto l’opera prima (anche se la prima ormai è affermata). Ma prima di entrare nel vivo, una frase da un libro che ho appena finito e di cui parlerò in seguito, che mi è rimasta impressa di molto (forse per il momento): “un giorno vedrò ancora le anitre selvatiche… quando.. il giorno in cui finalmente si compiono le promesse di felicità che tutti hanno in serbo nell’angolo più riposto del cuore”.

Ed ho ora torniamo agli autori e cominciamo da

Simonetta Agnello Hornby “La mennulara” Feltrinelli euro 7 (anzi, poiché comprato nei saldi con lo sconto del 25% solo € 5,25)

Ho aspettato molto prima di leggere questo libro, attratto e respinto dal fatto di aver conosciuto l’autrice durante uno dei viaggi in Algeria. Non avendone avuto immediata simpatia avevo paura di farmi influenzare. Ora ne posso parlare. E bene. Mi è piaciuto, un ritratto della Sicilia, ma dove soprattutto emergono i ritratti dei protagonisti, di provincia e meschini. Piacevole l’uso ricco della lingua, in cui la Sicilia, e in particolare il paese di Roccacolomba, è forse la protagonista più vera. La lingua è utilizzata anche per esaltare la componente di humour che permea tutto il romanzo. Le figure sono tutte delineate in modo vivace e sfaccettato e alla fine la personalità più complessa rimane proprio quella della protagonista, Rosalia Inzerillo, detta la Mennulara E bello infatti mi è parso l’emergere pagina dopo pagina il ritratto della raccoglitrice di mandorle. Lì dove tutti non sono sempre tutti buoni o tutti cattivi (anche l’uomo di panza), vien fuori la verità che solo i gretti e meschini rimangono sempre gretti e meschini. Un latte alle mandorle, per dissetarsi dopo tutto questo sole.

Rimaniamo in Sicilia, per un libro che, pur positivo, mi è piaciuto un po’ meno

Domenico Seminerio “Senza re né regno” Sellerio euro 10

Anche qui, una buona opera prima, anche se piegata alle tesi di dimostrare. Nascita, crescita ed inevitabile caduta di un mafioso senza volerlo, che pensa/spera di essere altro, ma che inserito in ruote più grandi di lui non ce la fa poi molto. Stefano è infatti un ragazzo siciliano idealista, milita fra i separatisti, partecipa ad azioni di guerriglia. Ricercato, si trasferisce al Nord. Rientrato nell'isola, si adatta. Una serie di compromessi lo rendono quindi ricco e potente. Ma a un certo punto gli eventi volgono al peggio e la commistione della mafia con la politica si fa tangibile. Anche qui (come dissi di Pahmuk) un ultimo capitolo che riscatta luci ed ombre delle prime 200 pagine (citazione “colta”: quanto deve a “Espiazione” di McEwan?).

E finiamo invece con quello che meno ho gradito

Paolo Cioni “Ovunque e al mio fianco” Feltrinelli euro 9,50

Un’opera prima, come si direbbe per un tema in classe, da incoraggiare. La scrittura è decentemente scorrevole. Il testo, a volte anche se mi ripeto, cerca di forzarsi verso le proprie tesi (rapporti familiari, padre-madre-fratello, voglia/impossibilità di essere altro da sé) con una buona dose di conoscenza dei western classici alla John Wayne (mirabile la citazione da Ombre Rosse). Due le linee narrative. Una racconta la frenetica storia che trascina un gruppo di amici per le strade di Spagna sfuggendo, inseguendo qualcosa, qualcuno. L'altra racconta il viaggio che ha portato Benedetto in Spagna dalla nativa Busseto. I personaggi giocano con l’idea che anno di se stessi: Benedetto coinvolto per amore in avventure più grandi di lui; Zas dark lady della migliore tradizione, di tutti e di nessuno, senza scrupoli e fiondata nel vento verso il suo obiettivo; Adelmo, il contraddittorio fratello-soccorritore che in realtà coinvolge Benedetto in un'azione ad molto pericolosa. E poi gangster, giocatori, fan di Elvis, creature della notte. Ma alla fine? Solo uno sorriso e via sulla strada di casa. Certo, l’unica persona da “uccidere” è chi scrive la quarta di copertina. Come si fa a dire “libro on the road, da Barcellona ad Aquiles, a Santiago e oltre,”, quando, su 198, ad Aquiles si arriva a pagina 195, a Oviedo due pagine dopo senza sapere se si andrà o meno a Santiago!!

Ed arriviamo alle mini-bio.

Simonetta Agnello Hornby è nata a Palermo nel 1945. Avvocato minorile e giudice, ha concluso gli studi giuridici in Inghilterra. Risiede da trent’anni a Londra, dove attualmente è presidente del Tribunale di Special Educational Needs. Il suo studio legale nel quartiere di Brixton lavora per lo più con la comunità nera e musulmana. Si è occupata della donna nel mondo arabo ed è autrice di testi legali dedicati all’infanzia. Il suo primo romanzo, La mennulara (la “raccoglitrice di mandorle”), è stato un vero e proprio caso letterario, è stato a lungo ai vertici delle classifiche ed è stato tradotto in dodici lingue. È una grande storia siciliana, che si dipana nell'arco di un mese – dal 25 settembre al 23 ottobre 1963 – nel paese inventato di Roccacolomba, in provincia di Agrigento. Il successo si è ripetuto con La zia marchesa e Boccamurata, ambientato nella Sicilia di oggi.

Domenico Seminerio (Caltagirone, 1944) insegna Lettere nel liceo classico della sua città. Questo è il suo primo romanzo. Ha pubblicato due poemetti e studi archeologici sul territorio di Caltagirone.

Paolo Cioni è nato in Liguria (Loano 1967) ma cresciuto in Emilia, si è laureato in architettura a Firenze. Vive a Fidenza e dirige la rivista multisensoriale “Experience”. Si occupa attualmente di progetti di editoria sperimentale e di pubblicazioni scientifiche.

 

E come ogni fine mese, ecco la tabellina dei libri letti in agosto.

 





















































































































Nome


Cognome


Titolo


Editore




Fred


Vargas


L’homme à l’envers


J’ai lu


7


Henning


Mankell


Muro di fuoco


SuperPocket


4,90


Amara


Lakhous


Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio


E/O


s.p.


Hans


Tuzzi


Perché Yellow non correrà


Guanda


8,50


 


Pulsatilla


La ballata delle Prugne Secche


Castelvecchi


10


Gianrico


Carofiglio


Ragionevoli dubbi


Sellerio


12


Carlo


Fruttero


Donne informate dei fatti


Mondadori


s.p.


Dan


Brown


La verità del Ghiaccio


Mondadori


5


Paolo


Cioni


Ovunque e al mio fianco


Feltrinelli


9,50


Andrea


Camilleri


Le ali della sfinge


Sellerio


11


Domenico


Seminerio


Senza re né regno


Sellerio


10


Kim & Van


Tran-Nhut


La polvere nera di Maestro Hu


Tea


8


Fred


Vargas


Pars vite et reviens tard


J’ai lu


7,60


Fred


Vargas


Coule la Seine


J’ai lu


4,70


Emmanuel


Carrère


La moustache


Folio


7,30


 

domenica 30 settembre 2007

Il primo libro non si scorda mai…

… ma il secondo è più bello ancora. Almeno si spera.

Per ora parliamo di alcuni “primi libri”, cioè libri di esordio di autori di cui, come si dice tra coloro che scrivono bene, aspettiamo la seconda prova per una (ri-)conferma. Anche se queste prime uscite non sono tutte ri-uscite. Anzi hanno suoni e sentimenti diversi. Ed io, da cattivello, le vado enumerando in ordine inverso al mio piacere.

Cominciamo da

Roberto Varese “La piccola dea” Fazi euro 9,50

Un sognatore, un perdigiorno, un uomo incatenato a una perenne adolescenza si trascina per Roma, senza orologio e senza meta. Sono vent'anni che scrive un libro. Finalmente si è deciso a spedire le prime trenta pagine al Sublime Editore, colui che ha avuto l'onore di stampare Rilke, Hesse e Robert Walser, i suoi idoli. In attesa della risposta, continuerà a vagare per le strade di Roma, a prendere appunti, a spalancare gli occhi davanti al mondo meraviglioso e tremendo. Citato come opera di una vita, continuamente aggiunstata, rimaneggiata, senza una vera struttura di romanzo/racconto/poesia/biografia, debbo dire che non mi è piaciuto tanto.  Scorrevole la prima parte biografica con spunti. Non sono entrato in sintonia con le poesie. Alcuni (pochi) elementi nei racconti. Ma alla fine ne sono uscito dicendomi: ho aperto uno spiraglio di porta sulla vita di Varese, ma ne valeva la pena?

“hai voluto sapere, perciò non lamentarti… nessuno ti può aiutare. Sei solo. Auguri”.

Il secondo l’ho trovato più “vero”, anche perché il testo sembra aderirti alla pelle con tutto il suo dolore.

Alessandro Scotti “Tempo” Neon! Euro 10

Un controllo medico, prima di partire per le vacanze. Poi la realtà che si dissolve, giorno dopo giorno. Il sospetto, la certezza. Lei è malata. Una malattia che non si può dire: l’aids. Da un giorno all'altro l'inferno è il passare del tempo, il paradiso l'attimo in cui il tempo si sospende nell'atto di un bacio, nella banalità di un gesto quotidiano. Un grande inno alla vita, quello di Alessandro Scotti nato dal disperato bisogno di capire il mistero dell'amore e della morte. I viaggi, le paure, le attese di una coppia che si ritrova ai margini del mondo ma che proprio per questo trattiene la vita con tutte le sue forze. Il grido di un'esistenza che non vuole finire perché è troppo bella, perché non vuole non vuole uscire dal tempo. Un amore che cambia la vita, per sempre. Narrato in prima persona, Tempo è la cronaca di un’ossessione: prima, dopo e durante la malattia. Una malattia che ti scaraventa fuori dalla società e ti mina in fondo. Un libro forte, anche se a volte un po’ compiaciuto.

“non credo di conoscerti. Tu sei l’immagine sulla mia retina. Sei il calore che provo. Sei la pelle che mi sfiora. Sei un mio colore e una mia forma. Sei parte della mia memoria e mio sogno. Sei mia. Sei la mia tu. Non conosco una te diversa. Tu sei quello che sei per me”

Il terzo, che sicuramente è più una operazione commerciale, almeno mi ha fatto ridere.

Pulsatilla “La ballata delle Prugne Secche” Castelvecchi euro 10

Questa è una guida pratica a tutti gli aspetti più ambigui della vita, dalla messa in piega alla consultazione degli oracoli, dalla lotta ai chili superflui al rimorchio su Internet, con tanto di beceri espedienti a letto. L'idea dell'opera nasce da una semplice indagine: non si è mai sentito un uomo che vorrebbe rinascere donna, non si è mai sentita una donna che vorrebbe rinascere donna. Che dire della giovane pugliese? Che indubbiamente scrive scorrevole, con alcune punte di autentico divertimento, in particolare sulla foggianità. A volte sembra essere troppo contenta di mostrare la propria libertà morale e sessuale. Va bene, ma lascia un po’ “radical-chic”? Sera d’estate, con thè freddo accanto.

Per le bio:

Roberto Varese è nato a Roma nel 1958. Come giornalista free lance ha collaborato con varie testate, tra cui «la Repubblica». È autore di recensioni letterarie e inchieste. È stato titolare di una rubrica d’informazione libraria in onda su RadioTre. Per la stessa rete ha scritto radiodrammi. È autore di poesie e racconti pubblicati su «Nuovi Argomenti» e altre riviste letterarie.

Alessandro Scotti è nato a Varese nel 1968. Vive a Milano, dove lavora come programmatore di software. Questo è il suo primo romanzo.

Valeria Di Napoli pseudo Pulsatilla (Foggia, 1981) ha vissuto in Puglia finché, raggiunta con un certo ritardo l’età della ragione, ne è fuggita a gambe levate. A Milano ha fatto la copywriter, poi ha perso la testa per un tizio che abitava sulla Prenestina e si è trasferita a Roma, dove attualmente vive. Ora è single e senza lavoro.

lunedì 17 settembre 2007

E altri 3 saggi

Un settimana ancora dedicata a quella che gli anglosassoni chiamano “non fiction”. Forse non sono proprio tutti saggi, ma sicuramente non sono neanche romanzi, racconti o poesie.

Cominciamo da quello che ho letto un po’ di tempo fa, e che non trovavo ancora il modo di incasellare.

Rhiannon Guy “Portala al Cinema” Einaudi euro 10

Un libro verso cui nutro odio profondo e passione. Cominciamo con la passione: è pieno di spigolature cinefile che molti sanno farmi giuggiolare (dai Martini di James Bond ai maialini di Babe, dalle parentele di Christopher Lee ad Archibald Leach). Ma molti sono i punti neri: il titolo (perché tradurre “La banda dei cinefili” con “Portala al Cinema”? E perché Portala? Forse che le donne non sono capaci di andare al cinema da sole?), la visione anglocentrica (nel senso che tutto si basa su la visione del mondo anglosassone, incluso il pocorn e la coca-cola, forse una introduzione “italiana” ne avrebbe mirato meglio la lettura), gli errori (uno per tutti, visto che J.P.Ballard dovrebbe essere J.G.Ballard), la disorganicità (sembra uno dei libri di Schmitz sulle enumerazioni di cose futili, senza la sua verve, e senza un filo conduttore, e senza un io narrante che riesca a guidarti). Insomma una tipica operazione commerciale all’italiana per un prodotto che potrebbe essere meglio confezionato               .

Passando invece ad argomenti più “ponderosi”, ho anche gustato la lettura di

Stephen Hawking “La grande storia del tempo” Rizzoli s.p.

Un gradito regalo. Scorrevole e gradevole passeggiata sui fondamenti del concetto di tempo. E sulle domande di fondo (chi siamo? Da dove veniamo?) alla ricerca della GUT (Great Unified Theory). Ma esiste o potrebbe esistere? Alcuni passaggi poco elementari, ne rendono ostiche delle parti, ma nel complesso si può leggere.

Infine, una bellissima serie di articoli sull’Africa, quella un po’ più a sud di quella che conosco meglio, del grande e rimpianto maestro polacco

Ryszard Kapuscinski “Ebano” Feltrinelli euro 7,50

Africa, africa, africa. Non sbavata, non osannata, ma sempre presente, con molto, molto su come ci si arriva al presente attuale. Bellissime le pagine sul Ruanda.

Tre citazioni

“per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo finisce sulla soglia di casa” 

“il nostro mondo … non è che un pianeta di migliaia di province che non si incontrano mai”

“l’acqua è tutto. Il deserto ti insegna una verità: esiste qualcosa che si può desiderare più di una donna:l’acqua”.

Per le bio, di Rhiannon Guy non si trova traccia (persona? Nome collettivo? Altro?).

Stephen William Hawking (Oxford, 8 gennaio 1942) è un fisico britannico, fra i più importanti e conosciuti del mondo. Pur essendo condannato all'immobilità dalla sclerosi laterale amiotrofica, occupa oggi la cattedra lucasiana di matematica all'Università di Cambridge (la stessa che fu di Isaac Newton) ed è membro della Royal Society. Noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, è oggi uno fra i cosmologi più autorevoli. Nel 1974 ha dimostrato che dal punto di vista termodinamico i buchi neri sono corpi neri e obbediscono alle leggi della termodinamica: posseggono una temperatura e un’entropia definite dal loro campo gravitazionale e dalla loro superficie. Sicché i buchi neri dovrebbero irradiare particelle con una temperatura e un’entropia definite, questa irradiazione però, può portare in un tempo finito alla progressiva diminuzione di massa e quindi alla cosiddetta “evaporazione” completa del buco nero, anche se ancora non è chiaro il possibile risultato finale dell'evaporazione. Ad oggi questa resta ancora una teoria da verificare.

Ryszard Kapuściński (Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007) è stato un giornalista e scrittore polacco. Nato a Pinsk, oggi in Bielorussia ma all'epoca in Polonia, dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l'altro, da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'Urss. Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l'Università di Udine.

domenica 9 settembre 2007

3 saggi

Alla ripresa d’autunno, e per scacciare l’abbuffata estiva, questa volta non parliamo di romanzi. Saggi diversi e di diverso stampo (anche se uno non è propriamente un saggio). Del primo ho apprezzato la lucidità con cui si narra. Anche se il percorso è tortuoso, ed irto di insidie, chiaro ne esce il suo pensiero: ogni chiesa (anche e soprattutto non religiosa) rischia di limitare la libertà, che può essere limitata solo in vista di una più grande libertà. E per null’altro. Non stiamo parlando di fede, ma di atteggiamento verso l’altro. E sto parlando di

Giulio Giorello “Di nessuna Chiesa. La libertà del laico” Raffaello Cortina Editore euro 7,50

Un pamphlet come quelli di un tempo, in cui si espongono con chiarezza alcuni concetti base: l’elogio della differenza (se fossi tutti uguali che palle), dell’indipendenza, della tolleranza.

Tre cito-citazioni:

Pierce “Tre cose non possiamo mai sperare di raggiungere: la certezza assoluta, l’esattezza assoluta, l’universalità assoluta”.

Einaudi “è preferibile l’equilibrio attraverso discussioni e lotte a quello imposto da forze esteriori”.

Gilgamesh “Se tu aiuti me, io aiuto te. Chi può prevalere su di noi?”

Nel secondo entriamo in pieno nel discorso non affrontato dal primo. La fede. E soprattutto quella dei primi cristiani, attraverso dei racconti (vangeli) di una delle tante correnti iniziali, quella degli gnostici, che tendevano ogni loro azione alla conoscenza.

A cura di Luigi Moraldi “I Vangeli gnostici” Adelphi euro 8

Di questo non si può parlare di trame e racconti, sono solo momenti che mi hanno fatto riflettere su molte cose, ed anche sulla vicinanza delle varie lingue monoteiste (anche se qui si parla quasi esclusivamente ebraico, ma anche aramaico, e le radici sono quelle). Ad esempio viene fatta una breve digressione tra i termini “bapteis e baptleios – immergere nel colore e immergere nell’acqua”, che confluiranno nel “battesimo” cristiano. Mi restano bene impresse alcune mirabili frasi:

“nessuno può dare senza l’amore… giacché se uno non dà per amore non trae profitto da ciò che dà”

“l’ignoranza è la madre di ogni male”

“non faccio il bene che voglio ma compio il male che non voglio”

“l’asino girando intorno alla mola percorse 100 miglia; quando fu sciolto si trovò ancora nello stesso posto. Alcuni camminano molto, ma non arrivano mai da nessuna parte”


Francesco Gesualdi “Sobrietà” Feltrinelli euro 9

. Il libro scorre e spaventa. Dalla fotografia del presente, ci fa vedere da dove stiamo venendo e dove andremo continuando così. Ci sono soluzioni? Forse sì, l’unico limite è che le soluzioni non vengono da sole, non si possono comprare, ma dobbiamo praticarle. In fondo è sufficiente riportare le parole di Gesualdi:

“dai ricordi di un capo indiano: quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”

“è possibile vivere bene più sobriamente? Si con 4 rivoluzioni: lo stile di vita, la produzione, il lavoro, l’economia pubblica”

“la funzione del lavoro non è guadagnare un salario, ma soddisfare i nostri bisogni”

“più riesci a fare da te, meno soldi ti servono”

“pensiamo prima di agire e agiamo confrontandoci sempre con i nostri valori”

“cinque parole: ridurre, riutilizzare, riparare, riciclare, rallentare”

Alcune solite note biografiche, anche se di Moraldi non ho trovato nulla.

Giulio Giorello è nato a Milano nel 1945 e si è laureato in Filosofia nel 1968 e in Matematica nel 1971. Ha insegnato in facoltà di Ingegneria (Pavia), Lettere e filosofia (Milano), Scienze (Catania). Attualmente è titolare della cattedra di Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Milano. Dalle prime ricerche in filosofia e storia della matematica, i suoi interessi si sono ampliati verso le tematiche del cambiamento scientifico e delle relazioni tra scienza, etica e politica. Collabora con il Corriere della Sera. Tra i suoi libri: Parabole e catastrofi, intervista a René Thom (in collaborazione con Simona Morini, Milano 1981), Lo spettro e il libertino. Teologia, matematica e libero pensiero (Milano1985), (con Ludovico Geymonat) Le ragioni della scienza (Roma-Bari 1986). Ha curato una nuova edizione dell'Areopagitica di John Milton (Laterza, 1987) e, insieme a Marco Mondadori, del saggio Sulla libertà di John Stuart Mill (1981 e 1991). Presso l'editore Pierluigi Lubrina (Bergamo) é uscita la versione italiana del Giornale di Prigionia dell'irlandese John Mitchell presentato e curato insieme allo storico Pietro Adamo. Ha pubblicato recentemente una Introduzione alla filosofia della scienza, (Bompiani, 1994) e Filosofia della scienza del XX secolo (Laterza, 1995). Dirige presso l'editore R. Cortina di Milano la collana Scienza e idee.

Francesco Gesualdi è nato nel 1949, allievo della scuola di Barbiana, tra altre rilevanti esperienze ha trascorso due anni in Bangladesh per un servizio di volontariato; è uno degli animatori del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, che affronta con rigore ed efficacia i temi del disagio economico, sociale, fisico, psichico e ambientale sia a livello locale che internazionale, con particolar attenzione al Sud del mondo. Il Centro ha promosso e sta portando avanti importanti campagne per i diritti umani. È tra i promotori della Rete di Lilliput.

mercoledì 5 settembre 2007

E dopo l’estate….

… riprendiamo a macinare libri e trame.

Certo, quest’anno ho avuto un ulteriore vantaggio: ho deciso di staccare e di “non” andare in vacanza. Cioè, non ho fatto né programmato nulla, ho staccato dal lavoro, sono andato a zonzo, ed ho letto e riposato.

E quindi vi beccate una piccola infornata di libri, equamente divisi tra italiani e stranieri, nessuna opera prima e nessun saggio.

Cominciamo dagli esteri: un bel romanzo e due gialli-thriller,

Amara Lakhous “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” E/O s.p. (regalo)

E bravo Amara. Riesce a presentare una serie di personaggi, soprattutto extra-comunitari, con i loro pro ed i loro contro. Non tutti gli extra sono buoni, ma neanche tutti i locali. Con alcuni tratti (soprattutto sulla incomunicabilità romano-extra) da rotolarsi. Una buona prova (anche un po’ amara?).

Henning Mankell “Muro di fuoco” SuperPocket euro 4,90

Giallo super-balneare. Con la grande pecca di essere rilegato male e di perdere subito le pagine. Mankell è un autore svedese, diviso tra il freddo Nord e l’africa, autore della lunga saga del commissario Wallander. Anche qui, Wallander va bene, ma la storia è un po’ troppo poco spiegata, laddove si basa su una serie di principi tecnici di PC. Per essere divulgativo, sembra lasciare in ombra questi punti. Ed è un male, perché sarebbe più “avvincente”. Bene comunque sotto l’ombrellone con una birra accanto.

Dan Brown “La verità del Ghiaccio” Mondadori euro 5

E finiamo con un “fenomeno” di questi tempi, che a me convince sempre meno. Tipico thrilleraccio americano, già pronto per lo schermo. Potere, sesso, un po’ di mistero. Qualcosa lascia ancora sorprendere, ed è un bene, altrimenti sai che palle. Certo alcuni tratti del “da vincismo” sono già presenti (il bello e tenebroso, una donna buona, una buonabile, il cattivo, il falso cattivo, ecc. ecc.). Molto ombrellone e niente più.

Passiamo agli italiani, che rimangono tutti sul versante “polizia”.

Carlo Fruttero “Donne informate dei fatti” Mondadori s.p. (regalo)

Molto scorrevole, molto Torino, divertente passare da una donna all’altra introno ad un delitto, che, tuttavia, si intuisce dalle prime pagine dove vada a parare. Mi è piaciuto vedere come un uomo cerca di delineare differenti caratteri femminili (non sempre con valenza). Molto faticoso essere senza Lucentini…

Hans Tuzzi “Perché Yellow non correrà” Guanda euro 8,50

Molto datato, anche se indubbiamente ben scritto. Una bella indagine, una Milano che c’è. Personaggi decenti. Forse solo un po’ scontato verso la fine. E non si sa mai bene se c’entra Yellow. E a volte sembrano esserci salti come se dovessimo sapere qualcosa, ma le pagine che ne parlano siano saltate.                     

Gianrico Carofiglio “Ragionevoli dubbi” Sellerio euro 12

Ritorna l’avvocato Guerrieri, con la sua terza avventura. Il personaggio ora è a tutto tondo, con pregi e difetti. E soprattutto con i suoi problemi morali. Difendere o no, un innocente che ti ha fatto del male? O altro. Il giallo in quanto tale è un po’ più sulla falsariga del primo libro che sul secondo. Avrei soltanto evitato il capitolo zero.

Riprendiamo quale mini-bio dei nuovi autori.

Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970, vive a Roma dal 1995. È laureato in filosofia all’Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma. Sta terminando una ricerca di dottorato nella stessa università dal titolo ”Vivere l’Islam in condizione di minoranza: Il caso della prima generazione degli immigrati musulmani arabi in Italia”. Ha iniziato il suo percorso professionale nel 1994 come giornalista della radio nazionale algerina. In Italia ha lavorato per tanti anni nel campo dell'immigrazione, svolgendo attività di mediatore culturale, interprete e traduttore. Attualmente lavora come giornalista professionista all’agenzia di stampa Adnkronos International a Roma. Ha pubblicato il suo primo romanzo Le cimici e il pirata, bilingue arabo/italiano (Arlem editore, Roma, 1999) con traduzione di Francesco Leggio e nel 2003 il secondo, ambientato a piazza Vittorio, “Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda” (edizioni Al-ikhtilaf, Algeri e la seconda edizione presso la casa editrice libanese Dar Al-arabiya lil-ulum, 2006). Questo romanzo è stato ri-scritto in italiano con il titolo “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio”.

Henning Mankell (Stoccolma, 3 febbraio 1948) è uno scrittore svedese. Presto abbandonato dalla madre, è allevato dal padre, giudice. È genero di Ingmar Bergman di cui ha sposato in seconde nozze la figlia Eva. Divide la sua vita tra la Svezia ed il Mozambico dove ha fondato un gruppo teatrale “Teatro Avenida”. È conosciuto a livello internazionale grazie alla serie poliziesca delle indagini di Kurt Wallander. Questo commissario disincantato è circondato da un gruppo di poliziotti molto accuratamente descritti. Gli omicidi sanguinari affrontati da Wallander lo immergono, romanzo dopo romanzo in uno stato sempre più depressivo; l'aspetto psicologico è anche importante per Mankell che l'intrigo stesso. Tutte le avventure si svolgono nella piccola città di Ystad, in Scania, nel sud della Svezia, anche se Wallander si muove una volta in Lettonia ed indaga su un omicidio le cui origini risalgono in Sudafrica. La sua opera poliziesca è generalmente considerata come una continuità dell'saga di Martin Beck scritto tra il 1965 ed il 1975 dalla coppia Maj Sjöwall/Per Wahlöö. In Africa, la sua vita europea non è conosciuta. Ha ricevuto Prix Nils Holgersson nel 1991.

Dan Brown (Exeter, 22 giugno 1964). Primo di tre figli, Brown cresce ad Exeter, nel New Hampshire. Suo padre Richard insegnava matematica alla Phillips Exeter Academy. La madre di Brown, Connie, era una musicista professionista. Brown riceve un'educazione cristiana e lui con i suoi fratelli frequentarono la Phillips Exeter Academy. Terminati questi studi nel 1982, Brown si iscrive all'Amherst College, dove fu membro della confraternita "Psi Upsilon" e vi si laurea nel 1986. Si trasferisce ad Hollywood per intraprendere una carriera di cantante-autore e pianista. Di questa sua carriera rimangono quattro CD. Lascia Hollywood per studiare storia dell'arte all'Università di Siviglia in Spagna, dove comincia a studiare seriamente le opere di Leonardo da Vinci. Nel 1993 fa ritorno al New Hampshire, per insegnare inglese alla Phillips Exeter ed alla Lincoln Akerman School. Nel 1994, durante una vacanza a Tahiti, legge un romanzo di Sidney Sheldon e si rende conto di poter fare di meglio. Nel 1995 scrive un romanzo a quattro mani con sua moglie intitolato 187 Men to Avoid: A Guide for the Romantically Frustrated Woman e nel 1996 lascia il lavoro di insegnante per iniziare la sua carriera di scrittore a tempo pieno. Brown si interessa in particolare di crittografia, chiavi e codici, infatti, sono un tema ricorrente nelle sue storie. Attualmente vive a Rye, nel New Hampshire. Blythe, sua moglie è una storica dell'arte ed una pittrice, che lo aiuta nelle sue ricerche.

Carlo Fruttero (Torino, 19 settembre 1926) è uno scrittore italiano. Gran parte della sua produzione letteraria è legata al lungo sodalizio artistico e di amicizia con Franco Lucentini. Fruttero ha svolto per molti anni attività di traduttore prima di incontrare nel 1952 Franco Lucentini e costruire con questi un team di scrittura destinato ad un grande successo di critica e di vendite. Con la sigla Fruttero & Lucentini, i due scrittori hanno firmato collaborazioni giornalistiche, traduzioni e romanzi, soprattutto di genere poliziesco, molto amati dal pubblico. Sempre con Lucentini, si è occupato anche di fantascienza, dirigendo dal 1961 al 1986 la collana Urania (Mondadori).

 

E come ogni fine mese, ecco la tabellina dei libri letti in luglio.

 


















































































Nome


Cognome


Titolo


Editore




George


Saunders


Il declino delle guerre civili americane


Einaudi


9,50


Andrea


Camilleri


La vampa d’Agosto


Sellerio


11


Antonio Alberto


Semi


Il narcisismo


Il mulino


8,80


Roberto


Varese


La piccola dea


Fazi


9,50


Stephen


Hawking


La grande storia del tempo


Rizzoli


s.p.


Zadie


Smith


Denti bianchi


Mondadori


8,40


Orhan


Pamuk


Il castello bianco


Einaudi


s.p.


Alicia


Gimenez-Bartlett


Riti di morte


Sellerio


12


Alessandro


Scotti


Tempo


Neon!


10


Ryszard


Kapuscinski


Ebano


Feltrinelli


7,50


 

venerdì 3 agosto 2007

Estate-estera












Est


ate


era


 

Con questa ultima tirata riponiamo le trame per la pausa estiva. Alcuni (molti?) tra voi sono già in vacanza (stavo per dire altrove). Io sono qui a non saper ancora che fare di questa mia strana estate. Intanto estera per lettura, dal vecchio mondo tra Londra e Barcellona per arrivare al nuovo (canadese) passando per Istanbul.

Cominciamo allora con le donne e con una vecchia compagnia. Ho letto finalmente il primo libro (cronologico) dell’ispettrice Delicado.

Alicia Gimenez-Bartlett “Riti di morte” Sellerio euro 12

Prima di tutto, la solita tirata d’orecchi all’editoria italiana che fa uscire per quarto libro il primo episodio di Petra Delicado. In fondo è qui che nascono i caratteri suoi e di Firmin. Qui si fondano le basi di una visione al femminile ma non femminista del giallo, di Barcellona e della nuova Spagna. La storia, devo dire, si scopre per tempo (ne avevo anticipato la fine una settantina di pagine prima), ma serve, come dice Petra, quanto meno a mettere le basi di una buona amicizia. Scorrevolissimo. E per chi non è ancora Alicia dipendente consiglio i suoi libri per il relax estivo.

La seconda è invece la giovanissima london-giamaicana Smith, di cui ho letto anche qui il primo libro (un altro filo di queste letture prime in qualche cosa).

Zadie Smith “Denti bianchi” Mondadori euro 8,40

Anche questo (come altri libri in precedenza) un gran bel polpettone. Forse, un po’ troppo lungo. E quando si allunga, il brodo perde un po’ di sapore. Fin quando si mantiene a livello narrativo sugli incontri-scontri interrazziali in un lunga Londra (lunga nel tempo, dalla seconda guerra mondiale al 2000) si riesce a seguire. Poi deve finire e non avendo le idee chiarissime ingarbuglia un po’. Si ritrova la sua atmosfera di casa (questo misto di culture, un po’ di Giamaica e l’immancabile India), si perde alla fine un po’ di magia.

Alcune frasi: “sono le lettere, più ancora dei baci, ad unire le anime” “se fossi un indù, penserei che ci siamo incontrati in una vita precedente”             

La fine come è detto è arrivare al nuovo mondo, al Canada antagonista agli USA, ad una raccolta ferocemente anti-capitalista, ma che ora, nell’epoca della maturità, l’autore lascia un po’ da parte.

George Saunders “Il declino delle guerre civili americane” Einaudi euro 9,50

Osannato come uno dei miti della nuova letteratura americana, accomunato a Eggers e a Lethem, a me, di fondo, non è piaciuto. Certo, l’immagine dell’esplosione del benessere verso uno stadio di conflitti feroci, alla “slava”, è un’immagine di un futuro vicino. Con trovate da libro di fantascienza (senza nulla togliere al genere che amo) senza però quella sospensione del giudizio temporale che questi lasciano. Allora racconti, sui benessere finto del Villaggio Globale e sulla lotta tra Normali e Deformi, che sicuramente mostrano uno sforzo di invenzione. Ma la partecipazione? Per immedesimarci bisogna fare salti mentali, forse corretti, ma che affaticandoci alla fine ci lasciano più interdetti che motivati a cambiare lo stato delle cose (cfr. il saggio di Gesualdi sulla Sobrietà di cui parlerò dopo l’estate).

Ma per arrivare in Canada, ho fatto tappa ad Istanbul, per la lettura del mio primo libro del Nobel turco.

Orhan Pamuk “Il castello bianco” Einaudi s.p. (ottimo regalo)

Mi ci sono accostato con timore. L’inizio lo trovo molto Borges, anche se temperato da un semi-moderno Oriente. La parte centrale è noiosa. Bellissimo l’ultimo capitolo che rimescola tutte le carte (aiutato dalla post-fazione dell’autore). Forzata la quarta di copertina che vuole in ogni caso vederci il conflitto tra Oriente ed occidente, che certo c’è o potrebbe esserci (in fondo sembra essere il leit-motiv di tutta la sua produzione), ma su di un livello molto “letterario”, tanto che si riesce quasi a non perdersi del tutto. Però la parte centrale è veramente ostica. Vediamo alle prossime letture (tutti parlano benissimo de “Il mio nome è Rosso”, vedremo).

Passiamo a qualche bio-nota.

Di Alicia, non riparlo.

Zadie Smith nasce il 27 ottobre 1975 e fino ad ora ha scritto due romanzi entrambi ambientati perlopiù a Londra. Negli ultimi anni è stata celebrata come uno dei giovani autori inglesi di maggior talento. Zadie Smith è nata con il nome Sadie Smithe (ha cambiato il suo nome all'età di 14 anni per darsi un tocco differente, esotico) nella contea del Brent, nel nordest di Londra una area multiculturale, perlopiù di operai, da madre Jamaicana e padre Inglese. Sua madre crebbe in Jamaica ed emigrò in Inghilterra nel 1969. Quello fu il secondo matrimonio per suo padre. Ha una sorellastra, un fratellastro e due fratelli minori. I suoi genitori hanno divorziato quando Zadie era adolescente. Fin da piccola sviluppò diversi interessi e attitudini: da bambina era innamorata del tip-tap; da adolescente considerò una carriera come attrice in un musical; da studentessa guadagnò soldi come cantante jazz e voleva diventare giornalista. In ogni caso, leggere e scrivere sono sempre stati una parte fondamentale della sua vita. Dopo essere stata educata in scuole statali locali Zadie Smith si iscrisse al King's College di Cambridge per studiare letteratura inglese. Mentre frequentava il college pubblicò alcuni racconti in una raccolta di scritti di studenti. Un editore percepì il suo talento e le offrì un contratto per pubblicare un romanzo ancora da scrivere. Zadie Smith decise di contattare un agente letterario e da allora è stata rappresentata dalla Wylie Agency perfino prima di completare il primo capitolo del primo romanzo. Denti Bianchi fu introdotto nel mercato editoriale nel 1997, molto prima che fosse completato. Sulla base di bozze, un'asta tra diversi editori per i diritti fu lanciata da Hamish Hamilton Ltd.. veniva posta un'attenzione insolita su un romanzo ancora incompleto. Smith completò Denti Bianchi durante l'ultimo anno dei suoi studi. Quando nel 2000 pubblicò il romanzo, diventò immediatamente un bestseller. Fu insignito di numerosi premi internazionali. Negli anni successivi lavorò al secondo romanzo L'Uomo Autografo. In alcune interviste dichiarò che l'interesse attorno al primo romanzo aumentò la pressione, cosa che le causò un breve blocco dello scrittore. Nonostante ciò, il suo secondo romanzo pubblicato nel 2002 fu un successo, ma questa volta i critici non lodarono l'opera unanimemente come era successo con Denti Bianchi. Dopo la pubblicazione di L'Uomo Autografo Smith ha lasciato Londra per la Harvard University. Ha lavorato ad un libro di saggi La Moralita' del Romanzo in cui considera una selezione di scrittori del ventesimo secolo attraverso la lente della filosofia morale. Recentemente ha pubblicato il suo terzo romanzo, "Della bellezza" (pubblicato da Mondadori nel maggio 2006). Inoltre, sta lavorando con suo marito Nick Laird su un musical sulla vita di Franz Kafka. Zadie Smith conobbe il compagno di studi Nick Laird alla Cambridge University; si sposarono nel 2004. Nick Laird pubblicò una collezione di poemi chiamata To a Fault nel 2005. Sta lavorando su un romanzo intitolato Utterly Monkey. Zadie Smith e Nick Laird vivono a Londra Nord.

George Saunders (2/12/1958) nasce ad Amarillo, Texas, ma si trasferisce giovanissimo nel lato sud di Chicago. Nel 1981 prende una laurea in ingegneria geofisica alla Scuola Mineraria del Colorado. Nel 1988 ottiene un Master in scrittura creativa presso l’Università di Syracuse. Da giovane, negli anni ottanta Saunders si autodefiniva un Oggettivista, ma ora si considera un neo-conservatore. Dal 1989 al 1996 lavora presso un’industria ambientale la Radian International, a Rochester, New York come technical writer e geofisico. Ha anche lavorato per una ditta di estrazione del petrolio a Sumatra. Dal 1997 insegna scrittura creativa alla Syracuse University. Nel 2006, Saunders vince un premio di $500,000 alla MacArthur Foundation Fellowship e viene insignito della Guggenheim Fellowship. Saunders risiede attualmente a Syracuse, New York con la moglie e due figlie. Il suo prossimo libro una collezione di racconti intitolata The Braindead Megaphone, sarà pubblicato a settembre 2007.

Orhan Pamuk (7 giugno 1952, Istanbul) è uno dei maggiori scrittori turchi contemporanei. I suoi romanzi, tradotti in più di quaranta lingue, sono spesso sospesi tra il fiabesco ed il reale e rispecchiano la Turchia di ieri e di oggi. È stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "nel ricercare l'anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture". Orhan Pamuk nasce in una famiglia borghese benestante di alterne fortune; il padre fu il primo dirigente della sezione turca dell'IBM. Viene istruito al liceo americano Robert College di Istanbul. Su pressione della famiglia, si iscrive in seguito alla facoltà di architettura dell'Università Tecnica di Istanbul, per poi abbandonarla dopo tre anni per dedicarsi alla letteratura. Si laurea all'Istituto di Giornalismo dell'Università di Istanbul nel 1977. Nel 1982 Pamuk sposa Aylin Turegen. La coppia divorzierà nel 2001 dopo aver dato alla luce una figlia di nome Rüya. È "visiting scholar" alla Columbia University di New York dal 1985 al 1988, periodo che comprende una breve posizione come "visiting fellow" alla University of Iowa. Dopo la breve parentesi americana, torna definitivamente a Istanbul. Pamuk, che ha precedentemente rifiutato il titolo di "artista di Stato" dal governo turco, viene incriminato nel 2005, a seguito di alcune dichiarazioni fatte a una rivista svizzera riguardanti il massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e trentamila curdi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale. Il processo, che ha attirato l'attenzione della stampa internazionale, è iniziato il 16 dicembre 2005 ma è stato successivamente sospeso in attesa dell'approvazione del ministro della giustizia turco. Nonostante il grande successo riscosso in patria, una significativa parte dell'opinione pubblica turca si è schierata contro Pamuk: un sottoprefetto di Isparta ha ordinato la distruzione dei suoi romanzi nelle librerie e biblioteche mentre una TV locale ha proposto di ritrovare una studentessa che aveva ammesso di possederne uno. Le accuse sono state ritirate il 22 gennaio 2006 con la motivazione che il fatto non costituisce reato per il nuovo codice penale. Il 12 ottobre 2006 viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura, diventando così il primo turco a ricevere il prestigioso riconoscimento. Il 2 febbraio 2007 viene diffusa la notizia di una sua partenza a tempo indeterminato verso gli Stati Uniti. Lo scrittore era stato minacciato recentemente di morte da uno degli attentatori di Hrant Dink. Negli ultimi giorni di gennaio 2007 era peraltro al Cairo dove era in corso l'annuale Fiera del Libro e in tale città s'è intrattenuto con il noto scrittore emergente egiziano Ala al-Aswani. In una recente intervista Pamuk ha tuttavia precisato che non si tratta di un allontanamento definitivo, ma che attualmente fa la spola tra New York, dove insegna, e la Turchia. L'opera di Pamuk è caratterizzata dal tema dell'identità. Se ad una prima lettura questo può essere ricondotto al conflitto tra i valori dell'occidente europeo e la cultura islamica, non è possibile escludere una più profonda radice psicologica. I romanzi, che lasciano spesso in sospeso la soluzione di tale conflitto, presentano trame complesse e personaggi di grande profondità, particolarmente i primi, dove l'elemento biografico è più evidente. L'Istanbul contemporanea e dell'Impero ottomano non si limita a fare da sfondo alle vicende umane ma assume la qualità di personaggio, di organismo vivo, con una sua storia da raccontare.

 

E come ogni fine mese, ecco la tabellina dei libri letti in giugno.

 





























































Nome


Cognome


Titolo


Editore




Antonia S.


Byatt


Possessione


Mondadori


9,80


Cristina


Comencini


Passione di famiglia


Feltrinelli


7,50


Olivier


de Ladoucette


Restar giovani è questione di testa


Feltrinelli


10


Mavis


Gallant


Al di là del ponte e altri racconti


BUR


8,50


Claudio Bartocci


A cura di


Racconti Matematici


Einaudi


r.


Francesco


Gesualdi


Sobrietà


Feltrinelli


9


Marianne


Cosa


No woman’s land


Giunti


9,50


 

giovedì 2 agosto 2007

Donne

Stanco come difficilmente in questi tempi (e forse sono più i pensieri che glia atti), mi ritrovo questa settimana a parlare non bene di due libri scritti da donne (non dico che ne parlo male, ma ho letto cose più coinvolgenti nella vita).

Della prima (inserita in un filone canadese di cui ho letto molti punti nell’ultimo periodo) ammiro più che altro il coraggio di decidere che scrivere è la mia vita, e quindi di adoperarsi con tutto il proprio essere a questa attività.

Parlo di

Mavis Gallant “Al di là del ponte e altri racconti” BUR euro 8,50

Quattro racconti dalla signora delle lettere canadese, della parte anglofona. Che dire? La scrittura è molto bella, pulita, senza una parola di troppo. Tra l’altro la Gallant, per scelta, ha scritto solo racconti non trovando adatta per lei la dimensione romanzo. Detto questo, nessuna emozione. Si, in alcuni punti c’è “vita”, ma non coinvolgimento. Tant’è che l’ho trascinato a lungo prima di poterlo digerire.                            

Della seconda (anche se per altri versi mi piace, e forse più nella sua versione iniziale), ammiro di meno l’essersi accompagnata – forse sposata non si riescono a trovare indizi – con Alejandro Jodorowsky.

Di lei invece ho letto

Marianne Costa “No woman’s land” Giunti euro 9,50

Un libro strano, a tratti interessante, a tratti da tenere a distanza. La storia, come il titolo rimanda, ci fa precipitare nella Sarajevo del dopo Tito e nella guerra etnica. Vista attraverso gli occhi di una donna che attraversa diversi stati di “comprensione” delle vicende. E qui, come nelle grappe, bisognerebbe eliminare la testa e la coda. La prima parte, l’innamoramento dello slavo tenebroso, è lunga, involuta, ripetitiva. A volte volutamente sgradevole (alla fine ho capito una chiave di questa lettura). La fine, con il tentativo forzato di dare un messaggio e di darlo verso una speranza, è anch’essa “oniricizzante”. Credo che molto di questi due tratti sia dovuto alla vicinanza con Jodorowskij. Il centro, con la guerra, la miseria, il vero orrore della terra di nessuno, colpisce. E colpisce ferite non sanate. Alla fine, anche se a fatica, può essere letto.

Della Costa, non riesco a trovare tracce biografiche, mentre più ricca è la prima.

Mavis Leslie Gallant, nata Mavis Leslie Young (11 Agosto 1922) è una scrittrice canadese. Figlia unica, Mavis nasce a Montreal, Quebec. Suo padre muore quando è molto piccola e la madre si risposa. In giovinezza cambia 17 tipi di scuola, finchè sulla ventina si impiega come reporter per il Montreal Standard (1944-1950). In questa fase sposa John Gallant, un musicista di Winnipeg, da cui ben presto divorzia. Nel 1950 lascia il giornalismo per seguire la sua vocazione di scrittrice e decide di andare in Francia, senza soldi né lavoro. Solo per essere libera di scrivere. Il suo motto è sempre l’epigrafe di Pasternak “Solo l’indipendenza personale è importante”. Nel 1981, Gallant viene nominata “Officer of the Order of Canada” per il suo contributo alla letteratura. Contemporaneamente vince il “Governor General's Award for literature” per la raccolta dei suoi racconti “Home Truths”. Nel 1983-84, ritorna in patria per insegnare all’Università di Toronto. Dal 1991 al 2002 continua a ricever premi per I suoi scritti e per I suoi racconti. Con Alice Munro, Gallant è uno dei pochi autori canadesi che viene pubblicato con regolarità da “The New Yorker”. D’altronde quasi tutti i suoi scritti sono apparsi prima in rivista e poi raccolti in libri.