lunedì 1 gennaio 2007

Letture leggere (29 ottobre)

Questa è una settimana strana, piena di lavoro e di assenze.

Allora, letture più leggere per rilassare la testa affaticata. Di scrittrici.

La prima è

Paola Mastrocola[1]

“Una barca nel bosco” SuperPocket 5 euro    

Un libro che, alla fine, ha tirato fuori qualche lacrima dai miei occhi. Comincia piano, con un registro sorridente. Poi va più in fondo. A volte sembrano diversi “libri” accostati per farne una storia. Ma non dimentico la società che uccide la creatività, e la forza di questa che, quando è veramente forte, si manifesta, magari in forme diverse da come ci si aspettava. Certo, sentire qualcuno che parla di alberi come fossero suoi fratelli e che riconosce i pioppi è grande. Una frase, tra l’altro, mi rimane: “L’esattezza delle cose che ti aspetti, la perfetta coincidenza di ciò che hai immaginato con ciò che è, la felicità di vedere che le due cose si sovrappongono esattamente… Non è facile. Quasi sempre ti fai un’idea delle cose che poi non è mai quella”

La seconda è francese, un po’ il fenomeno degli ultimi tempi. Scrittrice di gialli a tempo perso. Come molti degli scritti in francese, per le mie note manie/stranitudini l’ho letto in lingua. Mi riferisco a

Fred Vargas[2]

« Ceux qui vont mourir te saluent » J’ai lu 6,30 euro

Il romanzo più antico della Vargas che ho trovato. Anche se non il primo. Ho trovato un francese piano, molto scorrevole, per nulla gergale. Come tutti i gialli, è sempre un gioco di scatole cinesi, e come tutti i gialli non ne racconto nulla. Ti porta comunque verso lo scioglimento del mistero con un’idea che a me è piaciuta: affrontare il primo finale già a metà libro, per poi lasciare tutta la seconda parte per altri finali tutti ugualmente credibili, fino allo scioglimento. Consistente. A quando in italiano?

Buona settimana







[1] Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino dove tuttora risiede. Insegna in un liceo scientifico. Dopo la Laurea ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Uppsala, in Svezia. Fino al 1992 ha scritto commedie per ragazzi per la Compagnia del Teatro dell’Angolo; ha inoltre pubblicato due raccolte di poesie, La fucina di quale Dio, Genesi 1991, e Stupefatti, Caramanica 1999, nonché saggi sulla letteratura italiana del Trecento e del Cinquecento. Il suo esordio narrativo è avvenuto con La gallina volante, col quale ha vinto il Premio Italo Calvino per l’inedito 1999, il Premio Selezione Campiello 2000 e il Premio Rapallo Carige per la Donna Scrittrice 2001. La sua fatica letteraria più recente, dopo Palline di pane, Guanda 2001, è Una barca nel bosco, Guanda 2004.



[2] Fred Vargas è nata a Parigi nel 1957 ed è lo pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau. Nata da madre chimica e da padre surrealista, Fred è il diminutivo di Frédérique; Vargas, è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievalistica. Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive romanzi gialli in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede annualmente. Vargas ricerca innanzi tutto la precisione e la "sonorità" delle parole. Poi sviluppa i suoi personaggi. Atipici, logorati dalla vita, ma sempre là, pronti a battersi. Fred Vargas ama dipingerli con cura, tanto fisicamente che psicologicamente. Offre loro un vissuto, un passato, e una consistenza, che rendono credibili i loro intrecci. I suoi romanzi sono senz'altro atipici nel panorama "giallo" francese poiché l'azione si svolge essenzialmente in Francia (principalmente a Parigi) e non contiene che pochissime pagine di sangue e di sesso


Due romanzi di donne (22 ottobre)

Oggi andiamo a puntare a due diversi romanzi, scritti entrambi da donne, pur se molto diversi.


Il primo è Margherita Oggero[1]L’amica americana - Mondadori - euro 8,40 

Terzo appuntamento con le inchieste della professoressa Baudino. Trama soft e senza slanci. Il primo rimaneva impresso per la vivacità della scrittura (ed un po’ per la Littizzetto che lo ha interpretato al cinema). Il secondo entrava un po’ in un ambito “sociale” (la scuola, l’emarginazione). Di questo mi resta solo l’immagine di una Torino che non conosco (che comunque non è poco)

Il secondo, invece, è Suad Amiry[2]Sharon e mia suocera   - Feltrinelli – euro 8,50

Esordio in letteratura dell’architetto di Ramallah. Si parla degli attacchi israeliani, Di come si può (e si deve vivere) anche in quelle condizioni. Una cronaca di vita palestinese sulla normalità dell’anormalità. La normalità di vivere fra carri armati, cumuli di macerie, parenti morti di cui si viene a sapere dalla televisione. Fulminante. Domanda immediata: “Si può (è giusto? Che senso ha?) ridere anche in mezzo al pianto?”

Su questa domanda vi lascio per una buona settimana a tutti






[1] Margherita Oggiero è una ex insegnante di liceo, ha collaborato con la Rai come autrice e responsabile di programmi radiofonici. Ha esordito come scrittrice nel 2002 con il romanzo "La Collega Tatuata" edito da Mondadori. Nel 2003 ha pubblicato il suo secondo romanzo "Una Piccola Bestia Ferita" e nel 2005 "L'Amica Americana" sempre per Mondadori  



[2] Suad Amiry è un’architetta e scrittrice palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Dal 1981 insegna architettura alla Birzeit University e, da allora, vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell’architettura palestinese. Dal 2003 pubblica dei diari dalla Palestina sulla vita quotidiana a Ramallah.


giovedì 28 dicembre 2006

DOPO MESI DI SOSTA

Il titolo è un po' fuorviante, ma sto riportando nel blog gli interventi mail di un anno di letture. Con questo siamo arrivati ad ottobre. Trame e ... voilà cambia un po' ed aggiunge titoli e note.

Trame e ... voilà - 2006 - 10 - 15

Per ogni autore è presente una breve nota biografica, di modo che autori ignoti siano più vivi ed autori noti siano meglio inquadrati.

Dato il grande stacco temporale, anche questa è una lunga lista, contiene cioè la maggior parte dei libri letti in questi tre mesi.

Allora buona lettura e buona settimana a tutti.

Giovanni

Autori Stranieri

Nagib Mafhuz[1]

Notti delle mille e una notte – Feltrinelli - 7

Il grande vecchio egiziano immagina il seguito delle Mille e una notte. Cosa farà il principe dopo? E Sherazade? Ci sarà il trionfo “dell’amore sull’odio”? Mafhuz vuole dimostrare che non saranno mai le parole a cambiare il mondo. O almeno, non da sole; ma per cambiare bisogna vivere nel mondo e vederne le ingiustizie sulla pelle

Antonia Arslan[2]

La masseria delle allodole – Bur - 7,80

Uno spaccato dell’eccidio armeno con gli occhi dei nipoti. La vicenda è forte. La scrittura un po’ meno. Mi rimane questa illuminazione: “Shingagian capisce ora, fino in fondo, il mistero della forza che unisce l’uomo e la donna che si sono scelti. ‘Dove sei tu, ci sono anch’io’. Nessuno può interrompere davvero il colloquio di due sposi amanti, né sciogliere le loro viscere che si sono intrecciate”

Autori Italiani

Carlo Bernari[3]

Tre operai – Mondadori - 7,40

Ho letto con interesse questo romanzo, certamente datato (pubblicato negli anni ’30) ma molto intenso. Un vero romanzo “proletario” con la sensazione delle fabbriche, delle lotte, della rivincita sociale. Scrittura anche sorprendentemente nuova per l’epoca. Da leggere con calma, centellinandolo, magari una sera d’inverno accanto al fuoco.

Stefano Benni[4]

Elianto – Feltrinelli - 7,50

Fantasia pirotecnica di Benni, nel creare mondo reali quanto implausibili (e viceversa). In una parodia del reale, scorribandando tra follie. Troppo lungo per seguire tutte le invenzioni, decodificarle ed apprezzarle.

Anna Berra[5]

L’ultima ceretta – Garzanti - 8

Vicende a Torino, imperniate intorno ad Alice ed al suo circo. Sembra un giallo, ma poi non lo è. Sembra un romanzo di sesso, ma forse è solo il modo di raccontare la vita. Caratteri strani, alcuni bozzetti (la famiglia ortodossa). Rimane in punta e non affonda.

Saggi

Massimo Donà[6]

Serenità – Bompiani - 8

Affrontato come un testo che credevo cercasse di “portare” serenità, mi trovo un saggio (un po’ tosto) che cerca di dimostrare che non solo la felicità ma anche la serenità non sono nelle corde umane. Arrivando poi a questa definizione “Sereno è dunque chi si lascia attraversare dalle cose, dagli eventi e dalla loro eventuale carica emozionale senza rimanerne in qualche modo scioccato; chi non cerca di evitare le cose, le persone … chi non teme l’imprevisto [perché],,, ne ha disattivato il potenziale eversivo. Chi accoglie qualsivoglia possibilità lasciandosi attraversare dalle emozioni da essa implicate, senza temere che esse mettano in questione la propria esistenza. Senza che quest’ultima finisca per rimanere traumatizzata … dall’eventuale violenza di un improvviso impatto con le medesime”. Per un uso pratico e non teorico della filosofia.

Arthur Schopenhauer[7]

L’arte di invecchiare – Adelphi - 8

I pensieri del grande mentre “il Nilo si avvicina a Il Cairo”. Di alcuni mi rimane traccia (ed approfondimento), da tutti un senso della vita compiuta “scrivendo solo quanto sento di vero”. Non sono sempre d’accordo, ma è un bel dibattere. Ve ne riporto alcune:

“I primi quarant’anni della nostra vita forniscono il testo, …i seguenti il commento, che solo ci insegna a comprendere rettamente il vero significato e la coerenza del testo”;

“Tutti vogliono vivere ma nessuno sa perché”;

“Per quanto vecchi si diventi, dentro di sé ci si sente comunque in tutto e per tutto gli stessi di un tempo, quando si era giovani, anzi bambini. Ciò che rimane immmutato, e sempre identico, e non invecchia col passare degli anni, è appunto il nucleo della nostra essenza, che non sta nel tempo, e proprio per questo è indistruttibile”

Gialli

Ellis Peters[8]

La penitenza di Fratello Cadfael – TEA - 7,50

Ventisimo titolo della saga medioevale. Scorrevole, senza acuti. Direi scontato nella parte “gialla”. Cominciano anche a venir fuori storie parallele per inglesi buonisti. Tuttavia easy, da leggere durante un’influenza.

Armitage Trail[9]

Scarface – Newton Compton - 7,90

Il “romanzo” dell’ascesa e caduta di un gangster negli Anni Venti. Scrittura scorrevole, come si addice ad una sceneggiatura. Ma non molto di più (passioni semplificate, anche se si abbozza “sociologia” da Little Italy). Da pomeriggio di mal di denti

Denise Mina[10]

Nubi di pioggia – TEA - 8

Seconda avventura di Maureen, nelle viscere di una Glasgow sporca, povera e piena di donne malmenate e stuprate. Un po’ di angoscia, una scrittura abbastanza scorrevole. Speranze poche. Prima di cena, e mai di notte.

















[1] (Il Cairo, 11 dicembre 1911 - 30 agosto 2006) è stato uno dei maggiori scrittori egiziani e uno dei più riconosciuti intellettuali del mondo arabo. Nel 1988 divenne il primo autore di lingua araba ad essere insignito del premio Nobel per la letteratura.

Mahfouz ha pubblicato una cinquantina di romanzi, tra cui la Trilogia del Cairo (1956-57), Il rione dei ragazzi (1959), a lungo censurato per blasfemia in Egitto, Il ladro e i cani (1961) e Il nostro quartiere. Nei suoi romanzi, egli descrive in maniera molto approfondita gli aspetti della vita popolare cairota. L'unico romanzo non ambientato nella capitale egiziana è Miramar, testo incentrato su Alessandria d'Egitto.



[2] (Padova 1938) è una scrittrice e saggista italiana di origine armena.

Laureata in archeologia, è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'università di Padova. È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d'appendice (Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra Ottocento e Novecento) e sulla galassia delle scrittrici italiane (Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra '800 e '900).

Attraverso l'opera del grande poeta armeno Daniel Varujan — del quale ha tradotto le raccolte II canto del pane e Mari di grano — ha dato voce alla sua identità armena. Ha curato un libretto divulgativo sul genocidio armeno (Metz Yeghèrn, Il genocidio degli Armeni di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiatisi in Italia (Hushèr. La memoria. Voci italiane di sopravvissuti armeni). Nel 2004 ha scritto il suo primo romanzo, La masseria delle allodole (Rizzoli), che ha vinto il Premio Campiello. Nella primavera del 2007 uscirà nelle sale un film tratto dal romanzo e diretto dai fratelli Taviani.



[3] fu lo pseudonimo di Carlo Bernard. Nato a Napoli nel 1909 da una famiglia di origini francesi (morì nel 1992). Il padre era tintore. Esordì nel 1934 con il romanzo Tre operai di stampo realista, privo di retorica e dalla prosa inusualmente sobria rispetto ai tempi di dannunzianesimo imperante; anche i temi affrontati erano decisamente inusuali rispetto al resto della produzione italica del tempo: la condizione operaia, la giustizia sociale ecc.. Nelle opere successive Bernari ha intrecciato pubblico e privato, mirando a rappresentare con forte tensione conoscitiva le ambiguità etiche, esistenziali e sociali più rilevanti del mondo presente: Tre casi sospetti (1946), Prologo nelle tenebre (1947), Speranzella (1949), Vesuvio e pane (1952), Domani e poi domani (1957), Amore amaro (1958), Era l'anno del sole quieto (1964) dedicato all'analisi del fallimento dell'industrializzazione nel meridione italiano, Un foro nel parabrezza (1971), Tanto la rivoluzione non scoppierà (1976), Il giorno degli assassinii (1980). Postumo è stato pubblicato il breve romanzo L'ombra del suicidio (1993) scritto nel 1936-1937, il cui tema e il cui personaggio centrale servirono a Bernari come primo spunto per la composizione di "Era l'anno del solo quieto". Temi di questo romanzo sono il potere, il contrasto nord/sud, l'industria, le tangenti, tra fallimenti e suicidi ecc.; l'intreccio è quello di un giallo metafisico, con giochi di luci e ombre, frustrazioni dell'individuo che si scontra con le istituzioni sociali ecc. Sempre nel 1993 è stato rinvenuto dal figlio di Carlo Bernari, Enrico Bernard, una prima bozza di "Tre operai", risalente al 1928 e avente come titolo Gli stracci.



[4] Nato il 27 gennaio 1947 ha iniziato a pubblicare alcune delle migliori opere della narrativa italiana negli anni '80 e '90.
Presso l'editore Feltrinelli, dopo la raccolta di poesie satiriche Prima o poi l'amore arriva (1981), è la volta del romanzo satirico-fantascientifico Terra! (1983) che lo pone all'immediata attenzione della critica europea. Dopo la parentesi de I meravigliosi animali di Stranalandia (1984) con i disegni di Pirro Cuniberti che lo avvicinano alla linea fantastica-ironica di Gianni Rodari, tenta il romanzo più impegnato con Comici spaventati guerrieri (1986), una critica neanche tanto velata della condizione urbana:
verrà realizzato un film che sviluppa alcune delle idee implicite nel romanzo stesso.
In qualità di saggista ha collaborato a Futuro news, ed. Fanucci, e ad un'iniziativa editoriale dell'ed. Franco Muzzio.
I lavori seguenti sono una continua crescita con la composizione di opere di carattere fantastico fortemente legate alla situazione politica e sociale contemporanea. Altri suoi libri sono: L'avventura, Baol, Una tranquilla notte di regime, La compagnia dei celestini, Spiriti, Saltatempo (Premio Bancarella 2001), le raccolte di racconti (oltre al già citato Il bar sotto il mare), L'ultima lacrima, Bar sport, Bar sport duemila e le raccolte di brani teatrali Teatro e Teatro2.
Per Feltrinelli ha diretto la collana Ossigeno; ha curato la regia e la sceneggiatura del film Musica per vecchi animali (1989) e ha allestito col musicista Paolo Damiani lo spettacolo di poesia e jazz, Sconcerto (1998).
È ideatore della Pluriversità dell'Immaginazione e dal 1999 cura la consulenza artistica del festival internazionale del jazz Rumori mediterranei che si svolge ogni anno a Roccella Jonica.



[5] è nata (per puro caso) a Torino. È fanatica del cioccolato amaro e della danza, colleziona versioni di Alice nel paese delle meraviglie in tutte le lingue ed è autrice del saggio Il corpo sulla testa. Questo è il suo primo romanzo



[6] scrittore e filosofo, insegna all'Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. E’ tra i fondatori della rivista Paradosso e ha curato, insieme a Romano Gasparotti, la pubblicazione dell'opera postuma di Andrea Emo. Collabora con varie riviste e ha pubblicato svariati volumi.



[7] (Danzica, 22 febbraio 1788 - Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) fu uno dei più eminenti filosofi tedeschi. Figlio di un ricco mercante, Heinrich Floris, e di una scrittrice, Johanna Henriette Trosiener, nel 1805, alla morte del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Christoph Martin Wieland e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Contrario ad ogni mondanità, si ritirò in solitudine per portare a termine gli studi. Nel 1809 s'iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga. Due anni dopo, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1818, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione che ebbe tuttavia scarsissimo successo tra i suoi contemporanei. Anche le successive edizioni del trattato furono accolte assai sottotono, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali, primo fra tutti la vittoria di un concorso indetto dalla Società delle Scienze norvegese, che egli conseguì nel 1839 con un trattato Sulla libertà del volere umano.

Dopo aver girato in lungo ed in largo l'Europa, e dopo una breve parentesi da libero docente universitario a Berlino (1820), dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe, misogino. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un'opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, ebbe quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua filosofia, manifestò un sempre più acuto disagio nei confronti dei contatti umani (ciò che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell'epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari del 1848); i tardi riconoscimenti di critica e pubblico servirono, suppositivamente, ad attenuare i tratti più intransigenti del carattere del filosofo, ciò che gli procurò negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma interessata e fedelissima cerchia di (come egli stesso amò definirli) devoti "apostoli", tra cui il compositore Wagner. Morì di pleurite, nel 1860.



[8] pseudonimo di Edith Mary Pargeter (Horsehay, Shropshire, 28 settembre 1913 - 14 ottobre 1995), è stata una scrittrice britannica. Talvolta ha firmato i propri lavori col suo nome Edith Pargeter, per altre ha usato invece altri pseudonimi alcuni dei quali maschili, fra cui Peter Benedict, Jolyon Carr, John Redfern.

Di origine gallese, fu un'autrice prolifica. I generi letterari da lei affrontati furono disparati; ambientò molti dei suoi lavori nella patria degli avi e si occupò di storia e fiction di contesto storico, saggistica, traduzione di classici della letteratura ceca e mistery, genere quest'ultimo per il quale è maggiormente conosciuta. Come Ellis Peters firmò tra l'altro la serie di romanzi dedicata all'ispettore Felse e quella medioevale incentrata sulla figura di Fratello Cadfael. Ritenuta una delle più grandi autrici di gialli di tutti i tempi, fu premiata con un Edgar Award, ambitissimo riconoscimento conferito dall'associazione americana degli scrittori di gialli e con un Silver Dagger Award e un Diamond Dagger Award, premio consegnato dall'analoga associazione britannica



[9] pseudonimo di Maurice Coons (Los Angeles, 1902 – 10 ottobre 1930), scrittore e sceneggiatore americano. Cominciò a scivere Detective Story all’età di 16 anni. Passò ad Hollywood con il successo di Scarface. Dalla vita irregolare muore di una crisi alcolica durante le prove al Teatro della Paramount a Los Angeles.



[10] ha lavorato come infermiera prima di laurearsi in legge a Glasgow, dove attualmente vive e insegna criminologia. Ha scritto sceneggiature televisive per la BBC scozzese. Ottiene il successo con “La donna di Glasgow”, giallo che riprende anche i temi del suo primo lavoro.



DIECI

Scusate la brevità, come tutti in questi giorni sono a tocchi.

Sto anche riflettendo di fare il punto dopo mesi di mail, ma forse è meglio rimandarlo alla prossima.

Ed allora, solo una brevissima citazione

Alda Merini "Sono nata il ventuno a primavera" Manni editore 9 euro.

Conoscevo le poesie della Merini, anche se qui non ce ne sono molte. C'è però traccia della sua storia, del suo essere la musa di Giorgio Manganelli e del tardo Quasimodo. Ne esce un ritratto che mi sta spingendo a saperne di più, sopratutto nei suoi periodi dentro e fuori il manicomio. Un verso di questa raccolta mi è rimasto "nuvole di pianto sono le mie parole un brivido di canto il silenzio del tuo respiro". Ma nell'orecchio mi rimangono dei versi sull'amicizia che da mesi ricerco e non riesco a ritrovare. Qualcuno mi può aiutare?

Per ora, buona corta settimana

NOVE

Comincio con un ringraziamento pubblico a Luana che mi ha convinto/costretto a tornare a leggere John Fante. Nel mio ricordo non era un autore che mi appassionava, anzi mi angosciava alquanto. Allora ho invece preso in mano

“Full of life (una vita piena)” Fazi editore euro 8,50

Questo si legge come un film, e scorre davanti come la vita.

L’argomento centrale è intenso (ed in gran parte autobiografico): una coppia aspetta un figlio. Ne seguiamo i momenti, le metamorfosi, i flashback (misurati). E come per magia veniamo portati all’argomento principe, i rapporti tra figli e genitori (e viceversa).

Non è, secondo me, come dice il risvolto, comico, anche se si ride e sorride. Ma non è neanche duro, disperato. Si legge e non ci si annoia. Mai.

Qua e là frasi che rimangono a galla. Una su tutte, anche se Fante fa una citazione da altri, ma ci sta bene come un cioccolatino ripieno (per dirla alla Forrest Gump): “Oh padre, oh madre, oh moglie, oh fratello, oh amico, ho vissuto con te fino a ora secondo le apparenze. Da questo momento in poi sarò la verità. … Devo essere me stesso. Non posso venire meno a me stesso per me o per lui. Se mi puoi amare per quello che sono saremo felicissimi. Se non puoi cercherò di meritarmelo. Non nasconderò i miei gusti o le mie avversioni.”

Veramente una buona settimana a tutti.

mercoledì 27 dicembre 2006

OTTO

L’ho letto di un fiato (poi non è neanche lungo, un centinaio di pagine), perché ha mosso in me le corde dei romanzi “di formazione”, ma anche del difficile rapporto con l’esterno. Questa volta cito

Richard Brautigan “American Dust – Prima che il vento si porti via tutto” ISBN euro 10.

Un libro perduto, anche datato se vogliamo. Scritto una ventina di anni fa ma con un piglio ed un percorso interno del piccolo-grande protagonista che non mi ha lasciato. Proprio per questo metto in coda anche una breve biografia dell’autore, per capire meglio questo hippie che attraversa velocemente le scene americane.

Mi rimangono anche due citazioni, una dell’introduzione

Non c'è nessun collante a tenere unite le cose se non il bisogno di vivere e la necessità di morire.”

Ed una di Brautigan “sono ancora alla ricerca … di una risposta anche solo parziale alla mia vita e, man mano che mi avvicino alla morte, questa risposta si fa sempre più lontana

Richard Brautigan è nato a Tacoma, vicino Seattle, nel 1935. Una infanzia travagliata lo spinge a lasciare casa per cercare l'avventura a San Francisco, dove lavora come aiutante di un inventore, studia e si sposa con Virginia D. Adler (nel '57). Scrive poesie e racconti senza successo fino a quando nel 1967 viene pubblicato "Pesca alla trota in America" (scritto nel '61), che lo fa conoscere al grande pubblico. La celebrità improvvisa gli permette di far pubblicare i suoi lavori precedenti. Escono "Il generale immaginario" del '63, "Zucchero di cocomero" del '64, "L'aborto" del '66. Dal 1968 scrive racconti per il Rolling Stone col suo caratteristico stile, storie brevi, più immagini che racconti, titoli che spiazzano e coinvolgono il lettore. Brautigan trova la sua vita ordinaria, priva di episodi degni di nota, per questo la investe con una sfrenata immaginazione che irrompe nei suoi racconti, nelle poesie e nel suo linguaggio.
Lascia S.Francisco, si perde tra alcool e attacchi paranoici, mentre la notorietà svanisce nel nulla. Scrive sottogeneri passando dai western al noir, alla pornografia, senza ottenere più alcun successo. Nel 1980 esce una sua raccolta di racconti brevi "Tokyo Montana Express" (in parte pubblicato in Italia col titolo "102 racconti zen") dove il suo stile incontra la cultura giapponese. Il 26 ottobre 1984 viene ritrovato dalla moglie di Peter Fonda nella sua casa a Bolinas, in California. Si era suicidato un mese prima sparandosi un colpo di pistola.

Buona settimana

SETTE

La platea delle trame si allarga e do il benvenuto ai nuovi lettori.
Vediamo un po’, allora, se oggi si riesce a parlare di qualcosa di meno triste.
Parlo di Erri De Luca “Tre cavalli” Feltrinelli euro 6,50.
De Luca è uno scrittore strano. Ne conosco il nome dai tempi delle lotte e dell’università. E ne conosco alcuni scritti che ogni tanto leggo. Scrive in modo agile, svelto. A volta usa immagini che non mi appartengono e ci sono libri che non sono riuscito a leggere, che mi hanno respinto. Altri che mi portano a rileggerlo.
Questo è uno di quest’ultimi. La storia (che al solito non racconto) prende le mossa da un detto popolare (credo ligure): “tre anni, una siepe; tre siepi, un cane; tre cani, un cavallo; tre cavalli, un uomo”.
Questa è la durata della nostra vita. E De Luca narra in presente e flashback di almeno due cavalli. Vita strana, errabonda, dolorosa, gioiosa. Un po’ come tutte.
E leggendo mi domandavo dei miei cavalli.
Ma c’è un altro pezzo, che mi ha colpito e voglio condividere con voi. In un suo momento di ricordi (andando in treno), ripensa alla giovinezza. Ed in poco più di una pagina mi ha fatto rivivere le gioie dei momenti di amore, che tutti abbiamo avuto, abbiamo e d avremo.
Buona settimana a tutti con i tre cavalli
 
A vent'anni tento qualche amore scarso. Per una ragazza mi piglia desiderio di andare insieme a un ci­nema, per un'altra di passeggiare in un'altra città. Le cerco, mi evitano, scrivo loro qualche lettera.
Mi mancano ma non smuovono amore.
Mi scordo di loro imparando a scalare montagne.
Poi incontro Dvora d'estate.
Ci sono creature assegnate che non riescono a in­contrarsi mai e s'aggiustano ad amare un'altra perso­na per rammendare l'assenza. Sono sagge.
Io a vent'anni non conosco gli abbracci e decido di aspettare. Aspetto la creatura assegnata. Sto vigile, imparo a scorrere le facce di una folla in pochi istanti. Ci sono sistemi che insegnano la lettura veloce dei li­bri, io imparo a leggere una folla al volo.
La setaccio, la scarto tutta, neanche un grano di quelle facce resta nella retina. So sempre che lei non c'è, lei, la assegnata.
Non ho un ritratto in testa da far combaciare so­pra una faccia, no, l'assegnazione non dipende dagli occhi, anche se non so da cosa. Aspetto d'incontrarla per saperne la figura.
Aspettare. Questo è il mio verbo a venti anni, un infinito asciutto che non sbrodola di ansia, non sbava speranza. Aspetto a vuoto.
Incontro Dvora in montagna. Io sto sulla parete del pilastro della Tofana di Rozes. E mezzogiorno e la mia cordata di due sta nella sezione dei tetti.
Dvora sale una via ferrata dirimpetto al pilastro. Sbuca da dietro e in un punto si trova affacciata da­vanti alla muraglia dove due omini stanno in piena parete collegati a una corda spessa un centimetro, che da lontano deve sembrare un filo per i panni.
Io sto faccia alla roccia e sto scavalcando il secondo tetto. Quando gli pianto il piede sopra Dvora grida il suo saluto, limpido più del mezzogiorno: "Olé". La vo­ce mi piglia alle spalle e io la riconosco, è lei, la mia asse­gnata, lo so subito e mi pare anche di saperlo da prima che non è una faccia, ma una voce il segno che aspetto.
E mi volto verso l'alto e c'è solo cielo e verso il basso e c'è il vuoto e lei dalla cima di fronte ripete lo squillo del suo olé e alza un braccio e io torco il collo e vedo un puntino di vita che sta dritto su un abisso di rocce sfasciate.
E mi levo il fazzoletto dal collo e lo sbatto mentre sto ancora in linea di strapiombo e non importa se l'al­tro braccio soffre a reggere per due e a non salutare.
E poi lancio in aria il fazzoletto rosso e quello pla­na e precipita come un'ala colpita.
E grido anch'io olé e il compagno di cordata stril­la di sbrigarmi ad arrivare a un ancoraggio, ma io so dire e fare solo olé per un minuto e poi grido il nome del rifugio dove si scende di ritorno dalle scalate. E non la vedo più.
Tocchiamo cima in due ore, dopo un'arrampicata sforzata veloce. Ci buttiamo in discesa come quando scaricano i fulmini e invece è primo pomeriggio e sole pieno. E arriviamo al rifugio, lei non c'è. Il mio compagno se ne torna a valle. Io resto seduto, spalle alla
porta perché aspetto la voce.
E arriva. Ecco Dvora, sento api nel sangue, un orso nel cuore, ogni battito è una zampa che sfascia l'alveare.
Mi da la mano, io so che non gliela lascio più
.”