mercoledì 28 febbraio 2007

Dei minori

Scrivo con lentezza questa chiusura di mese. Un po’ il lavoro che mi ha portato ad inizio mese ad Hong Kong ed a fine mese ad Algeri, un po’ il mio momento personale che mi porta ad avvicinarmi ed allontanarmi dalla scrittura (e non solo). Ma poiché anche la lettura è ricerca, per non cadere in contorsionismi questa puntata è dedicata a tre autori “minori” che per alcune peculiarità mi hanno interessato.

Il primo per la piccola casa editrice romana (Robin) che pubblica una stimolante serie di gialli che hanno per “caratteristica” i luoghi (e sappiamo quanto ho riflettuto su questo in quest’anno tra Rebibbia e Chiara). E questo in particolare per la sua ambientazione romana

Mario QuattrucciUna vedova per Maré” Robin euro 9

Questa serie gira intorno al commissario Marè, indulgendo però in alcune parlate “dialettali” un po’ grevi. D’altra parte nascono invece bozzetti di scene romane, tra Porta Portese e Campo de’ Fiori assolutamente simpatiche. Anche la trama è interessante (delitti di alte sfere che in realtà avranno poche soluzioni) ma a volte le tirate politiche (pur giustificate) sono un po’ lunghe.      

Il secondo per la “campaneide” (alla De Luca, il napolo-campano alle prese col mondo).

Antonio Pascale “S’è fatta ora” Minimum fax euro 9,50

Cinque racconti che sembrano slegati, ma che in effetti si legano girando introno al protagonista. In fondo è una specie di biografia per quadri, molto efficace nella prima parte del rapporto con il padre. Ed anche nelle centrali, scontro con le burocrazie statali. Scrittura accattivante, anche se preferisco la Parrella.          

Il terzo per il tentativo di utilizzare come elemento risolutore il Feng Shui

Nury Vittachi “Feng Shui detective” Feltrinelli euro 10

L’idea è stimolante. Un maestro dell’arte orientale di disporre oggetti (case private, uffici, ed altro) che viene coinvolto nella risoluzione di delitti, aiutato da una ragazza occidentale, che da’ modo di spiegare (accennare) i principi del Feng Shui. La risoluzione è farraginosa, in quanto quasi mai il Feng Shui è alla base della risoluzione. Che quindi si risolve in una serie di mini-racconti. Orientaleggiante. “Sapeva che certi adulti erano attratti dalle ragazzine, ma avevano provato mai a parlarci? Si comunicava meglio con un cane” “Solo l’uomo che si libera dall’abitudine ha la possibilità di migliorare”

 

Ed ora le bio

Di Quattrucci non ho trovato nulla, sorry.

Pascale è nato a Napoli nel 1966, cresciuto a Caserta, vive e lavora a Roma. Il suo primo titolo, il reportage narrativo La città distratta, è uscito presso l’Ancora del Mediterraneo nel 1999 ed è stato ripubblicato nel 2001 nella collana Stile Libero Einaudi, vincendo il Premio Onofri e il Premio Isola di Procida - Elsa Morante. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su “Lo straniero” e “Nuovi Argomenti”. Ha partecipato nel 2003 al Premio Strega con la raccolta di racconti La manutenzione degli affetti, pubblicato sempre dall’Einaudi.

Nury Vittachi nasce a Ceylon ed ora vive ad Hong Kong con la moglie inglese e tre figli. Tiene una colonna periodica intitolata “Racconti del Viaggiatore” sulla “Far Eastern Economic Review” e lavora per il “South China Morning Post”. Noto inoltre per le sue commedie e per essere un esperto di Feng Shui.

 

Una nuova rubrica cercherò di mantenere periodicamente (alla fine del mese). Un elenco, senza citazioni dei libri letti il mese precedente. Le notizie note-biblio mie verranno piano piano (o forse sono già avvenute, a seconda di come “me gira”).

 

































































Giulio Giorello


Di nessuna chiesa


Raffaello Cortina editore


7,50


Alphonse Daudet


Tartarino di Tarascona


Giunti


4,99


Lorenzo De Angelis


Il giusto affanno


Arlem


7,75


Maurizio Maggiani


La regina disadorna


Feltrinelli


8


Euripide, Hoffmansthal, Ritsos


Elena – variazioni sul mito


Marsilio


6


Antonio Pascale


S’è fatta ora


Minimum fax


9,50


Luciano Ligabue


La neve se ne frega


Feltrinelli


8


Andrea Camilleri


La prima indagine di Montalbano


Mondadori


5


Nury Vittachi


Feng Shui detective


Feltrinelli


10


Mario Quattrucci


Una vedova per Maré


Robin


9


 

domenica 18 febbraio 2007

Tre pezzi “datati”

Datati nel senso che o sono stati scritti molto tempo adietro o da molto tempo girano nelle librerie di molti. E tutti e tre purtroppo morti.

Il primo è un ritorno del grido che tanti in diversi contesti ci siamo detti e ci diciamo.

Bruce Chatwin “Che ci faccio io qui?” Adelphi euro 9,50

La raccolta degli scritti brevi del grande ed eponimo viaggiatore, fatta verso la morte. Mi rapisce, mi porta lontano. Non è un bello scrivere. A volte c’è troppa testa. Ma si intravede il corpo. Quello che l’ha portato in giro con la curiosità di chi, per vivere, deve sapere i luoghi (e fate un giro in basso nella biografia per capire). E ricordate che anche Bruce è un toro!

Il secondo, è uno svizzero da “vino di cantina a tirar fuori quando si deve meditare”.

Friedrich Dürrenmatt “Greco cerca greca” Einaudi euro8,50

Ascesa, caduta e finale di un maestro dell’assurdo. Per riuscire nel mondo bisogna accettare compromessi, fin dal 1955 quando è ambientato il racconto lungo. Il vero finale lascia l’amore in bocca: non riusciranno mai i puri a farsi largo. Il secondo finale regala la speranza che l’amore possa portare un riscatto. “Il mondo è spaventoso e privo di senso. La speranza che ci sia un senso dietro questo assurdo … possono mantenerla solo coloro che nonostante tutto amano”              

L’ultimo invece viene da Israele, da quasi 60 anni, ma colpisce per la sua attualità e per le riflessioni che Yizhar, da ebreo, fa sul proprio paese.

S. Yizhar ”La rabbia del vento” Einaudi euro 8,50

Racconto del 1949, finalmente edito in italiano. Fece scalpore, ed ancora suscita discussioni. L’esercito israeliano sgombra un villaggio arabo. Ed il narratore, soldato, comincia ad avere dubbi sul comportamento da tenere verso persone che vivono momenti che da ebrei hanno appena vissuto: deportazione, esilio. Fino alla domanda di quanto si debbano eseguire ordini militari che contrastano la propria coscienza. Veloce ma un bel cazzotto (da leggere sempre insieme a “Ritorno a Haifa”). “C’è sempre chi rinfocola la propria fiducia con la forza della volontà”          

 

Passiamo alle note

Bruce Chatwin (13 maggio 1940 - 8 gennaio 1989) è autore inglese di racconti di viaggio e romanzi. Nacque a Sheffield, nello Yorkshire. Frequentò il Marlborough College, nello Wiltshire. Nel 1958, Chatwin iniziò a lavorare per la prestigiosa casa d'aste londinese Sotheby's. Grazie alla sua brillantezza e sensibilità in materia di percezione visiva, divenne presto l'esperto impressionista di Sotheby's. All'età di 26 anni abbandonò il suo lavoro per paura di perdere la vista a causa di tanta arte. Un oculista lo rassicurò che non c'era niente che non andasse nella sua vista, ma gli consigliò di smettere di osservare i quadri così da vicino e gli suggerì di rivolgere piuttosto lo sguardo verso 'l'orizzonte'. Chatwin cominciò quindi ad interessarsi di archeologia e si iscrisse all'Università di Edimburgo, che frequentò per diversi anni, pagando le rette e mantenendosi con la comprevendita di dipinti. Lavorò in Afghanistan e Africa, dove sviluppò un forte interesse per i nomadi ed il loro distacco dai possedimenti personali. Nel 1973, Chatwin fu assunto dal Sunday Times Magazine come consulente di arte e architettura. Il suo rapporto di lavoro con la rivista contribuì a sviluppare il suo talento narrativo e gli permise di compiere numerosi viaggi, dandogli la possibilità di scrivere degli immigranti algerini e della Grande Muraglia cinese, di intervistare personaggi come André Malraux in Francia e Nadezhda Mandel'shtam, nell'Unione Sovietica. Chatwin intervistò l'architetto novantatreenne Eileen Gray nel suo studio di Parigi e fu lì che ebbe modo di notare una mappa della Patagonia che lei aveva dipinto. "Ho sempre desiderato andarci" le disse Bruce. "Anche io" lei rispose. "Ci vada, al posto mio". Lui partì quasi immediatamente per il Sud America e appena arrivato a destinazione ne dette l'annuncio, insieme alle proprie dimissioni, al giornale, con un telegramma: "Sono andato in Patagonia". Passò sei mesi in Patagonia ed il risultato di questa esperienza fu il libro "In Patagonia" (1977), che consacrò la sua fama di scrittore di viaggi. Con grande sorpresa di molti tra i suoi amici, Chatwin, all'età di 25 anni, aveva sposato Elizabeth Chanler, che lui aveva conosciuto da Sotheby's. Non hanno avuto figli e, dopo quindici anni di matrimonio, lei chiese la separazione e vendettero la loro fattoria nel Gloucestershire. Comunque, poco prima della morte di Chatwin, giunsero ad una riconciliazione. Verso la fine degli anni '80, Chatwin si ammalò di AIDS. Tenne nascosta la sua malattia, facendo credere che i sintomi fossero provocati da un un'infezione provocata da un fungo della pelle o dal morso di un pipistrello cinese. Non rispose positivamente alla terapia con l'AZT, così Chatwin e la moglie andarono a vivere nel sud della Francia, dove passò gli ultimi mesi della sua vita, su una sedia a rotelle. Morì a Nizza nel 1989, all'età di 48 anni.

Friedrich Dürrenmatt (Konolfingen (BE) 5 gennaio 1921 - Neuchâtel, 14 dicembre 1990) fu uno scrittore, drammaturgo e pittore svizzero. Dopo un'infanzia piuttosto movimentata durante la quale ebbe già problemi di alcol, si diplomò nel 1941 e studiò filosofia e lingue germaniche a Zurigo e a Berna. Dopo la Seconda guerra mondiale, ispirato dalla lettura di Lessing, Kafka e Brecht, iniziò a scrivere racconti brevi e pezzi teatrali. Le sue prime opere sono ricche di elementi macabri e oscuri, trattano di omicidi, torture e morte. Il suo esordio in teatro con Es steht geschrieben provocò uno scandalo che gli procurò notorietà anche oltre i confini svizzeri. Nel 1947 sposò l'attrice Lotti Geissler. Nei primi anni '50 si mantenne scrivendo romanzi Il giudice e il suo boia (Der Richter und sein Henker), Il sospetto (Der Verdacht), che vennero pubblicati a puntate nei giornali. Nel 1956 ottenne fama internazionale con il dramma Visita della vecchia signora (Der Besuch der alten Dame). Il dramma venne rappresentato a New York, Roma, Londra e Parigi e vinse numerosi riconoscimenti. Altri drammi di successo furono I fisici (Die Physiker) e La meteora (Der Meteor) rispettivamente degli anni 1962 e 1966. Le opere di Dürrenmatt sono caratterizzate da una pungente satira e spirito critico nei confronti della società. Negli anni '70 e '80 divenne attivo politicamente. Visitò gli Stati Uniti, Israele, la Polonia e il Campo di concentramento di Auschwitz. Nel 1983 muore sua moglie e nel 1984 si risposa con l'attrice e produttrice Charlotte Kerr. Muore il 14 dicembre 1990 in seguito alle conseguenze di un infarto; solamente un anno prima aveva pubblicato la sua ultima opera: La valle del Caos.

S.Yizhar (Yizhar Smilansky, 27/9/1916- 21/8/2006) è nato a Rehovot, Israele, ad una famiglia degli immigranti russi che erano membri del intelligentsia pionieristica sionista. Ha combattuto nella guerra di indipendenza israeliana del 1948, era un membro del partito politico diretto da David Ben Gurion ed ha tenuto un seggio nella Knesset, il Parlamento israeliano, per 17 anni. Yizhar era un professore di education all'università ebraica di Gerusalemme e un professore di letteratura ebraica all'università de Tel Aviv. Ha pubblicato 17 romanzi, compreso racconti e short-storiesi, sei saggi e sei libri per i bambini. S.Yizhar è considerato il più rappresentativo scrittore Israeliano. Ha ricevuto il premio Israele nel 1959 per il suo capolavoro “Days of Ziklag”. Inoltre ha ricevuto il premio Brenner, il Bialik Prize (1991) ed il premio Emet per l'arte, la scienza e la coltura (2002).

lunedì 12 febbraio 2007

Veloci letture italiane

Dati gli impegni del momento, una veloce citazione infrasettimanale per tre autori italiani di diversa natura. Del primo, tra l’altro, non riesco a trovare tracce biografiche.

Si tratta di Lorenzo De Angelis “Il giusto affanno” Arlem euro 7,75

Arlem è una casa editrice che produce edizioni di autori a scarsa tiratura. Questo libro me l’hanno regalato alla mostra “Più Libri Più Liberi”. Ho voluto quindi vedere com’era una raccolta di racconti italiana di autore pressoché ignoto. L’autore ha un certo gusto nel racconto breve che si perde quando tenta di dare più corpo alla scrittura. Un velocista, che si perde nella nebbia della media distanza.

Il secondo è invece un cantante prestato allo scrivere

Luciano Ligabue ”La neve se ne frega” Feltrinelli euro 8

Devo dire che ho sempre difficoltà quando i cantanti scrivono (forse riesco a leggere bene solo Guccini). All’inizio ho faticato molto. Poi un po’ prende l’idea di percorrere la vita a ritroso, sapendo che avrai a disposizione un certo numero di anni per essere quello che sei. Infarcito da riflessioni un po’ ecologiste, comunque non lascia un segno indelebile. Una sola frase d’amore che mi rimane, quando i due protagonisti al primo incontro sanno che si ameranno per sempre. Ma hanno 80 anni, e lui dice “Sei sempre stata bellissima. Anche quando eri così brutta”

Il terzo è invece oramai un classico, e non è stata una sorpresa.

Andrea Camilleri “La prima indagine di Montalbano” Mondadori euro 5

In effetti sono tre romanzi brevi o racconti lunghi. Il migliore è quello del titolo, dove (pur se scritto dopo) troviamo le basi della “montalbanità”. Gradevole

 

Passiamo alle bio.

Luciano Ligabue, noto semplicemente come Ligabue, (Correggio, 13 marzo 1960) è un cantautore rock italiano, nonché scrittore, regista e sceneggiatore cinematografico. Dopo aver svolto i lavori più disparati, tra cui il bracciante ed il metalmeccanico, quindi ragioniere, conduttore radiofonico, commerciante, promoter e persino consigliere comunale a Correggio per il Partito Comunista Italiano, nel 1987 fonda insieme ad alcuni amici il gruppo musicale amatoriale Orazero con il quale partecipa a diversi concorsi provinciali e nazionali con brani originali come Sogni di rock'n'roll, Anime in plexiglass, Sarà un bel souvenir, Bar Mario e Figlio di un cane. La prima "traccia ufficiale" di Ligabue risale al 1987, anno di incisione di Anime in plexiglass/Bar Mario. Essendo una bio-letteraria tralascio tutte le sue vicissitudini canore, nonché l’attività cinematografica (anche se importante). Nella scrittura ottiene grande successo di critica e pubblico con la raccolta di quarantatrè racconti Fuori e dentro il Borgo (1997) vincendo tra l'altro il "Premio Elsa Morante" e il "Premio Città di Fiesole". Altri racconti vengono pubblicati ogni anno sul diario della Smemoranda. Il suo primo romanzo, invece, arriva nel 2004: La neve se ne frega, presentato a Torino, Milano e Roma da Alessandro Baricco e Fernanda Pivano. Il libro, che riscuote autorevoli consensi e conferma le doti narrative dell'artista emiliano, balza subito in testa alle classifiche di vendita e, complessivamente, si attesta a quasi 200.000 copie vendute. La neve se ne frega, inoltre, vince il "Premio speciale Fregene 2004", il "Premio Fernanda Pivano" e il "Premio Giuseppe Giacosa". Anno da ricordare, il 2004, per il Liga: il 28 maggio viene insignito dall'Università di Teramo della laurea honoris causa in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Per l'occasione tiene un'interessante lezione dottorale dal titolo Il tempo dell'emozione, nella quale spiega il significato che egli attribuisce al proprio modo di comunicare attraverso musica, scrittura e cinema. Il 3 ottobre 2006 esce Lettere d'amore nel frigo, raccolta di 77 poesie scritte nel 2003, con cui Luciano cerca di dar sfogo a quello che è stato un periodo particolare della sua vita senza l'obbligo di dover coniugare parole e musica o di essere comprensibile a ogni costo. Da subito il libro entra ai primi posti nelle classifiche di vendita e riscuote molti consensi sia tra il pubblico (alcune di queste poesie, infatti, sono lette dall'autore durante il tour teatrale), che tra la critica.

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925, Andrea Camilleri vive da anni a Roma. Regista, autore teatrale e televisivo, ha scritto saggi sullo spettacolo. Negli anni 1945-50 ha pubblicato racconti e poesie, vincendo anche il Premio St Vincent. Ha insegnato Istituzioni di Regia all'Accademia d'Arte Drammatica. E' sposato, ha tre figlie e quattro nipoti. La mattina, appena alzato, gli piace "tambiasare" per una "mezzorata" circa, facendo tutte quelle cose inutili come raddrizzare un quadro, scorgere la copertina di un libro, etc. Non ha mai sostenuto l'esame di maturità perché a metà maggio del 1943 il preside del liceo classico di Agrigento, frequentato da Camilleri, decise che sarebbe valso il solo scrutinio a causa dell'imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate. A giugno infatti inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura". Durante lo sbarco degli alleati in Sicilia Andrea Camilleri in compagnia di alcuni amici d'infanzia ha assistito ad un episodio che lo ha colpito profondamente. Un soldato americano che aveva i gradi nascosti da fiori alla vista di una tomba tedesca, con un gesto inconsulto, con molta rabbia e odio, spezzò la croce che era stata posta lì con un gesto caritatevole. Quel soldato, si scoprì più tardi, era il generale Patton, militare di alto ingegno e coraggio ma definito dai suoi stessi sottoposti (di chiara origine siciliana) "un uomo fituso". Sin dal 1949 Camilleri lavora come regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome ad alcune fra le più note produzioni poliziesche della TV italiana, come i telefilm del Tenente Sheridan e del Commissario Maigret, e a diverse messe in scena di opere teatrali, sempre con un occhio di riguardo a Pirandello. Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è stato infatti autore di importanti saggi "romanzati" di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell'isola. La scrittura prende finalmente il sopravvento al momento dell'abbandono del lavoro come regista/sceneggiatore per sopraggiunti limiti di età (mai pensione fu più opportuna!). Del 1978 è l'esordio nella narrativa con "Il corso delle cose" (Lalli), pubblicato gratis presso un editore "a pagamento" con l'impegno di citare l'editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV tratto dal libro, "La mano sugli occhi"; il libro però non viene notato praticamente da nessuno. Nel 1980 esce da Garzanti "Un filo di fumo" (riedito poi, come il primo, da Sellerio), primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell''800 e l'inizio del '900. Ma è nel 1992, con l'apparizione (sempre da Sellerio, che pubblica la gran parte delle sue opere) de "La stagione della caccia", che Camilleri diventa un autore di grande successo: i suoi libri, ristampati più volte, vendono ora mediamente intorno alle 60 mila copie. Oltre alle opere ambientate nella Vigàta di un tempo, dal "Birraio di Preston" (1995) -il libro ai suoi tempi più venduto con quasi 70 mila copie- a "La concessione del telefono" (1999), ci sono i gialli della Vigàta odierna del Commissario Montalbano, con l'invenzione del quale arriva il grande successo. Montalbano è il protagonista di romanzi (il primo è "La forma dell'acqua", del 1994) e racconti che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non presentano alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di più facile lettura. Da anni ormai le indagini del sarcastico Commissario, nonché le atmosfere e il divertente e azzeccato linguaggio italo-siculo dei romanzi e dei personaggi di Camilleri, affascinano migliaia di lettori. Nei suoi romanzi l'intreccio poliziesco e' fondamentale, ma in fondo è solo il pretesto per la creazione dei personaggi. L'aspetto e il carattere di questi è la parte del lavoro di creazione che Camilleri privilegia. I protagonisti delle sue storie sono spesso infatti molto divertenti ed ironici; ma anche molto malinconici, e questo vale in misura maggiore per il Commissario Montalbano.

giovedì 8 febbraio 2007

Riprendiamo a pubblicare

Più di un mese dall’ultimo incontro. Mi scuso e spiego.

Oggi ho ripreso l’impegno con le carceri, e questo ha occupato molto del mio (poco) tempo libero.

Dopo un anno di gestazione, sono di nuovo davanti a Rebibbia. Dopo scambi di idee con l’organizzatrice Luciana per capire come andare avanti, per mesi ho lavorato sulle idee da presentare al corso.

L’anno scorso, come approccio e come primo anno, avevo impostato tutto sui luoghi. Lo spunto veniva dal percorso che i carcerati stanno facendo durante i corsi di approfondimento, in particolare questo dedicato alla scrittura. Partivano dai loro luoghi, dalle loro radici per cercare/trovare la loro identità. Ed io avevo proposto un percorso di città: Genova, Milano, Roma e Napoli viste attraverso i cantautori autoctoni. Era un percorso direi “facile”; canzoni orecchiabili, che però potevano (ed hanno) fatto nascere discussioni ed approfondimenti. Paoli e De Andrè. Jannacci e Gaber. Dalla e Baglioni. Bennato e Daniele.

Ma ora loro stanno approfondendo questi temi e mi hanno chiesto di passare dai luoghi intesi come città, a tutte le identità che potevano rappresentare o descrivere uno stato del proprio essere. Una mappa fisica e mentale della propria esistenza.

Panico.

Ho cercato, fatto scalette. Poi ho messo da parte, pensando quasi che, come per incanto, tutto passasse ed io ne fossi esentato.

Ma quando Luciana mi ha dato la scadenza dell’8 febbraio ho dovuto fare i conti con la realtà. Ho messo in fila le idee e buttato giù questa mappa che dalla terra di appartenenza, portasse al cielo di sé stessi, della ricerca, del trovare chi siamo. O almeno provarci.

Grazie alle feroci critiche di Chiara, questa scaletta si è pian piano asciugata, fino a quella che oggi ho presentato. Sapendo anche che poteva far nascere discussioni e che non sempre le scelte potevano essere facili.

Infatti, in queste tre ore ho fatto solo metà delle cose che avevo pensato. Partendo dalla terra (e dalle città) per fare un filo con lo scorso anno, da Celentano sono arrivato a De Gregori, passando per Vecchioni e Guccini. De Andrè e Fossati sono rimandati alla prossima puntata. Ma scoprire che una canzone difficile come Cirano di Guccini suscita più discussioni e riflessioni del Ragazzo della via Gluck, porta a riflettere.

Si, a riflettere come feci lo scorso anno sulla labilità che ci separa da baratri. Ritorno sempre infondo alla mia adorata Sally, “ Perché la vita è un brivido che vola via. È tutto un equilibrio sopra la follia!”

Ma sono contento e grazie a voi tutti, consapevoli o meno dell’aiuto che mi avete dato.

Dopo la lunga introduzione, che spiega (forse) il mese di ritardo, riprendo anche le mie trame.

Tanti libri in questo mese (anche grazie ai lunghi viaggi aerei), ma torniamo alle triadi ormai classiche. Un italiano, pluridecorato. Un francese come debito di viaggi. E la trilogia del teatro.

Maurizio Maggiani “La regina disadorna” Feltrinelli euro 8

La prima parte mi è piaciuta, con la vita nel porto di Genova, tra banchine e carrugi. La seconda, conflitto tra civiltà ed aborigeni mi ha lasciato freddo. E la fine mi è sembrata forzatella, un po’ per far quadrare tutti i conti

Alphonse Daudet “Tartarino di Tarascona” Giunti euro 4,99

Ritratto satirico di un provinciale, presunto gran cacciatore che è un incrocio fra don Quijiote e Sancho Panza. In paese è considerato un truce e sopravvalutato dai concittadini; sono loro a decidere che lui sta partendo alla volta dell’Africa per andare a caccia di leoni. Tartarino non può deluderli e parte davvero. Arriva in Algeria bardato da guerriero turco, ma scopre che Algeri è una città civile, senza leoni, e l’unico vestito in costume è lui. Si lascia abbindolare da un’araba, Baia, e da un principe montenegrino, ma la fiducia riposta in lui dai conterranei lo convince a addentrarsi nel deserto a caccia di leoni. Il principe che lo conduce si rivela un truffatore quando lo deruba di tutti gli averi. Tartarino si trova poi di fronte un leone e lo uccide, ma si tratta di un esemplare addomesticato, cieco e malandato, cui i locali erano affezionati. La pelle viene comunque spedita in patria, mentre Tartarino si rimette in viaggio verso casa, deluso e mortificato dall’aver appreso che l’amata Baia è una cinica chanteuse, amante di un muezzin. La terra dei suoi sogni è un nido di profittatori, ben più smaliziati di lui, altro che selvaggi e leoni. Ma l’arrivo in patria non è meno trionfale: ricevuta la pelle di leone, i concittadini hanno immaginato ogni sorta d’eroiche imprese e sono accorsi in massa al porto e Tartarino, riacquistata la sua posa eroica, narra le favolose avventure da lui compiute. Ho notato l’ingenuità della trama. Ho apprezzato i luoghi (la Provenza e Algeri) e la traduzione di Aldo Palazzeschi. Filologia.         

Euripide, Hofmannstahl, Ritsos “Elena. Variazioni sul mito” Marsilio euro 6

Elena rimane nell’immaginario il mito della donna che abbandona il tetto coniugale per cercare il suo piacere, per vivere la sua vita. In questo libro si presentano situazioni che rovesciano il mito. Euripide e Hofmannstahl ci portano una Elena, libera da ogni colpa, che soggiorna altrove. Sono gli dei che vogliono distruggere Troia. E Menelao, dopo lunghe peripezie riavrà la sua sposa onorata e fedele. L’atto unico di Ritsos invece ci presenta un’Elena sulle soglie della vecchiaia, attendere la morte chiedendosi perché sia ritornata con un Menelao che non fa altro che mangiare e lustrare i suoi trofei di guerra. Lettura non facile, ma molto gradita. “per chi discende da un padre illustre la gloria più bella è seguirne le orme e lo stile di vita” “Nessuno se ricorre all’oracolo ma se ne sta con le mani in mano diventa ricco” “quando si è in due non può essere felice l’uno ed infelice l’altro” “i corpi non hanno il dono dell’ubiquità, i nomi si”

 

Ed ora le note biografiche.

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, 1951) è uno scrittore italiano. Figlio di una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni diverse (è stato anche impiegato e costruttore di pompe idrauliche) è approdato alla scrittura. Nel 1987 vince il Premio "Inedito - l'Espresso" con il racconto “Prontuario per la donna senza cuore” e negli anni successivi conosce il successo di critica e pubblico. Con “Il Coraggio del pettirosso” (1995) ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Campiello; con “La Regina disadorna” (1998) ha vinto il Premio Alassio e il Premio Stresa per la narrativa. Nel 2005 ha vinto, con il romanzo “Il viaggiatore notturno”, i premi Ernest Heminguay e Parco della Maiella e il Premio Strega.

Alphonse Daudet, nasce a Nîmes li 13 maggio 1840 e muore a Parigi il 16 dicembre 1897. Studia a Lione, poi si trasferisce a Parigi, come segretario del duca di Morny, personaggio influente del Secondo Impero. Ma il duca muore improvvisamente nel 1865 e questa cambia tutta la sua vita. Da questo punto in poi si dedica alla scrittura, non soltanto come giornalista per « Le Figaro » ma anche come romanziere. Dopo un viaggio in Provenza, scrive i suoi primi testi che diventeranno parte di “Lettres de mon Moulin ». Consoce il successo con la pièce teatrale « Dernière Idole », poi ottiene dal direttore de L'Événement, l'autorizzazione a pubblicare un feuilleton per tutto il 1866, dal titolo « Chroniques provençales ». Da questo momento, continua a scrivere sopratutto opere di costume, fino al suo personaggio mitico Tartarino di Tarascona del 1872. Continua quindi a dedicarsi alla scrittura, riuscendo ad esprimersi in un francese considerato classico, tanto che ogni anno viene messo in palio un Prix Daudet per l’autore che meglio rende omaggio alla lingua francese.

Euripide nacque, secondo la tradizione, a Salamina lo stesso giorno in cui avvenne la famosa battaglia, da una famiglia ateniese rifugiata sull'isola per sfuggire ai Persiani. Il suo nome verrebbe dall'Euripe, il canale dove si svolse la battaglia. Aristofane suggerisce a più riprese nelle sue commedie la bassa estrazione del poeta, confermato da Teofrasto. Tuttavia, la sua cultura dimostra una educazione raffinata, acquisita dallo studio presso sofisti come Protagora, che non sarebbe stata possibile senza una condizione agiata. Avrebbe messo insieme una ricca biblioteca, una delle prime di cui si faccia menzione. Euripide partecipò anche a giochi ginnici, venendo incoronato almeno una volta. Contemporaneo di Socrate, ne divenne amico. Si propose pubblicamente come tragediografo a partire dal 455 a.C.. La sua prima opera, “Pleiadi”, ottiene il terzo premio. Diviene presto popolare. Plutarco racconta, nella vita di Nicia, come nel 413 a.C., dopo il disastro navale di Siracusa, i prigionieri ateniesi in grado di recitare una tirata di Euripide venissero rilasciati. Verso il 405 a.C., Euripide si ritira a Magnesia, poi in Macedonia, alla corte di Archelao, dove muore, si dice, sbranato dai cani. Solo dopo la sua morte la Grecia lo riconosce e le sue opere divengono famose. Gli ateniesi gli dedicarono nel 330 a.C. una statua di bronzo nel teatro di Dioniso.

Hugo von Hofmannsthal (Vienna, Austria, 1 febbraio 1874 - 15 luglio 1929) è stato uno scrittore e drammaturgo austriaco. Dopo aver compiuto studi giuridici e successivamente di filologia romanza e filosofia, si dedicò alla poesia e al dramma. Giunse alla notorietà molto presto e altrettanto precocemente, in seguito ad una profonda crisi creativa, si allontanò dalla poesia e dal lirismo delle prime opere per dedicarsi interamente al teatro. Il rischio che aveva intuito era quello di perdersi nell'estetismo fine a sé stesso. Iniziò quindi una collaborazione con il musicista Richard Strauss, che si protrasse per oltre vent'anni, dando origine a un dramma musicale in cui la parte librettistica assumeva un rilievo letterario di primo piano

Yannis Ritsos poeta greco nato il 1 maggio 1909 e morto l’11 novembre 1990. Considerato uno dei 4 grandi poeti greci del Novecento insieme a Kostis Palamas, Giorgos Seferis e Odysseus Elytis. Fu proposto senza successo per nove volte come premio Nobel per la letteratura. In compenso gli fu assegnato il Premio Lenin per la Pace. Le sue poesie furono infatti banditi dalla Grecia per il loro contenuto di sinistra, poiché, come lui affermava, “serviva il comunismo con la propria arte. Tra le sue opere maggiori “Tractor” (1934), “Piramidi” (1935), “Epitaffio” (1936) e “Vigil” (1941-1953). Si dedica anche a bellissime poesie d’amore, tra cui “Serenata Notturna”, dove prendo i seguenti versi: “So che ognuno di noi va verso l’amore, verso la fede, verso la morte da solo. Lo so. C’ho provato. Non è servito. Fammi andare insieme a te.”

domenica 14 gennaio 2007

Il nuovo anno (1 gennaio)

Non contento dell’ultimo invio dell’anno scorso, vi tengo compagnia anche con il primo invio dell’anno nuovo. Letture, ora, molte italiane ed un po’ anche no, sempre per colmare la differenza con le ultime letture. Cominciano dagli esteri

Alfred Andersch[1]

Il padre di un assassino” Marcos y Marcos euro 10

Un piccolo gioiellino. Un’ora nella vita di un ragazzo a confronto con l’istituzione scuola e il proprio futuro. Scrittura attraente e sempre contro il tiranno. Scritto nell’80 ambientato nel 28 mi rimanda l’aria di Monaco pre-hitleriana. Bello (e partecipato non come il freddo Zoderer che ho letto-citato questa estate)

Poi torniamo agli spagnoli, con un libro un po’ più articolato di un altro scrittore “estivo”


La pista di ghiaccio” Sellerio euro 10

Scrittura alla Kurosawa, un po’ prende ed un po’ si perde. Molte le frecce all’arco, non tutte arrivano al segno. Il fondo “noir” sembra venire sempre in prima fila, ma poi si perde nei caratteri dei personaggi, con alcune uscite “sociali” sempre da apprezzare. Certo mi sento legato alla sua biografia, ed alla sua mancanza.

E poi la grande Agota (sempre ringraziando Rosa che me l’ha fatta conoscere)

Agota Kristof[3]

L’analfabeta” Casagrande euro 10

Bellissimo anche per chi non ha letto altro. Scrittura asciutta, non vuole dire molto, ma con due frasi, ecco sei altrove, ecco capisce i problemi suoi di profuga, la lingua, l’essere, lo scrivere come necessità. “la fuga verso un paese estraneo dove bisogna apprendere a liberarsi dall’emarginazione e dalla tristezza”. Gioiello di scrittura

Di passaggio cito invece un libricino di autrice straniera scritto in italiano


Il paese dove non si muore mai” Einaudi euro 10

In una Albania recente, riecheggiano i temi pre-muro di tutta l’epica dei paesi oltre cortina. Breve, conciso, e scritto da uno straniero in una lingua di adozione (e a volte si sente). Anche se poi è stato prima pubblicato in Francia.

Veniamo agli italiani, un po’ girovagando per la penisola. Dalla Sardegna


I sogni della città bianca” Il Maestrale euro 10                  

Cagliari nella penna di un sardo. Ma anche tanto altro. Non sempre mi piace. Una trentina di racconti prima dello sbocciare in romanzi. Si nota il piacere di scrivere, la ricerca del comunicare. Personalmente a volta mi lascia esterno, non mi consente di entrare nella favola narrativa. Una frase del pugile gay “ognuno prima o poi deve tornare alla sua casa. Altrimenti finisce di essere qualcuno e diventa nessuno. Un uomo fuori dalla sua terra è come un cavallo senza testa…

Alla Sicilia

Davide Camarrone[6]

“Lorenza e il commissario” Sellerio euro10

L’inizio promette bene, è avvincente l’incalzare del morto e dell’inchiesta, con al centro, protagonista positiva, una squillo d’alto bordo. Poi si perde, si ingarbuglia per trovare un senso a tante cose. Ed il finale mi lascia perplesso. Tanta fatica scrittoria per arrivare a quasi nulla. Certo è un’opera prima. Si vedrà.

Passando per Milano

Paolo Roversi[7]

Blue Tango” Stampa Alternativa euro 10

Uno scorrevole “noir metropolitano” italiano. Milano, atmosfera, un pizzico di Paolo Conte. Ben congeniato e non banale.                

E finendo a Roma

Giulia Carcasi[8]

Ma le stelle quante sono” Feltrinelli euro 10

Libro giovane, scritto dalla ventenne. Emozioni facili alla “Tre metri sopra il cielo”, ma scritti con alcuni spunti interessanti, alcune frasi utili, tra cui cito a memoria “ricomincia ad ascoltarti ed avrai le tue risposte. Nonché intelligente il libro dei due punti di vista (io e tu), messi da un capo all’altro del libro. Così c’è anche la “libertà” lasciata al lettore di scegliere il proprio percorso di lettura.





[1] nato a Monaco nel 1914 (morto a Berzona [Svizzera] nel 1980). Durante il nazismo, nel 1933, subì il carcere a Dachau per la sua appartenenza al partito comunista. Narrò le sue esperienze di guerra sul fronte italiano ne Le ciliegie della libertà (Die Kirschen der Freiheit, 1952), dove la sua scelta di disertare è presentata come il recupero della propria autonomia morale. La libertà dell'uomo e la difficoltà di raggiungerla e mantenerla sono il tema di fondo dei romanzi Zanzibar (Sansibar, 1957), e La rossa (Die Rote, 1961). In Efraim (1967) Andersch abbozza un ritratto dell'intellettuale nonconformista. In Winterspelt (1974), romanzo fantastorico, esalta l'immaginario tradimento di un ufficiale tedesco che risolve con una pace anticipata l'offensiva tedesca delle Ardenne nel 1944.



[2] nato a Santiago del Cile nel 1953. A quindici anni, nel 1968 si trasferisce a Città del Messico con i genitori dove per cinque anni vive libero e scapigliato frequentando artisti ribelli sognatori e fuggitivi. Esseri lontani e pieni di antipatia per i letterati ufficiali. Simpatizza col Mir (il Movimento della sinistra rivoluzionaria), scrive poesie. Nel 1973 un breve ritorno in patria giusto per piombare in quel 11 settembre, nella sanguinosa caduta di Allende, e nell'ascesa di Pinochet. E per partecipare alle manifestazioni che esplodono per strada, per essere arrestato (cavandosela per fortuna con pochi giorni di carcere). A questo punto, quando torture e sparizioni diventano la quotidianità del Cile, l'unica via possibile è la fuga. Passaggio a Città del Messico e arrivo in Spagna, Barcellona. “In qualche misura tutto quello che ho scritto è una lettera d'amore e un saluto alla mia generazione, a quelli che hanno scelto la militanza e la lotta e che hanno dato quel poco che avevano, e quel molto che avevano, la giovinezza, a una causa che per noi era la più generosa del mondo (...) l'intera America Latina è seminata con le ossa di questi giovani dimenticati”. In Spagna però non è come in Messico, né come in Cile, Roberto Bolaño non trova i suoi poeti sballati e sognatori, vive un conflitto fra il tentativo di legarsi e l'insofferenza verso la comunità dei sudamericani esuli. Poi ci sono i bisogni legati alla sopravvivenza e così lavora come cameriere, vigilante notturno, spazzino, portuale. Ecco una delle molte cose bizzarre di quest'uomo, che si sentiva soprattutto poeta, e invece esordisce a quarant'anni nella prosa, e in dieci anni, dal '93 al 2003 scrive dieci libri, tutti quanti geniali, bizzarri, importanti. I detective selvaggi, Chiamate Telefoniche, Notturno cileno, La letteratura nazista in America, Stella distante... Diventa in fretta uno degli scrittori in lingua spagnola più letti, più influenti, riconosciuto come maestro indiscusso da scrittori quasi coetanei. Poi, di colpo, a soli cinquant'anni, nel 2003, ci ha lasciati qui soli. E' morto mentre aspettava un trapianto di fegato in un ospedale di Barcellona.



[3] nata a Scicvàud in Ungheria nel 1935, abbandona clandestinamente il suo paese nel 1956. Si rifugia a Neuchatel, nella Svizzera francese dove trova lavoro in una fabbrica di orologi : "era un lavoro del tutto alienante", racconterà al termine di quell'esperienza durata cinque anni. Scrive fin da giovanissima, dapprima in ungherese, poi in francese, cominciando con testi per il teatro. Nell'87, pubblica il suo primo romanzo Le grand Chaier, a cui seguono Le previe (1988), e le Troisième menzogne (1991), che confluiranno in traduzione italiana ne La trilogia della città di K (Einaudi 1998). Questi tre brevi romanzi, che la rendono celebre in tutto il mondo, raccontano con stile scabro e impietoso, di scenari cupi e minacciosi dell'Europa dell'Est, sospesi tra la guerra e la pace : "non è stato facile riportare alla luce i ricordi spiacevoli del passato. Non riesco a rileggere i miei libri mi fanno troppo male, forse perché assomiglio troppo alla mia scrittura secca, negativa, senza speranza". Dal romanzo Hier, Ieri, (1995), è stato tratto il film di Silvio Soldini, Brucio nel vento (2001).



[4] nata a Tirana nel 1968. Ha studiato Belle Arti in Albania, poi, dal 1991, all'Accademia di Brera. Dal 1997 vive a Parigi. È fotografa, pittrice e videoartista. Il paese dove non si muore mai è il suo primo romanzo, pubblicato in Francia da Actes Sud e in corso di traduzione in una decina di paesi.



[5] Nasce a Capoterra in Sardegna nel 1952, ma ben presto si trasferisce a Cagliari dove trascorre la sua infanzia e l'adolescenza. Durante gli anni giovanili, Sergio Atzeni, inizia a dedicarsi a scritti giornalistici, pubblicati su svariati quotidiani sardi. Inoltre questo è anche il periodo in cui si schiera nel Partito Comunista, partecipando attivamente e con grande impegno politico. Ma solo negli anni a seguire riesce a trovare un lavoro stabile nell'ENEL. Ma questo lavoro non è da lui gradito e così, lo abbandona presto. Nel 1986 parte per l'Europa, e in seguito si trasferisce a Torino. Questi si rivelano gli anni più creativi nella sua carriera da scrittore infatti scrive i suoi primi romanzi più importanti, come "L'apologo del giudice bandito","Il figlio di Bakunìn", "Passavamo sulla terra leggeri" e "Il quinto passo è l'addio". I suoi romanzi sono ambientati in Sardegna, la sua isola nativa, che ama e stima con tutti i suoi pregi e difetti. I protagonisti appartengono alle più svariate classi sociali, ma in particolare sottolinea la semplicità dei popolani sardi, indicandone le tradizioni e le loro storie. Atzeni combina insieme lingua sarda ed italiano con maestria, attuando un processo di rivalutazione della lingua che sarà ripreso successivamente da Andrea Camilleri con il siciliano. "Sono sardo, sono italiano, sono europeo" era un suo credo, molto prima dell'avvento di Maastricht. La sua carriera da scrittore viene stroncata tra le acque dell'isola di Carloforte, dove muore affogato nel 1995. Dopo la sua morte sono stati trovati altri suoi scritti, buona parte dei quali rapidamente pubblicati. I suoi libri sono ancora oggi i piú venduti in Sardegna e trovano numerosi estimatori anche nel Continente.



[6] 39 anni, è giornalista della Rai a Palermo. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, ed è autore di alcuni saggi, testi letterari e teatrali. Ha scritto il soggetto e la sceneggiatura di «Ce ne ricorderemo di questo pianeta», un docudrama dedicato a Leonardo Sciascia, premiato in numerose rassegne dedicate al cinema documentario. Lorenza e il commissario è il suo primo romanzo.



[7] (Suzzara, 29 marzo 1975) è uno scrittore italiano e informatico, vive a Milano. Mantovano di origine, nel 1999 si laurea in Storia contemporanea all'università Sophia Antipolis di Nizza (Francia) con una tesi sull'occupazione italiana in Costa Azzurra durante la seconda guerra mondiale. Studioso di Charles Bukowski, alla cui opera ha dedicato due libri: la prima biografia italiana scritta con l'aiuto di Fernanda Pivano ed un libro di aforismi pubblicato nel 1997 nella collana Millelire. Giallista è uno degli esponenti del cosiddetto noir metropolitano. Ha scritto un libro-guida su Mantova e la sua gente, ed uno sulla professione dell'informatico.



[8] nata a Roma nel 1984. Con le sue parole “Si prepara all’esame di anatomia e il cuore la lascia ancora perplessa. Ma sta ad ascoltare. Senza stetoscopio. Se la vita va veloce, lei non la perde di vista, le va dietro (canzoni nelle orecchie e un biglietto per Parigi in tasca), col vento che s’aggrappa ai capelli e li fa arrabbiare ancora di più. Se due personaggi le regalano la loro storia per raccontarla, lei non ci pensa su. Racconta.”


Letture composte (31 dicembre)

Per questa fine anno volevo segnalare alcune letture degli ultimi mesi e degli ultimi giorni che non hanno ancora avuto spazio nelle mail settimanali. Letture composite, alcuni classici, qualche autore di transizione e qualche saggio.

Cominciamo dai classici, anche piuttosto agili.


”La doppia morte di Quincas l’acquaiolo” Einaudi euro 9

Un libro di Amado cinquantenne, pieno di tutti i colori, i sapori (e le contraddizioni) del Brasile di Bahia. Trasfigurazione della propria voglia di fuggire un mondo grigio, per stare lì dove la vita è vera. E morire, si morire lì dove il cuore vive, nel mare (fisico e metafisico) di tante passioni.

Riprendo anche il mio amato egiziano, nel libretto regalatomi da Rosanna (qui niente biografia che già l’ho presentata).

Nagib Mafhuz

Il giorno in cui fu ucciso il leader” Newton & Compton euro 8,90

Bella scrittura del Nobel. Racconto a più voci, ambientato al tempo dell’uccisone di Sadat, dove le varie vicende, personali e pubbliche si intrecciano. Sino alla conclusione, dove, al solito, noi “normali” saremmo sempre sconfitti.

Rimanendo in tema di egiziani classici


La commissione” De Martinis & C. euro 9

Pensavo che fosse anche lui, come Mahfuz, un egiziano più “aderente” al mondo arabo. Mi sembra pretenzioso ed ingenuo, a volte kafkiano. Si muove a tesi. Ma non riesce a suscitare emozioni. Forse troppo politico?

Facciamo una prima transizione, verso un ormai classico americano


”La confraternita dell’uva” Einaudi euro 9

Il tentativo di fare i conti con il padre. Un viaggio nella propria famiglia, nella propria esistenza, con la leggerezza di una sceneggiatura (nessuna difficoltà espressiva), ma con punte di sentito, infinto, dolore. Riusciremo mai a fare i conti con i nostri genitori?

Per alleggerire, in tema di americani ho passato ore piacevoli con

Sue Grafton[4] 

“Q come Quore” TEA euro 8,40

Q-esima avventura dell’alfabeto del crimine di Kinsey (il titolo originale era Q as Quarry). Anche questa, come le ultime, ha andamenti strani, perché la nonna di Kinsey sembrava di averla già incontrata. Sembra come se stesse ripassando alcuni anni (tipo che Kinsey si ferma sempre sui suoi 37). Interessante il tentativo di ripercorrere un vecchio omicidio, come la serie TV. Fine un po’ affrettata. Stranamente una frase “Essere vecchi non significa essere maturi” (detto dalla zia rispetto alla nonna di Kinsey).

Ancora più alleggerito, ma non riuscito


“Le relazioni culinarie” Ponte alle Grazie euro 9

La storia è fragilina e poco “coinvolgente”, un presunto triangolo amoroso, dove due gourmet cercano di conquistare una lei a suon di cene. Però è un vero manuale di cucina greca.

Per transitare verso i saggi ritorno in Italia, con un raccontino (che ho fatto circolare molto in ufficio)


”Cordiali saluti” Einaudi euro 9,50

Non è caustico, di più. Storia di un responsabile del personale che deve “allontanare” dipendenti inutilizzabili nella logica industriale. Dove andremmo a finire schiacciati dai “disumani” meccanismi aziendali? Cento pagine di pugni nello stomaco.

E veniamo ai saggi. Il primo di autore italiano

Roberto Andreotti[7]

“Classici elettrici” BUR euro 8,80

Sono arrabbiato. Mi ero accostato al libretto sui classici da Omero al tardoantico sperando, date le premesse dell’autore, in una cavalcata attraverso i secoli su autori noti ma visti con nuovi occhiali. Purtroppo, mi è sembrato più un esercizio di stile. Quanto sono bravo e quante cose ho letto e so collegare. Pieno di “citazioni per colti”, perde il fascino di svariare da Euripide ad Origene. Riamane un catalogo forse utile, ma da prendere ed usare in modo diverso.

Il secondo, finalmente l’ho letto dopo tanti anni di rimando


“Il Tao della fisica” Adelphi euro 7,50

Forse mi sarebbe più servito anni fa. Comunque è datato (la teoria Bootstrap direi sorpassata). L’idea di base che la fisica moderna ed il misticismo orientale possano essere complementari, o entrambi utili per capire il mondo, la trovo in ogni caso degna di approfondimenti. Ed interessante la citazione iniziale “Qualsiasi via è solo una via, e non c’è nessun affronto, a sé stessi o agli altri, nell’abbandonarla, se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare… Esamina ogni via con accuratezza e ponderazione. Provala tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda … Questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha, non serve a niente.”

E per finire il vulcanico Schoppy (anche qui senza bio, da poco presentata)

Arthur Schopenhauer

Aforismi sulla saggezza del vivere” Mondadori euro 6,80

Ragionamenti e consigli sulla felicità da parte del grande maestro che con occhi acuti ti guarda dalla copertina. A volte involuto, a volte datato, ma di un’estrema lucidità, per togliere tutto ciò che è vanità e cogliere l’essenza di quella felicità che è difficile trovare in noi stessi, ma impossibile trovarla fuori di noi. Mi restano una montagna di osservazioni “Se vuoi dar valore a te stesso, devi dare valore al mondo” “quando avrai perso non aggravare la situazione rimproverandoti e punendoti per aver fallito” “chi ride molto è felice, chi piange molto è infelice” “la superiorità dello spirito rende poco socievoli” “la felicità appartiene a coloro che bastano a sé stessi” “non emergono facilmente coloro ostacolati da un misero patrimonio (Giovenale)” “la nostra condizione reale e personale … è cento volte più importante per la nostra felicità di quello che agli altri piace pensare di noi” “ciò che uno è … lo è in primo luogo e principalmente per se stesso: e se non vale molto ai propri occhi, non vale molto in assoluto” “mancanza di dolore e assenza di noia… questa è la felicità” “All’uomo di spiccate doti intellettuali la solitudine offre un duplice vantaggio: primo stare con se stesso e secondo non stare con gli altri … che in grande maggioranza sono moralmente cattivi e intellettualmente ottusi” “ogni risveglio è una piccola nascita … ogni coricarsi una piccola morte” “le anime simili si riconoscono da lontano” “la maggior parte della gente è così soggettiva che in fondo non prova interesse che per se stessa” “il carattere è semplicemente incorreggibile (pre-lowen)” “nessuno può portare a lungo una maschera fingendosi un altro (Seneca)” “concediamo e chiediamo indulgenza vicendevolmente (Orazio)” “a volte crediamo di sentire nostalgia per un logo lontano, mentre in realtà la nostra nostalgia è solo per il tempo che abbiamo trascorso in quel luogo quando eravamo giovani” “solo verso la fine della vita si riconosce e si intende veramente quello che si è, gli obiettivi e i fini che uno si è posto”. Molto tempo ho impiegato a leggerlo. E leggo e rileggo la parte finale sulla sera della vita, dove non ne riconosco la saggezza. Allora sono giovane o sono stolto?

 







[1] (10 agosto 1912 - 6 agosto 2001) è probabilmente lo scrittore brasiliano più conosciuto e quello di cui sono stati tradotte più opere in altre lingue. Nasce nella "Fazenda" Auricídia, nella città di Itabuna, situata nella regione meridionale dello stato di Bahia. Quando ha solo un anno d'età, la sua famiglia (suo padre era il proprietario della "fazenda") si trasferisce a Ilhéus, sulla costa, dove Jorge passa la propria infanzia. Frequenta le scuole superiori a Salvador de Bahia, capitale dello stato. In quel periodo comincia a collaborare con alcune riviste ed a partecipare alla vita letteraria, diventando uno dei fondatori della cosiddetta "Accademia dei Ribelli". Jorge pubblica il suo primo romanzo, “Il paese del carnevale” nel 1931, a soli 18 anni. Si sposa con Matilde Garcia Rosa due anni dopo e da lei ha una figlia, Lila, che nasce nel 1933. Nello stesso anno, pubblica il suo secondo romanzo “Cacao”. Frequenta la Facoltà Nazionale di Diritto a Rio de Janeiro nell'anno 1935. Militante comunista, è costretto all'esilio in Argentina e Uruguay dal 1941 al 1942, periodo durante il quale ha modo viaggiare attraverso l'America Latina. Al ritorno in Brasile, si separa da Matilde Garcia Rosa. Nel 1945, è eletto membro della Assemblea Nazionale Costituente, in qualità di rappresentante del Partito Comunista Brasileño (PCB), il deputato più votato dello stato di San Paolo. Come deputato, è il firmatario di una legge che garantisce la libertà di culto religioso. Nello stesso anno si sposa con la scrittrice Zélia Gattai. Nel 1947, anno in cui nasce João Jorge, il primo figlio avuto da Zelia, il suo partito, il PCB, è dichiarato illegale ed i suoi membri sono perseguitati ed arrestati. Jorge è costretto nuovamente all'esilio, questa volta in Francia, dove rimane fino al 1950, quando viene espulso. La sua prima figlia, Lila, muore nel 1949. Dal 1950 al 1952, Jorge abita in Cecoslovacchia, dove nasce sua figlia Paloma. Al ritorno in Brasile, nel 1955, Jorge si allontana dalla militanza politica, senza, però, abbandonare il Partito Comunista. Si dedica, da allora, interamente alla letteratura. È eletto, il 6 aprile 1961, nell'Accademia Brasiliana di Lettere. Riceve il titolo di Dottore Honoris Causa da diverse università. Tra i titoli ricevuti, quello di "Obá de Xangô" della religione Candomblé. Le sue opere letterarie sono oggetto di numerosi adattamenti cinematografici (come Donna Flor e i suoi due mariti, 1977, e Gabriela, 1982, entrambi diretti da Bruno Barreto, e Tieta do Brasil, 1996, di Carlos Diegues), rappresentate in teatro e alla televisione, e perfino soggetto d'ispirazione per alcune scuole di samba, nelle loro rappresentazioni per il carnevale brasiliano. I suoi libri sono tradotti in 49 lingue e pubblicati in 55 paesi. Nel 1987, è stata inaugurata a Salvador de Bahia, la "Fondazione Casa di Jorge Amado", il cui compito è quello di conservare e proteggere il suo patrimonio. La fondazione si impegna anche per lo sviluppo delle attività culturali nello stato di Bahia. Jorge Amado muore a Salvador il 6 agosto 2001. Dopo la sua cremazione, le ceneri sono state seppellite nel giardino della sua casa, il 10 agosto, il giorno nel quale avrebbe compiuto 89 anni.



[2] nato in Egitto nel 1937, è un autore versatile. Oltre ad avere scritto romanzi e racconti, ha prodotto letteratura per l’infanzia e science fiction, nonché libri di viaggio. Ha iniziato la propria carriera tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, mentre era in carcere (dal 1959 al 1964) perché, giovane studente di diritto presso l’Università del Cairo, militava nella sinistra comunista. Da quell’esperienza nasce nel 1966 Tilka al-Ra’ihah (Quell’odore), la sua vera opera di debutto, e, nel 1997, Sharaf (Onore); nel 1984 pubblica Beirut, sulla guerra civile che ha devastato il Libano e, nel 2000, Warda, racconto della rivoluzione araba nel sultanato dell’Oman repressa nel 1970. I primi due capitoli de La Commissione furono dapprima pubblicati come racconti separati nel 1979 e 1980, per poi essere riuniti in un unico romanzo nel 1981.



[3] (Denver, Colorado, 8 aprile 1909 - Woodland Hills, California, 8 maggio 1983) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di Nick Fante (originario di Torricella Peligna, Abruzzo) e di Maria Capoluongo (nata a Chicago, ma anche lei di origini italiane), vive un'infanzia turbolenta. Nonostante tutto riesce a diplomarsi ed inizia molto presto a fare lavori precari. La condizione di povertà e i suoi continui dissapori con il padre lo portano ad abbandonare la provinciale Boulder, dove vive con la famiglia, per tentare la fortuna a Los Angeles, dove arriva nel 1930. Qui si iscrive all'università con scarso rendimento, ma grazie a questa esperienza si avvicina seriamente alla scrittura. Nel frattempo vengono pubblicati i suoi primi racconti e i fratelli e la madre si trasferiscono anche loro a Los Angeles in seguito all'abbandono del padre il quale come descritto in "Aspetta primavera Bandini", effettivamente scappò con un'altra donna. Scrive con una certa regolarità per le riviste American Mercury e Atlantic Monthly anche grazie al supporto di Henry Louis Mencken, di cui è da tempo corrispondente. Sempre all'inizio degli anni '30 inizia la sua collaborazione con Hollywood in veste di sceneggiatore, un lavoro che non ama ma che comunque gli porta discreti guadagni. Ha lavorato anche in Italia come sceneggiatore per Dino De Laurentiis. Si trasferisce in una piccola stanza a Bunker Hill, celebrata con affetto nei suoi romanzi. Nel 1936 esordisce con La strada per Los Angeles, seguito nel 1937 da Aspetta primavera, Bandini, che riscuote subito un grande successo, due anni dopo replica il successo con uno dei suoi romanzi più famosi, Chiedi alla polvere. Durante la guerra John Fante vive un periodo di crisi narrativa dovuto anche all’impegno come collaboratore per i servizi d’informazione e alla nascita dei suoi quattro figli dalla moglie Joyce, sposata nel 1937. Il suo lavoro successivo è del 1952, anno di pubblicazione di Una vita impegnata. Si ammala di diabete e, sfiduciato, pubblica il suo romanzo, La confraternita dell'uva (o La confraternita del Chianti) nel 1977. L’anno 1978 è l'anno che vede l’incontro tra Fante e Charles Bukowski, che dichiara di considerarlo "il migliore scrittore che abbia mai letto" e "il narratore più maledetto d'America" (Bukowski giunse a dichiarare "Fante era il mio Dio"). Bukowski gli chiede l’autorizzazione di ristampare Chiedi alla polvere, per cui scrive un'appassionata prefazione. Pur di spingere la casa editrice Black Sparrow per cui scriveva a ristampare le opere di Fante, da lungo tempo fuori stampa, Bukowski giunge a minacciare l'editore di non consegnare loro il manoscritto del suo nuovo romanzo. La ripubblicazione delle sue opere fa vivere un periodo di speranza a John Fante che a causa della malattia è diventato cieco ed è stato sottoposto all’amputazione di entrambe le gambe. Il suo ultimo romanzo è Sogni di Bunker Hill, che Fante - ormai cieco - detta alla moglie, pubblicato nel 1982,e che conclude la saga del suo alter ego Arturo Bandini. John Fante muore in ospedale l'8 maggio del 1983. Ha lasciato numerosi inediti che poco per volta stanno facendo riscoprire un autore di notevole rilievo. A lungo trascurato in Italia (come altri scrittori di origine italiana negli Stati Uniti e in altri paesi), John Fante è stato oggetto di una riscoperta a partire dalla pubblicazione del volume di Romanzi e racconti nei Meridiani di Mondadori nel 2003. Nel maggio 2006, nei cinema esce il film "Chiedi alla polvere", ispirato dal suo omonimo romanzo. Nel cast Colin Farrell, Salma Hayek e Donald Sutherland. Il film è stato prodotto da Tom Cruise.



[4] Sue Taylor Grafton (nata il 24 Aprile 1940 a Louisville, Kentucky, USA) iè un’autrice di racconti e storie poliziesche. La sua opera più nota è una serie cronologica di racconti, conoscitui come “l’alfabeto del mistero” sono ambientati nella città inventata di Santa Teresa, sulla falsariga della prima città abitata da Sue, Santa Barbara, California (Grafton ha scelto il nome come tributo al grande giallista americano Ross Macdonald, che per primo lo usò come alternativa a Santa Barbara). Tutti i romanzi sono scritti al femminile, basati sull’investigatrice Kinsey Millhone. Il primo libro, del 1982, p "A" is for Alibi”, continuandoi poi con "B is for Burglar”, "C" is for Corpse, e così via. La serie tuttavia ha un andamento più lento della relatà, "Q" is for Quarry” ad esemopio, è ambientato nel 1987., benchè scritto nel 2002. L’ultimo ad ora è "S" is for Silence”,. Figlia del romanziere CW Grafton, Sue è diplomata in Letteratura Inglese all’Università di Louisville. Ha scritto anche per la televisione ed il cinema, in collaborazione con il marito Steven Humphrey.



[5] Nato nel 1944 ad Atene, ha studiato Filosofia all’Università di Aristotele a Tessalonica e al Conservatorio Nazionale di Arte Drammatica a Parigi. Ha insegnato al Dipartimento di Teatro della Scuola delle Belle Arti, all’Università di Aristotele a Tessalonica e all’istituto Francese di Atene. Andreas Staikos ha tradotto opere di autori francesi del Diciottesimo e Diciannovesimo secolo come Laclos, Marivaux, Claudel, Musset e Molière. Ha scritto e diretto molti lavori teatrali. Tra le sue opere: Dédale (1971), Clytemnestre peut- être (1974), Caracorum (1989), 1843 (1990), Le petit doigt d’Olympias (1992), Plumes d’autruche (1994), La pomme de Milos (1996), Le rideau tombe (1999), Nuits de débauche (2003), L’empereur du tabac (2005). Staikos ha scritto anche una novella Erietta chontée (1979) e il romanzo Liaisons culinaires (Le relazioni culinarie, Ponte alle Grazie) tradotto in una ventina di lingue e diventato un piccolo caso letterario in Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda e Finlandia. Il romanzo propone il legame fra cucina e seduzione, il connubio fra cibo ed eros che da sempre conquista uomini e donne di tutte le generazioni. Dimitris e Damocle, i due protagonisti del romanzo, si contendono i favori dell’affascinante Nanà grazie ai profumi, ai gusti e alle fragranze di piatti tipici greci che le fanno assaporare. La grande capacità culinaria dei due uomini avvolge Nanà in una spirale di piacere fisico in un curioso ménage à trois. L’autore coinvolge il lettore, non solo citando i piatti nel corso del racconto, ma anche inserendo alla fine di ogni capitolo le ricette con ingredienti e modalità di preparazione. Dalla maghritsa (minestra di Pasqua a base di interiora d’agnello) all’insalata di prezzemolo, dalla youvarlakia (un tipo di polpette) ai carciofi alla costantinopolitana.



[6] Nato a Roma nel 1975, vive e lavora a Torino, dove, dopo aver collaborato con "L'Indice" e con l'Osservatorio Letterario Giovanile del Comune, è divenuto consulente editoriale per la casa editrice Codice. In cinque anni ha cambiato otto lavori: è stato consulente, collaboratore occasionale, co.co.co, collaboratore a progetto e libero professionista, senza che la sostanza del suo impiego subisse mutamenti di rilievo. Ha partecipato a molte antologie, fra cui "Lettere In-chiostro" (Addictions, 1999). Ha pubblicato diversi romanzi: "Morto un papa" (Portofranco, 2002), "Qui non ci sono perdenti" (PeQuod, 2003), e il recente "Cordiali saluti" (Einaudi, 2005), salutato con entusiasmo da pubblico e critica.



[7] ROBERTO ANDREOTTI, nato a La Spezia nel 1959, ha studiato Filologia latina a Pisa con Gian Biagio Conte. Vive a Roma, dove è uno degli editor di “Alias”, il supplemento culturale del “manifesto”



[8] Fritjof Capra (Vienna, 1° febbraio 1939) è un fisico teorico, economista e scrittore. Si è occupato anche di sviluppo sostenibile, ecologia e teoria della complessità. La sua notorietà è dovuta soprattutto al bestseller "Il Tao della Fisica" (1975). Capra parte dall'osservazione che la fisica moderna, con la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica, presenta un quadro diverso da quello materialistico della fisica ottocentesca. Le "particelle" atomiche sono in realtà concentrazioni di energia in vibrazione piuttosto che veri e propri "corpuscoli duri" com'è sottinteso nella fisica classica, in cui si dà per scontata la validità della filosofia di Cartesio, la quale separa nettamente la materia (res extensa) dalla mente o dallo spirito (res cogitans). Nel libro Il Tao della Fisica Capra elenca una vasta serie di "affinità" tra il quadro che sembra emergere dalla fisica contemporanea e le filosofie orientali (filosofia indiana, buddhismo, taoismo). L'universo sarebbe la manifestazione di un unico campo astratto di intelligenza universale, che darebbe origine ad ogni forma e le sue parti sarebbero intimamente connesse a formare un grande organismo unitario. In questa visione, importanza decisiva viene attribuita alle onde e al concetto di vibrazione, che sostituisce il concetto tradizionale e statico di materia (che infatti sembra superato dall'attuale fisica nucleare e subnucleare). Nel libro "Il punto di svolta" e nei successivi, Capra si allontana dagli argomenti prettamente scientifici e filosofici per affrontare temi politici, economici ed ecologici, che secondo lui deriverebbero in modo naturale dalla nuova concezione scientifica. Tali sviluppi però non sono stati seguiti o condivisi da altri scrittori e scienziati new age, come ad esempio John Hagelin.


sabato 13 gennaio 2007

Natale (25 dicembre)

Mi sono concesso un giorno in più, per stanchezza, per voglia di girellare, per cercare di non essere rattristato da un Natale dal quale non ho l’allegria di altri natali.

Anche le letture ne hanno risentito. Anche se finalmente ho terminato il “volumone”

Noah Gordon[1]

Medicus” Bur euro 9

Una delle grandi saghe inglesi. La storia poco dopo l’anno 1000 di Rob J. Cole prima cerusico, poi studioso alla corte di Avicenna, infine medico in Scozia. Qualche calo, ma 700 pagine ben scritte e scorrevoli.

Ho invece divorato la mia amata

Marcela Serrano[2]

“Arrivederci Piccole Donne” Superpocket euro 5

Una rivisitazione del libro della Alcott, con 4 cugine cilene al posto delle 4 sorelle. Gustoso per chi ben conosce l’originale. Altrimenti non forse tra i migliori della Serrano, che in altre opere avevo amato alla follia. Alcune chicche “l’unico segno che ti faccia capire che stai superando il passato è quando smette di fare male” “l’arte si fonde con la vita: o la grandezza o il nulla; … tutti i grandi artisti erano uomini” “in quale momento la bontà si è alleata all’amarezza?” “Ada odiava i treni perché ogni treno era una separazione che dopo il ritorno si trasformava in perdita” “il dono è un biglietto di sola andata, solitario, come la spiaggia che spinge via il mare”

Finisco con un agile italiano, anzi, per la precisione, sardo


“Meglio morti” Einaudi euro 8,90

Altro giallo sardo del nuorese Fois. Storia molta sarda (sorda) che mi ha fatto dannare nella prima parte, molto spezzettata, che mi faceva perdere il filo. Poi si raddrizza, e, soprattutto, ha la sua catarsi finale in cui tutto si collega e si spiega (finalmente un giallo che non lascia nulla di oscuro). Mi ha dato molto senso dell’isola.






[1] Gordon è scrittore e giornalista americano, nato in una famiglia di origini ebraiche, l'11 Novembre del 1926, a Worcester (Massachusetts). Dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale ha prestato servizio nell'esercito degli Stati Uniti, ha frequentato i corsi di medicina all'Università di Boston. Dopo la laurea, negli anni '50, ha lavorato a New York in campo editoriale come freelance e poi, tornato a Worcester, come giornalista presso "The Worcester Telegram", "Boston Herald" e "Focus". In seguito Noah si interessa vivamente al mondo della medicina e della scienza, lavorando come editore del "Journal of Abdominal Surgery" e articolista in varie riviste mediche come il "Psychiatric Opinion". Nel 1965 ha scritto il romanzo parzialmente autobiografico "The Rabbi" con il quale si è imposto all’attenzione del pubblico e pubblicato dalla Rizzoli in Italia solo nel 2002 con il titolo "L’uomo che cercava la verità". Altri suoi best seller sono i tre romanzi imperniati sulla famiglia Cole, "Medicus" del 1989; "Lo Sciamano" del 1992 e " L’eredità dello Sciamano" del 1996, una trilogia imperniata su una famiglia di medici che si snoda per più di mille anni, attraverso cambiamenti di luogo, tempo e tecniche mediche, diventata bestseller e tradotta in molte lingue. Noah Gordon, ha continuato a mietere successi come con i precedenti romanzi e " Il medico di Saragozza", ha ricevuto il Premio Boccaccia 2001. Per il libro "Lo sciamano" lo scrittore americano è stato insignito di molti riconoscimenti, in particolare il premio Selezione Bancarella 1993 e il James Fenimore Cooper Prize per il miglior romanzo storico americano.



[2] Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951. Figlia del saggista Horacio Serrano e dalla scrittrice Elisa Pérez Walker, era la quarta di cinque fratelli. Nel 1973, a causa del golpe, si rifuggiò in esilio a Roma e solo nel 1977 tornò in Cile. Si laurea presso le Belle Arti dell’Università Pontificia Cilena nel 1983. Nel 1994 vince il premio Sor Juana Inés de la Cruz, per il suo romanzo “Noi che ci siamo tanto amati”. Poi anche il Premio Municipal de Literatura de Santiago grazie a “Para que no me olvides”. Si sposa con il diplomatico Luis Maira Aguirre, con il quale ha due figlie (Elisa e Margarita). Il marito fu ambasciatore in Messico dal 1997 al 2003 e dall’agosto 2004 è ambasciatore in Argentina.



[3] Marcello Fois (Nuoro, 1960) scrittore, commediografo e sceneggiatore. Nel 1986 si laurea in italianistica presso l'Università di Bologna. Nel 1989 scrive il suo primo romanzo, “Ferro Recente” che, grazie alla lungimiranza di Luigi Bernardi della Granata Press, venne pubblicato nel 1992 in una collana di giovani autori italiani su cui furono pubblicati anche i primi libri di Carlo Lucarelli (“Falange armata”) e Giuseppe Ferrandino (“Pericle il Nero”). Sempre nel 1992 pubblica “Picta” con cui vince, ex aequo con Mara De Paulis il Premio Calvino, mentre nel 1997, per “Nulla” riceve il Premio Dessì. Nel 1998 esce il primo romanzo di una trilogia – “Sempre caro”, “Sangue dal cielo” e “L'altro mondo” - ambientata nella Nuoro di fine Ottocento e che ha come protagonista un avvocato, Bustianu, personaggio per cui Fois si è ispirato ad un avvocato nuorese realmente esistito: Sebastiano Satta (1867-1914). Ed è proprio per “Sempre caro” che nel 1998 vince il Premio Scerbanenco. Con “Dura madre” ha invece vinto nel 2002 il Premio Fedeli. Oltre che alla narrativa, Fois si dedica anche alla sceneggiatura, sia televisiva (Distretto di polizia, L'ultima frontiera) che cinematografica (Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni) e al teatro per cui ha scritto “L'ascesa degli angeli ribelli”, “Di profilo”, “Stazione” (un atto unico per la commemorazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna), “Terra di nessuno” e “Cinque favole sui bambini” (trasmesso a puntate da Radio 3 Rai).