domenica 27 gennaio 2008

Slavistica

Questo secondo appuntamento del nuovo anno è dedicato al freddo Nord, con una contrapposizione da paura. Da un lato gli esimi gialli dello svedese mozambicano e dall’altra un capolavoro russo degli anni venti.

Come ricorderà chi ha già letto di Mankell, creatore della saga del commissario Wallander, lo scrittore passa sei mesi all’anno al caldo mozambicano. Qui lo troviamo con due libri, uno recente, di racconti sulla “nascita” del commissario, ed uno, il primo apparire del personaggio.

Hanning Mankell “Piramide” SuperPocket euro 5,50

Storie che si collocano come detto prima del primo Wallander. Tra le altre la prima in assoluto: in un tiepido pomeriggio di giugno del 1969, Wallander viene svegliato di soprassalto da un forte rumore che si insinua nei suoi sogni. Uno sparo. Non gli ci vorrà molto per scoprire il corpo senza vita del suo vicino: una macchia di sangue intorno al cuore, un revolver accanto alla mano. Agente poco più che ventenne, ambizioso e ancora innamorato di Mona, Wallander si trova così a collaborare con la squadra investigativa, di cui da sempre sogna di far parte, una scelta che porta ad amari scontri con il padre. Ma se alla fine di questa indagine avrà commesso molti errori e rischiato la vita, avrà anche dimostrato di avere del talento. Rispetto ad altri serial, questo regge bene anche il ritmo corto. E così Mankell riesce a dare una sistemata alla complessa biografia del commissario: casi di omicidio raccontano un Wallander inedito, che s'impadronisce del mestiere fino a diventare commissario del distretto di Ystad, facendo luce su alcuni aspetti della sua vita finora lasciati all'immaginazione del lettore. Tra l'altro le storie sono anche gradevoli, e permeate di quel “Block da 20 anni dopo” che fa anche il piacere di scorrere i suoi libri, oltre alla sensazione che è il filo di unione di tutto Mankell: l'inquietudine del presente.

Hanning Mankell “Assassino senza volto” Marsilio euro 8

Invece qui siamo alla prima storia di Kurt Wallander (finalmente in economica). In una Svezia di venti anni fa che sembra l'Italia di oggi. Sei mesi di vita nel commissariato di Ystad che passano in un baleno. Una giornata di gennaio, in un paese della Svezia, un contadino scopre che i suoi vicini, una coppia di vecchi contadini, sono stati assaliti e picchiati barbaramente. Incredulo di fronte a tanto sangue, avverte la polizia. Kurt Wallander accorre subito alla chiamata della centrale e quello che vede è peggio di quanto avesse immaginato. L'uomo è stato torturato e colpito fino alla morte, la donna è ancora viva e anche lei vittima di una violenza senza ragione. Prima di morire sussurra le sue ultime parole: "Straniero, straniero". Basta una fuga di notizie e i cittadini organizzano una caccia all'uomo. Wallander deve arginare la loro determinazione a farsi giustizia da soli. Lettura agile, con qualche spunto (il famoso giallo sociale alla svedese). Relax.

E sulla biografia di Mankell non ritorno.

Ed ora passiamo al grande russo, che (facendo pace con quelli che tratto male) mi è decisamente piaciuto.

Michail A. Bulgakov “Cuore di cane” BUR euro 5

Una delle tante “riprese”. Ed anche qui, senza delusioni. Certo l'autore non è proprio un pivello, ma avevo paura di una scrittura datata. Invece, scorre fresca per tutto l'apologo. Piena di verve, inventiva, citazioni (le cantate del dottore sull'aria dell'Aida sono da sballo), rimandi. Scritto negli anni Venti, la storia del cane Pallino, trasformato in uomo con un singolare esperimento scientifico da fabbricanti di mostri, assurdamente strappato al proprio mondo e costretto ad adattarsi a nuove, distorte e difficili condizioni di vita, è la personificazione del proletario vittorioso, ma ancora gravato dalle catene di una condizione subumana. E più universalmente, vittima completamente sradicata dalla storia, è l'emblema di un essere che non è più soggetto della propria esistenza. Da leggere, rileggere e meditare: guasti dell'estremismo e tronfietà del perbenismo. In tutto ciò, al meglio ne escono i cani.

E per finire parliamo invece di Michail Afanas'evič Bulgakov nato a Kiev il 15 maggio 1891 (un altro toro!). Era primogenito di un professore di storia e critica delle religioni occidentali, Afanasij Ivanovič Bulgakov. I figli di Afanasij, arruolati nell'esercito, si sarebbero poi stabiliti a Parigi. Michail Bulgakov fu arruolato come medico e fu inviato nel Caucaso, dove iniziò a fare il giornalista. Nonostante fosse relativamente benvoluto da Josif Stalin, a Bulgakov fu sempre impedito di uscire dall'Unione Sovietica o di andare a far visita all'estero ai suoi fratelli. Nel 1913 Bulgakov sposò Tat’jana Lappa. Nel 1916, si laureò in medicina, con menzione d'onore, presso l’Università San Volodimir di Kiev. Nel 1921, si trasferì con Tat’jana a Mosca. Tre anni dopo divorziò dalla prima moglie e sposò Ljubov' Belozerskaja. Nel 1932 Bulgakov si sposò la terza volta con Elena Šilovskaja. Nell'ultimo decennio della sua vita, Bulgakov continuò a lavorare all'opera Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica, storie ed eseguì alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Nel 1938 scrisse una lettera a Stalin chiedendo il permesso di fare un viaggio all'estero o altrimenti di ottenere qualsiasi lavoro in un teatro. Qualche tempo dopo ricevette una telefonata dal dittatore in persona che gli negava la possibilità di espatriare, ma gli prospettava un impiego al Teatro Accademico dell'Arte di Mosca, non però come drammaturgo. Bulgakov morì per una malattia congenita ai reni il 10 marzo 1940 e fu sepolto nel Cimitero Novodevichy di Mosca.

venerdì 18 gennaio 2008

Tre primizie napoletane

E TRAME ... E MARTE

E tre cambiamenti: il titolo, l’impaginazione e la cronologia.

Cominciamo dal fondo: invece di mettere il giorno, mese, anno, ho deciso di passare alla numerazione settimanale (prima, seconda , … , cinquantaduesima).

Per l’impaginazione, mi sembra meglio isolare il narrato di ogni libro, mettendo la mia trama e (ove ritengo) un più o meno sunto biografico.

Il titolo invece è preso da due versi del prof. Angelino Orini, chiosatore di una Opera Prima di cui prima o poi vi parlerò, che, finendo i suoi giorni come docente di Filologia Italiana presso l’A.U.C. (American University of Cairo), si diletta anche di poesia, e mi regalò questi due versi che ben descrivono quello che sento adesso:

“E TRAME ORDIVA L’INGENIOSO ACHEO

E MARTE UDIVA PIANGERE ODISSEO”

Come tutte le prose dell’Orini, anche questa nasconde qualche cosa. Che cosa?

Ma veniamo al menu di questa prima settimana del 2008.

Si parlerà oggi di opere prime, tutte e tre ambientate a Napoli.

Andiamone a parlare. in ordine crescente di piacevolezza.

Salvio Formisano “L’accordatore di destini” Meridiano Zero euro 9

Opera prima molto discontinua. In parte sembra voler cominciare qualcosa di importante, per cambiare il brutto intorno a noi. E poi ricade nel proprio ombelico, commiserazione di essere qualcosa ma non volerlo e non saperne uscire. Vagando senza sosta dalle colline di Posillipo al lungomare di Mergellina, mescolato alla gente che affolla le strade di Napoli, un uomo spia le vite degli altri. I casi di cui deve occuparsi per conto di un'agenzia investigativa privata gli mettono quotidianamente davanti le miserie umane. Ore passate a camuffarsi, ad appostarsi, a pedinare, solo per scoprire esistenze grette, rovinate dal caso, dalla noia, uomini che maltrattano donne, donne che umiliano uomini, fino all'insopportabile, e il tradimento che si configura spesso come l'unica via di fuga dal presente. E così che il protagonista comincia a pensare di intervenire direttamente in quelle vite che dovrebbe solo indagare, di redimere quanto in realtà sarebbe pagato per mandare a fondo. Uscendo pian piano dal suo ruolo di investigatore, entra nei panni di un insolito accordatore di destini, chiamato a porre rimedio all'insipienza e alla casualità dell'esistenza altrui. Ma questa volontà di modificare il fato degli altri, per salvarli, lo porterà fino a un punto da cui non è più possibile tornare indietro. Ma pi alla fine un po' si perde. Da rivedere.

“siamo quello che facciamo, la vita che viviamo. Quello che ci capita. O quello che ci facciamo capitare”.

Salvio Formisano è stato rappresentante di commercio, tecnico aeronautico, produttore cinematografico, finché ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Ha firmato già diversi soggetti e sceneggiature per il cinema.

Passiamo ad una primizia più articolata.

Renata Di Martino “Quattro piume per l’assassino” Avigliano euro 9

Un giallo ambientato a Napoli. Ottima prima uscita per la restituzione di un'atmosfera napoletana “verace”. Ed ottimo il commissario. A Napoli, nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, si aggira uno strano serial killer. Le sue vittime sono giovani donne bionde, strangolate e abbandonate con una piuma di pulcino tra le dita. Per questo la gente lo chiama il Pulcino. A indagare sui delitti è il commissario Crescenzo Criscuolo, dall'aria dolente e dimessa, ma in realtà dotato di grande intuito investigativo e di un'innata ironia. Dal momento che il Pulcino può essere chiunque, tutti sono sospettabili. La vera anima del romanzo è, però, Napoli, di cui rimangono impresse le vivide descrizioni di luoghi (da Vico d'Afflitto a vico Santa Maria delle Grazie, da Via S.Brigida a Porta Nolana) e le affettuose istantanee delle giovani vittime, ignare nei loro abiti dozzinali ma alla moda del triste destino che le attende. Il giallo in sé è forse un po' troppo scontato, prevedibile. Ma si spera nell’uscita di un secondo libro.

“Cose 'e pazze! Un serial killer ai Quartieri Spagnoli!” “noi, a Napoli, non ci facciamo mancare proprio niente”.

Renata Di Martino vive a Napoli ma è nata a San Pietro Avellana (Isernia), in una famiglia di origine contadina, con papà maresciallo, mamma casalinga, un fratello e una sorella. Infanzia abbastanza serena, adolescenza trascorsa in collegio mentre la famiglia si trasferisce a Napoli, dove il padre trova un lavoro di custode demaniale. Dopo la scuola magistrale, già a diciassette anni insegna e sceglie i paesetti montani del Molise. Si iscrive alla Scuola di assistenza sociale, per ottenere un altro diploma e poter insegnare alle superiori.. Cosa che fa per vent’anni. Mentre insegna, si iscrive anche alla facoltà di giurisprudenza, e frequenta il mondo teatrale. Fonda la cooperativa “Gli specchi”, con la quale recita per diverso tempo e poi lavora con Tato Russo per “Hotel Excelsior” e “L’Opera da tre soldi”. E’ anche cantante. Quindi approda alla letteratura.

E finiamo in bellezza con

Maurizio de Giovanni “Il senso del dolore” Fandango euro 10

Bella questa opera prima. Mi è piaciuto praticamente tutto: l'idea del commissario che vede/sente il dolore, l'ambientazione napoletana, la storia in sé come giallo e la sua soluzione. Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento freddo e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso. Forse mi aspettavo qualcosa in più sul lato amore, anche se qualcosa si intuisce. Speriamo che abbia un seguito (in fondo il sotto titolo era “L'inverno del commissario Ricciardi”, quindi aspettiamo le altre stagioni).

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005, con il racconto "I vivi e i morti", protagonista il commissario Ricciardi, vince il premio nazionale Tiro Rapido per giallisti esordienti. Questo è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2006 con il titolo “Le lacrime del pagliaccio”, ora rivisto e aggiornato per Fandango Libri.

domenica 6 gennaio 2008

Capodanno

Questa chiusura di mese coincide con la chiusura dell’anno, la chiusura del lavoro e chissà quante altre chiusure. Ma poiché ogni chiusura prelude (ipotizza) un’apertura, immaginiamo che questa fine sia anche un inizio.

Inoltre, il prossimo anno, il 2008 è ancora vuoto, ha tutte le pagine bianche e bisognerà riempirlo. Intanto, prendo a prestito un anagramma di Ennio Peres per trarmene una epigrafe “amore e lavoro, non a tutti li dà” (e spero che abbiate già fatto in fretta il contro-anagramma).

Ed allora chiudiamo quest’anno parlando di un libro di un egiziano (citando la mia arabofilia) che mi è abbastanza piaciuto anche se sono arrabbiato per le solite quarte di copertina e lanci editoriali vari (citando la mia astiosità anti-editoriale).

Parliamo infatti di

‘Ala Al-aswani “Palazzo Yacoubian” Feltrinelli euro 7,50

Chissà perché, infatti, quando si propaganda un libro che viene dai paesi arabi sembra che bisogna sempre solleticare una vena comica (o quanto sono buontemponi questi arabi che anche nel casino riescono a sorridere). La saga degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all'altra senza mai incrociarsi. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l'Egitto era ed è diventato. Oltre ai numerosi protagonisti, in questo romanzo campeggia la denuncia della società, della politica egiziana e dei movimenti islamisti. Beh, questo palazzo non fa sorridere, né è un libro “facile”. Pieno di citazioni (implicite ed esplicite) ai guasti dell'arabismo. Contro le sue (e nostre) ipocrisie. Pamphlet più che romanzo. Triste e senza speranza. Per chi ha in mente Il Cairo, poi, un bel viaggio nella memoria (con piazza Tala' Harb su tutte: ma perché non cita la mitica libreria?).

Riguardo all’autore, Ala Al Aswani è nato nel 1957. È un dentista che vive ed esercita il suo mestiere in Egitto. L’indirizzo del suo primo studio era proprio quello: Palazzo Yacoubian, Il Cairo. Già collaboratore di giornali e riviste egiziane, nel 2002 ha avuto questa brillante idea di prendere a raccontare le storie e le umane vicissitudini che le pareti di quel glorioso e particolare palazzo – costruito da un miliardario armeno negli anni ’30 – hanno visto intrecciarsi al proprio interno. Fatto sta che Ala Al Aswani – co-fondatore del movimento di intellettuali Kifaya che lotta per i diritti civili ed il progresso democratico – descrivendo un variegato intreccio di storie e personaggi ha ottenuto un fantastico successo nel mondo arabo, ponendosi, come numero di copie vendute, addirittura subito dopo il Corano.

 

Ma essendo anche fine mese, ecco l’elenco dei libri letti il mese scorso:

























































































































Autore


Titolo


Editore




Jerome K. Jerome


Tre uomini in barca


Rizzoli


6,80


‘Ala Al-aswani


Palazzo Yacoubian


Feltrinelli


7,50


Jack Kerouac


Poesie Beat


Newton Compton


5


Henning Mankell


Assassino senza volto


Marsilio


8


Rossana Campo


In principio erano le mutande


Feltrinelli


6,50 (4,55)


Maurizio de Giovanni


Il senso del dolore


Fandango


10


Enrico Franceschini


Avevo vent’anni


Feltrinelli


8,50 (5,95)


Erri De Luca


In nome della madre


Feltrinelli


7,50 (5,25)


Alicia Gimenez-Bartlett


Nido vuoto


Sellerio


13 (11,05)


Salvio Formisano


L’accordatore di destini


Meridiano Zero


9


Sandrone Dazieri


E stato un attimo


Noir – la biblioteca di Repubblica


7,90


Renata Di Martino


Quattro piume per l’assassino


Avigliano


9


Giorgio Scerbanenco


I milanesi uccidono al sabato


Noir – la biblioteca di Repubblica


7,90


Gianni Biondillo


Con la morte nel cuore


TEA


8,60


Michail A. Bulgakov


Cuore di cane


BUR


5


Azar Nafisi


Leggere Lolita a Teheran


Adelphi


10


Paul Auster


La notte dell’oracolo


Einaudi


9,80 (6,86)


Carlos Ruiz Zafon


L’ombra nel vento


Mondadori


12 (10,20)


 

 

BUON 2008 a tutti

Giovanni

Beckeide

Per chi non lo conoscesse, dal nome del commissario Martin Beck, svedese, creato a cavallo degli anni ’70 dei coniugi Maj Sjowall e Per Wahloo. Di loro parlai all’uscita del primo titolo della serie (Roseanna). Ora ne è uscito durante il 2007 un blocco, al cui termine di lettura ecco qui a narrare.

Come al solito, piccola lancia contro gli editori italiani che, del progetto Beck (pubblicare 10 libri che seguissero per 10 anni il commissario, facendone un serial che, di pari passo, seguisse l’evolversi della società svedese) se ne “fregano”, e, dopo il primo di discreto successo, hanno qui pubblicato le inchieste 3,4 e 9.

Tra l’altro i coniugi adottano lo stile di scrivere un capitolo a testa, alternandosi (ovviamente dopo aver deciso il plot generale), per poi rivedere ed amalgamare il tutto alla fine della stesura.

Il senso di queste scelte editoriali, che privano di parte del piacere della lettura?

Non vedendone gran che, mi limito alle mie trame. Ed allora nell’ordine

“L’uomo al balcone” Sellerio euro 11

Terza inchiesta del commissario Beck, ambientata fine anni ’60 nella Svezia dei cambiamenti. Nell’intenzione degli autori, le prime tre inchieste (e quindi questa è l’ultima della prima serie), si sarebbero occupate prevalentemente di “crimini”. Qui infatti, Stoccolma è sconvolta da una serie di omicidi a sfondo sessuale. Le vittime sono delle bambine innocenti, adescate mentre giocano nei parchi della città. I pochi testimoni le hanno viste intrattenersi amichevolmente con un uomo. Evidentemente l'assassino riesce a guadagnare la loro fiducia. Il commissario capo della polizia di Stoccolma Martin Beck coordina gli investigatori, e, come diceva Maigret di se stesso, "non pensa mai"; segue le tracce che il lavoro gli porge: il lavoro di strada, sui testimoni fortuiti e distratti, sugli ambienti che si riesce a circoscrivere. E aspetta che qualcosa succeda nell'inchiesta: ed è questo, aspettare, la sua abilità principale; insieme alla memoria. Seppure con qualche lungaggine dovuta all’età, mi sembra di piacevole lettura.

“Il poliziotto che ride” Sellerio euro 12 (pagato €10,20)

Quarta inchiesta, e prima del filone più politico. In una Stoccolma "calda", dove la polizia è impegnata ad arginare le proteste antiamericane per la guerra in Vietnam, avviene una strage: i nove passeggeri di un autobus vengono uccisi a colpi di mitra. Tra le vittime c'è anche un sovrintendente che è il più giovane collaboratore di Martin Beck. Il poliziotto è rimasto coinvolto casualmente o era proprio lui nel mirino del folle omicida? Di quale caso si stava occupando? Cosa ci faceva su quell'autobus visto che non risultava in servizio? Sembra che nessuno dei colleghi o dei familiari sappia rispondere a questi interrogativi. In effetti ci sono un po’ di tirate, che sicuramente erano molto forti all’epoca, ma che adesso lasciano un po’ la corda (forse una bella nota introduttiva?). Però il giallo è ancora attraente ed avvince fino in fondo.

“Un assassino di troppo” Sellerio euro 12

Penultima inchiesta del commissario Beck. Nel pieno del ritmo contestativo della socialdemocrazia svedese, piena di sparate sulla tolleranza repressiva e sull’uso normalizzatore della polizia. Qui gli autori escono sempre più allo scoperto. Le digressioni politiche sono fatte in prima persona. La storia si regge e non si regge. Storia della morte di un poliziotto che si sovrappone alla morte di una donna, e dove implicato (veramente o ingannevolmente) è anche l’assassino del primo romanzo di Beck. Dal punto di vista noir le prime storie continuano ad essere le migliori. Ma visto che sono un lettore seriale (lettoriale?), mi sono sciroppato anche questa.

Avendo già parlato degli autori, vi saluto in vista della fine dell’anno in Turchia.

lunedì 24 dicembre 2007

Montalbaneide

Come sapete, un ciclo si è chiuso. Questa è la prima trama di Giovanni fratello di re Riccardo (citazione storico-anglofona). Mi sento ancora fuori fase, e senza una idea chiara di cosa succederà dal 4 gennaio in poi (beh, almeno fino al 3 dovrei essere in Turchia).

Ciclo per ciclo, ne chiudo qui anche uno letterario, visto che ho radunato gli ultimi 4 Montalbani usciti. Giudizio generale: stiamo in calando. Si la scrittura è buona, ma il mordente ormai è ben lontano dai primi folgoranti scritti.

Andiamo ad incominciare, allora

“La luna di carta” Sellerio euro 11

Un Montalbano del 2006. Scorrevole come al solito. Il commissario Montalbano alle prese con le indagini sulla morte di un informatore farmaceutico dal passato misterioso, che lo porta a contatto con due figure femminili che assumono un ruolo centrale nel dipanarsi della trama. Si sente che Camilleri vorrebbe mettere Salvo a riposo ma non sa come fare. La storia si regge ma più che un poliziesco è una fotografia sul mondo di Vigata.

“come pesa la neve sopra i rami, come pesano gli anni sulle spalle che ami”

“La vampa d’Agosto” Sellerio euro 11

Nello stesso anno del precedente, ha un po’ di mordente in più. Questa volta la storia si regge bene anche da sola, con un finale tipico di Montalbano, un po’ fuori dai canoni ma coerente. Caldo torrido, estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l'ardore e la passione che infiammano Montalbano. Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigàta. Livia vorrebbe raggiungerlo, ma per non restare sola, con Montalbano sempre al lavoro, pensa di portare con sé un'amica (con marito e bambino) e chiede a Salvo di affittare una casa sul mare per loro. La vacanza scorre nella villetta sul mare, silenziosa, verde. Ma un giorno il bambino sparisce. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di una ragazza scomparsa sei anni prima. La storia personale di Salvo comincia sempre più ad “acqueggiare”. Personalmente poi avrei evitato la pubblicità subliminale ad un altro libro di Sellerio (che per altro è ottimo e vi invito a 1. scoprire che libro è, 2. leggerlo)

“Le ali della sfinge” Sellerio euro 11

Cosa si sta inceppando in Camilleri? È stufo di Montalbano? O i suoi ghost writer (perché penso che qualcuno gli butti giù un po’ di libro per permettere l’uscita di tre libri in un solo anno) gli prendono la mano? Infatti, i contorni sono sempre più a macchietta: il brigadiere scemo, l’ex don Giovanni, il preciso… Nonché l’amore vicino-lontano (quand’è che ci si accetta o ci si lascia?) La storia è un po’ più sostenibile delle precedenti (Il commissario Montalbano deve investigare sull'omicidio di una ragazza trovata completamente nuda in una discarica: l'unico indizio è un tatuaggio sulla sua spalla che raffigura una farfalla sfinge, si tratta di prostitute dell’est, finti riciclaggi di buonisti, un colpo agli intrecci con politica e mafia). Non credo durerà ancora a lungo, uno dei due muore.

“La pista di sabbia” Sellerio euro 12

Ultimo Montalbano ma 'pallosetto'. Storia scontatella: Montalbano trova un cavallo morto sulla sua spiaggia, che presto sparisce. Quello stesso giorno una donna "forestiera", Rachele Estermann, denunzia al commissariato di Vigata il furto del suo cavallo mentre nelle scuderie di Saverio Lo Duca, uno degli uomini più ricchi della Sicilia, un altro purosangue è svanito nel nulla. Lo scenario della vicenda è il mondo delle corse clandestine, passatempo preferito di una certa aristocrazia terriera che scommette forte. È in quest'ambiente dorato che Montalbano deve indagare, perché, dopo il cavallo, viene trovato cadavere anche un custode delle scuderie. Fra maggiordomi in livrea, baroni e contesse Montalbano sta un po' a disagio, mentre "ignoti" entrano una, due, tre volte nella casa di Marinella: non rubano niente ma mettono tutto sottosopra, sembrano cercare qualcosa; ma cosa? Camilleri continua a rigirare i momenti tipici del racconto, ma il giallo lo è solo in parte. Il resto è stato d'animo, ma quanto dobbiamo sorbirci ancora della crisi del cinquantenne Montalbano? O si trovano nuovi stimoli oppure è meglio finirla qui.

Mancava ancora la mega bio del siculo, ed allora eccola

Andrea Camilleri (6 settembre 1925) è scrittore, autore televisivo e regista. Nasce a Porto Empedocle, figlio unico di Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali. Attualmente vive a Roma. Dal 1939 al 1943, dopo una breve esperienza in collegio (si fece espellere lanciando delle uova contro un crocifisso), studia al liceo classico Empedocle di Agrigento dove otterrà, nella seconda metà del 1943, la maturità senza fare esami, poiché il preside decise che sarebbe valso il solo scrutinio a causa dell'imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate. A giugno infatti inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paure". Nel 1944 si iscrive alla facoltà di Lettere, non continua gli studi ma comincia a pubblicare racconti e poesie. Intanto aderisce al Partito comunista. Dal 1948 al 1950 studia regia all'Accademia di Arte drammatica Silvio d'Amico e inizia a lavorare come regista e sceneggiatore. In questi anni, e fin dal 1945 ha pubblicato racconti e poesie, vincendo anche il "Premio St Vincent". Nel 1954 partecipa con successo a un concorso per funzionari RAI, ma non viene assunto perché comunista. Entrerà alla RAI qualche anno più tardi. Nel 1957 sposa Rosetta Dello Siesto dalla quale avrà tre figlie e quattro nipoti. Nel 1958 è il primo a portare in Italia il teatro dell'assurdo di Beckett con "Finale di partita" al teatro dei Satiri di Roma e poi in televisione con Adolfo Celi e Renato Rascel. Comincia a insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 1959 tra le molte produzioni RAI di cui si occupa ha molto successo una serie sul tenente Sheridan con Ubaldo Lay, più tardi poi con "Il commissario Maigret" con Gino Cervi, e con diverse messe in scena di opere teatrali, sempre con un occhio di riguardo a Pirandello. Nel 1977 ottiene la cattedra di regia all'Accademia di Arte Drammatica. La manterrà per vent'anni. Nel 1978 esordisce nella narrativa con "Il corso delle cose", scritto 10 anni prima e pubblicato da un editore a pagamento con l'impegno di citare l'editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV tratto dal libro, "La mano sugli occhi": è un insuccesso, il libro non viene notato praticamente da nessuno. Due anni dopo, nel 1980, pubblica con Garzanti "Un filo di fumo", primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell''800 e l'inizio del '900. Nel 1992 riprende a scrivere dopo 12 anni di pausa e pubblica "La stagione della caccia" con Sellerio Editore: Camilleri diventa un autore di grande successo e i suoi libri, ristampati più volte, vendono mediamente intorno alle 60 mila copie. Nel 1994 esce con "La forma dell'acqua", primo romanzo poliziesco con il Commissario Montalbano, e arriva il grande successo: Camilleri ha 69 anni. E da allora, solo successi.

domenica 23 dicembre 2007

Gialli per gli ultimi giorni

In questo clima (mio) di tensione, dopo aver venerdì espletato il penultimo atto di partenza (lettera della conciliazione all’Unione Industriali), ho scelto qualcosa di analogo per fare il tentativo (simil-)psicologico di scacciare chiodo con chiodo.

Quindi alcuni libri, giallo-fanta-eco da rilasso totale.

Cominciamo da quello che mi è piaciuto di meno

Eraldo Baldini “Melma” VerdeNero euro 10

Mi erano piaciute le atmosfere dark di Baldini. Qui, giudizio negativo. Non per l'argomento. Romanzo fortemente ecologico, primo di una serie (la VerdeNero) impegnata nella lotta a tutte le mafie, anche quelle ecologiste. Ma negativo per alcuni motivi stilistici: gli intarsi ecologici risultano pedanti, la trama fragile e già tutta risolta nelle prime dieci pagine: Anno 2050. Da tempo ormai sono cessati gli attentati di stampo ecoterrorista che hanno sconvolto il pianeta in segno di rivolta contro una situazione ambientale insopportabile. Il progetto di recupero dei siti compromessi, finanziato da una potente organizzazione internazionale, "il Dipartimento", sta per partire, quando la figlia del capo dei quell'ente viene rapita e, si ipotizza, tenuta prigioniera nell'Area 11, quella del Petrolchimico dell'Alto Adriatico, ora distrutto e abitato solo da un'umanità reietta e apparentemente rassegnata. Toccherà a Padre Nelson Cattelan, scelto come intermediario, recarsi in quel luogo difficile in cui una natura avvelenata e mutante si sta riappropriando delle rovine. E già si capisce come andrà a finire. Ripeto, ben spesi 10 euro a sostegno di lega ambiente, ma anche senza libro sopravvivevo ugualmente.

Saltiamo poi in Grecia, dove ritrovo il commissario Charitos in

Petros Markaris “Si è suicidato il Che” Bompiani euro 9 (in realtà scontato a 6 euro)

Terza avventura del commissario Charitos (ma le prime due le ho lette prima delle trame). Si ritrova l’atmosfera greca pre-olimpica, ci si immerge nella vita di Atene (dominata da un lato dal traffico impossibile e dall’altra dai caffè strani, del caffè-frappé al dolcebollito). La storia regge. Il commissario abbastanza. Tre suicidi spettacolari dell'alta società greca, in diretta televisiva, suscitano la curiosità del commissario Charitos, ancora convalescente dopo l'ultima vittoriosa indagine. Scavando nel passato dei suicidi, questa sorta di Maigret greco scopre che i tre uomini appartenevano ad un gruppo terroristico avverso ai Colonnelli, debellato perciò dai servizi segreti del regime. Dopo aver evitato il carcere, i tre erano riusciti a farsi strada nel mondo politico ed economico a colpi di tangenti e corruzione. Mentre la polizia e i giornalisti brancolano nel buio, il commissario Charitos tenta di dipanare l'enigma che si cela dietro al concatenarsi dei suicidi pubblici, portando alla luce i segreti nascosti nel passato dei loro autori. Ed è bello immergersi negli umori tra post-colonnelli ed altro. Sociologico.

Infine, quello che preferisco, con un bel esordiente:

Marco Malvaldi “La briscola in cinque” Sellerio euro 10

Opera prima del ricercatore pisano. E come tutte le prime piena di elementi positivi e interessanti. Vedremo la seconda. Per ora mi godo l'aria della Pineta versiliana, il BarLume che offre caffè artigianale di Seravezza. Ed un mistero che si dipana proprio quando sembra arrivato ad un punto morto. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno "diventato località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. E sotto all’intrigo giallo, la vita di un provincia ricca che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico. Per l'estate al Forte.

E per le note bio:

Eraldo Baldini (Russi, 1952) è uno scrittore italiano. Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dagli inizi degli anni '90, dopo essersi specializzato in Antropologia culturale ed Etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua carriera di scrittore inizia nel 1991, quando vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Attualmente vive in un paesino a 2 km da Ravenna, Porto Fuori. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali.

Petros Markaris (nato il 1° gennaio 1937 ad Istanbul) è un autore greco ben noto per le sue storie del commissario Kostas Charitos che si svolgono ad Atene. Figlio di madre greca e di padre armeno, ha studiato presso l'istituto universitario austriaco ad Istanbul ed in seguito per alcuni anni a Vienna ed a Stoccarda. È stato inizialmente cittadino turco, scegliendo poi la nazionalità greca. Markaris parla e scrive greco, turco e tedesco. Oggi abita ad Atene. Prima di iniziare a scrivere romanzi, ha scritto biografie (famosa quella di Ali Retzo) e poi diviene collaboratore del produttore cinematografico Theo Angelopoulos (per cui scrive tra l’altro la sceneggiatura di “L’eternità e un giorno” palma d’oro a Cannes nel 1998). Inoltre ha tradotto molti drammi tedeschi in greco (da Goethe a Brechts). I suoi romanzi sono sempre critici verso la società greca, sia attuale che durante il regime dei colonnelli). Il commissario Kostas Charitos, è stato definito dalla critica internazionale "il fratello greco di Maigret" e le sue storie sono molto popolari sia in Grecia, che in Germania, in Italia e in Spagna.

Marco Malvaldi è nato a Pisa, dove vive, nel 1974. Attualmente ha un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Chimica Biorganica della locale Università. La briscola in cinque è il suo primo romanzo.

mercoledì 19 dicembre 2007

Donne alla prima

Ma non (Manon?) di un’opera teatro-musicale. Non si tratta della Scala. Si tratta di scendere in campo, evitando le risa, e finendo in letizia.

Fuori di risata, parlo di opere prime (in quanto a pubblicazione) di donne che, in seguito hanno o meno pubblicato ancora. Incominciamo dall’esordio più lontano che solo ora, dopo più o meno quindici anni, ho avuto la voglia di leggere. Parlo di

Rossana Campo “In principio erano le mutande” Feltrinelli euro 6,50 (in realtà 4,90 scontato)

Forse letto allora poteva avere un suo senso. Ora mi sembra uno sforzo linguistico non tanto originale, anche se la storia in sé non mi è dispiaciuta. Certo, a tratti ingenua, come molte opere prime. Questo è un romanzo dove c'è una ragazza che per le conquiste d'amore si dichiara diabolica. Eternamente bisognosa di cibo e affetto, sempre senza una lira, le tocca fare i lavori più strampalati. Vive da sola con il gatto Ulisse in una casa dei vicoli di Genova che cade a pezzi, con donne africane come vicine, e sempre con il problema di sfuggire alla padrona di casa e ad altri creditori. Anche la banda dei suoi amici non è da meno. Soprattutto la sua amica del cuore, Giovanna, che si innamora solo di maschi neri (tutt'al più sudamericani, facendo uno sforzo) e non smette di raccontarle le sue magiche notti d'amore senza omettere alcun particolare. Storia fatta di "sfighe" d'amore che producono grandi sofferenze ma anche avventurose maniere per sfuggire alle malinconie e tirare avanti. Sfilano così le passioni per panettieri un po' porci e ginecologi donnaioli, psicologi mammoni e archeologi depressi... Finché un giorno fatale entra in scena un tipo "brizzolato, grande pancia, battuta pronta e amante delle gioie alcoliche" come lei, e si scatena una serie di avventure ... Perché il suo motto resterà sempre; "Signori miei, velo dico, l'amore quando ci si mette è proprio bello". E continuando con esempi presi qua e la: “mi viene in mente una cosa che dice la mia scrittrice preferita Gertrude Stein che dice, qualunque cosa succede in un giorno arriva sempre la fine di quel giorno” “puoi dimenticarti di tutto quello che vuoi ma che quando ci hai un amore nella capoccia quello ti si ficca e non si schioda nemmeno con le cannonate porca puttana”. Leggero come un TAV.

Saltando mari, continenti e lingue, un super esordiente è la giapponese

Wataya Risa “Solo con gli occhi” Einaudi euro 9

Peccato che il titolo originale fosse “La schiena che vorresti prendere a calci”, secondo me molto più bello. È il primo anno di liceo. In classe si formano nuove amicizie, le prime complicità e le prime brucianti esclusioni. Hatsu, seduttiva e ribelle, osserva il suo compagno Ninagawa, il quale, non visto, sfoglia compulsivamente una rivista con le foto di una modella di cui è segretamente, ossessivamente innamorato. Gli sguardi alimentano il desiderio e i due ragazzi si scoprono presi in una storia che nasce come un'allegra schermaglia amorosa e si trasforma in un sentimento assoluto che finisce per escludere tutti gli altri. Secondo peccato: da anni provo a leggere i giapponesi ed ogni volta mi areno davanti alla nostra (mia e loro) incomunicabilità (a parte Ishiguro). Anche qui sembra dire, promettere, “tramare” ma alla fine bolle di sapone rimangono tra le mie dita. Vedremo in futuro...

E per finire, finalmente si arriva alla mia amica

Diana Letizia “Camden Town” Roundrobin euro 9 (Il ricavato va in beneficenza a Seconda linea missionaria, una Onlus che si occupa di progetti di sviluppo in particolare in Malawi)

Ben disposto dai caratteri tipografici nuovi di questa nuova e piccola casa editrice e dall’affetto per Diana, ho divorato questo suo romanzo. E ne ho riconosciuto i tratti. L’eco delle musiche sentite, le parole e le immagini. I dubbi di non sapere dove dirigere i propri affetti e tutta la propria vita. Saccheggiando la quarta di copertina (questa volta meno antipatica), sono d’accordo che Camden Town, più che un luogo, è una promessa, un viaggio, la ricerca di qualcosa. Carla è una donna alla fine dell'amore e il suo peregrinare disperato segue una scia di "perché" andati a male. E senza un grande perché, solo per chiudere qualcosa, Carla intraprende il viaggio verso Camden Town. Il viaggio in treno si trasforma in una condivisione di solidarietà al femminile. Tutto da percorrere, fino a trovare il coraggio di scrivere, forse, la parola fine. In alcuni punti ingenuo, in altri forse volutamente aspro. (ho puntellato il discorso di una selva di forse, e mi rimane il dubbio che questa sia la cifra che mi rimane, un dubbio, ma anche una possibilità). Alcuni ritratti che restano dietro l’occhio (la sigaretta della madre). Non tutto è compiuto, tutto sarà altro un’altra volta. Ma certo Diana sa usare la penna. E si vede.

E per le note-bio

Rossana Campo è nata a Genova nel 1963 da una famiglia di origine napoletana. Ora vive tra Parigi e Roma, con il suo compagno Nanni Balestrini. Ha già pubblicato quattro libri ed è considerata tra le scrittrici più affermate della sua generazione. Esordisce nel 1992 con un racconto, “La storia della Gabri”, pubblicato nell’antologia a cura di Gianni Celati, “Narratori delle Riserve”, edita come tutti i suoi lavori successivi da Feltrinelli. Pochi mesi dopo, in quello stesso anno, appare il romanzo d’esordio “In principio erano le mutande”. Dal primo fortunato romanzo, diventato un long-seller, è stato tratto nel 1999 il film omonimo, diretto da Anna Negri e alla cui sceneggiatura l’autrice stessa ha collaborato. L'editore Feltrinelli ha inoltre pubblicato una commedia radiofonica, “Il matrimonio di Maria” (1998), ed una favola per bambini, “La gemella buona e la gemella cattiva” (2000).

Risa Wataya (Kyoto 1 febbraio 1984), è una giovanissima scrittrice giapponese. Debutta a soli 17 anni con “Install” col quale vince il premio Bungei 2001. Nel 2003 vince, a pari merito con un’altra giovane scrittrice, Hitomi Kanehara, il prestigioso premio Akutagawa con un romanzo breve “Keritai senaka” (La schiena che vorresti prendere a calci). Le sue opere sono state tradotte in inglese, francese e italiano. I suoi personaggi esprimono il vago ribellismo giovanile in una società come quella giapponese ancora ancorata ai valori tradizionali e che lascia ben poco spazio alle contestazioni a cui in occidente siamo ormai storicamente abituati. Più che di ribellione si tratta di una sorta di implosione: una crisi vissuta, tutta all’interno, nel rifiuto. Fenomeni tipicamente giapponesi, come gli otaku o gli adolescenti ossessionati dagli aidoru, manifestano nelle pagine di Wataya la loro intimistica problematicità. Siamo ben lontani dai più estrosi e talvolta surreali personaggi di Banana Yoshimoto segno che questa generazione post crisi economica mostra sintomi di disagio più criptici.

Diana Letizia è nata a Napoli il 17 febbraio del 1974. È laureata in giurisprudenza e ha una specializzazione in giornalismo telematico. Dal 1992 al 1998 ha lavorato come redattrice e speaker, conducendo due programmi radiofonici di sua invenzione, a Radio Campania Network. Nel 1997 ha pubblicato la raccolta di poesie: "Le deviazioni di Artemide", Tommaso Marotta Editore. Ha vinto le selezioni dell'edizione 2000 di Enzimi con il romanzo "Camden Town", partecipando al Workshop di scrittura creativa a cura della Scuola Holden di Torino. Per altre notizie, più che queste parole, visitate il suo bellissimo sito di video-poesia www.videopoesia.it