Non meravigliatevi dei tempi e
del titolo. Poiché ci sono novità motorie, anticipo di due giorni il primo
invio di luglio, e per rilassare l’atmosfera introducendo l’estate, facciamo un
piccolo giro di gialli. A Londra, prima, con le due serie di Anne Perry, di cui
a lungo ho parlato, dei due ispettori, William Monk, ispettore delle acque, e
Thomas Pitt, sovraintendente verso Scotland Yard. Poi torniamo alla me sempre
cara Bruges di Pieter Aspe, finendo con un dovuto omaggio ai paesi scandinavi
appena lasciati con una nuova prova di Håkan Nesser.
Anne Perry “I dannati del Tamigi” Mondadori euro 4,90
[A: 03/04/2014– I:
27/07/2015 – T: 29/07/2015] - &&&
[tit. or.: Acceptable Loss; ling. or.: inglese; pagine: 255; anno 2011]
Sebbene
siano passati due anni dalla puntata precedente, questo episodio numero 17
della serie di William Monk è indissolubilmente legato a quell’altro, dal
titolo “Assassinio sul molo”, quasi fossero un solo libro diviso in due, perché
troppo lungo. Così non è in realtà, e questo fa di questa seconda parte della
storia un episodio leggermente sottotono, almeno dal punto di vista
dell’indagine. Ricordo, per i disattenti, che la storia precedente mirava al
debellamento di una banda di depravati che usavano violenza ai minori,
scattando foto (o meglio dagherrotipi) e ricattando le persone della “buona
società” che indulgevano in queste deviazioni inaccettabili. Monk con l’aiuto
della moglie Hester salva il giovane Scuff (una vittima della violenza) ed
assiste alla morte di uno dei capi delle bande. Ma non si trovò, lì, il vero
burattinaio. Anche se qualche cattivo, in punto di morte, fa il nome di Arthur
Ballinger, gran commis dell’epoca, nonché suocero di sir Oliver Rathbone, uno
dei più brillanti avvocati londinesi che ne aveva sposato la figlia Margaret
dopo aver lasciato Hester a Monk. Qui si inizia con la morte di tal Parfitt,
sodale del morto del libro precedente. E nel barcone di Parfitt vengono trovati
altri bambini portati allo sfruttamento dai cattivi. Monk s’impegna alla
ricerca dell’assassino del bandito, più che altro per poter risalire la catena
degli orrori ed arrivare al burattinaio capo. La parte gialla, che da qui si
dipana, è al solito un po’ in minore. Si trova lo strumento del delitto (un
fazzoletto di seta), si trova il proprietario (Rupert, depravato sulla via del
pentimento e con molte donazioni all’ospedale della buona Hester), ma si trova
anche una prostituta che scagiona Rupert dicendo di aver rubato lei il
fazzoletto senza però rivelare per conto di chi fece il furto. Contemporaneamente,
nella stessa parte del Tamigi, a cena da un amico, c’è anche Ballinger. Monk
allora cerca di calcolare i tempi per vedere se fosse stato possibile a
Ballinger di arrivare alla barca di Parfitt, ucciderlo e tornare a casa senza
sforare quanto dichiarato da altri che lo hanno incontrato. I tempi lo
permettono. Inoltre, uno scagnozzo di Parfitt consegna a Monk un pezzo di
carta, con l’invito al cattivo di recarsi ad una certa ora sul luogo dove poi
viene assassinato. Pezzo di carta scritto sul retro di una lista di farmaci
compilata da Margaret e da lei lasciata in giro per casa. Monk a questo punto
accusa Ballinger del delitto. E ci si avvia al processo, avendo l’accusa sue
sole frecce al proprio arco: la prostituta ed il pezzo di carta. Ma la prima,
complice l’incuria (forse volontaria) di Margaret, viene uccisa prima del
processo. Il quale, nell’ultimo quarto del libro, fa la parte del leone. Anche
perché scatena sentimenti profondi. Sir Oliver è chiamato dal suocero per
difenderlo, cosa che fa riluttante nella testa, ma con tutte le grandi capacità
che gli sono riconosciute. E ci sono scontri feroci. Margaret non concepisce
che il padre possa essere il cattivo, ed accusa Monk ed Hester di accanimento,
anche se lei, da anni, lavora a fianco di Hester nell’ospedale per prostitute.
Oliver è dilaniato tra l’amore per Margaret e quello per la giustizia. Insomma,
si passa dal dramma “noir”, al dramma psicologico, dove entrano in gioco altri
elementi per “incasinare” la vicenda (e se ripensiamo alla storia personale di
Anne Perry non finiremo mai di stupircene). L’errore fatale di Ballinger è
quello di non accettare l’assoluzione per mancanza di prove, e di voler
testimoniare per essere assolto “con formula piena”. Il pezzo di carta di cui
sopra però lo incastra definitivamente, e viene condannato a morte. In un
“redde rationem” con il genero Ballinger rivela tutta la sua losca natura, i
modi perversi attraverso i quali ha usato il ricatto, e confessando di andare
verso la soluzione “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Oliver e Monk cecano
di salvare il salvabile, ma qualcuno, più svelto di loro, fa in modo di
uccidere Ballinger in carcere. Margaret rifiuta la colpevolezza del padre e
lascia Oliver. Monk e Hester sperano che sia finita la storia dello
sfruttamento minorile. Oliver riceve “in eredità” tutte le foto compromettenti
scattate dal suocero. Che ne farà? Sarà questo l’argomento di fondo
dell’episodio 18, o finalmente potremmo passare ad altri delitti ed altre
storie? Vedremo. Intanto continuo a dare la sufficienza piena alla nostra
scrittrice, ribadendo quanto ne ho scritto nelle precedenti storie: più che il
giallo, potente è l’ambientazione e gradevole la ricostruzione storica delle
vicende.
“Il coraggio non ti serve se non hai paura.”
(13)
“Chi ama non chiede all’amato di distruggere
quanto c’è di meglio in lui … Amare significa anche libertà di seguire la
propria coscienza. A chi rinnega la propria natura, rimane poco da dare agli
altri.” (243)
Anne Perry “Tradimento a Lisson Grove” Mondadori euro 4,90
[A: 02/07/2014– I: 20/01/2016 – T: 23/01/2016] - &&
e ½
[tit. or.: Betrayal at Lisson Grove; ling. or.: inglese; pagine: 243; anno 2010]
Torniamo a Thomas Pitt, che qui
si muove nel suo 26° episodio (certo la nostra Juliet Marion alias Anne non è
prolifica, ma di più, tanto che dal 1979 ad oggi, delle sue due serie maggiori
ha pubblicato, in 36 anni, ben 51 libri!), lasciando per un po’ da parte
l’ispettore fluviale Monk. Come ben sapete, seguendo con attenzione tutte
le mie trame, infatti, la nostra Anne produce da quasi quaranta anni una serie
“alta” imperniata sull’ispettore Thomas Pitt, ed una serie “bassa”, con al
centro l’ispettore fluviale William Monk. I due termini, ovviamente, non sono
riferiti alla resa degli scritti, ma all’ambiente in generale dove si muovono i
personaggi. Triviali, duri, sporchi quelli di Monk che si muovono lungo il
Tamigi. Tra pizzi e crinoline, ma altrettanto sporchi dentro, quelli che si
muovono vicino ai palazzi del potere. Ricorderete spero che l’ultima avventura
di Pitt di cui ho parlato si muoveva addirittura all’interno dei giardini
reali, coinvolgendo, in una qualche misura, anche personaggi regali. Intanto
registriamo l’anomalia, anche della versione inglese, sul titolo. I titoli
della serie di Pitt in genere si riferiscono ad un luogo toponomastico di
Londra, come anche in questo caso. Eppure c’è messo un aggettivo accanto, cosa
che accade solo cinque volte in questi oltre venticinque libri. Ed il
tradimento si addice alla strada ed al racconto. Che Lisson Grove è la sede
dell’allora Sicurezza Nazionale (SN), cui da qualche capitolo della serie si è
aggregato l’ispettore Pitt, date le sue capacità investigative. SN che deve
seguire diversi casi di estremisti (all’epoca generalmente di stampo anarchico)
che si agirano per l’isola e per l’Europa stessa. Da qui si dipana una trama
complessa: Pitt insegue un possibile estremista da Londra sino in Belgio,
sguarnendo l’attenzione su Londra, dove il suo capo Narraway viene accusato di
frode e messo a riposo. È ovviamente un falso, ma ben architettato. Narraway
per difendersi deve allora tornare nella turbolenta Irlanda delle sue prime
mosse da poliziotto, e, non potendo avvalersi di Pitt, ed avendo bisogno di una
copertura, chiede l’aiuto a Charlotte, la moglie del nostro. Che accetta di
aiutarlo sapendo che la rovina di Narraway sarebbe anche la rovina del marito.
Di certo non ci sono cellulari all’epoca, e le due vicende si dipanano senza
che si riesca a trovare la comunicazione tra i due gruppi. Pitt scopre che la
pista belga era un tentativo di allontanarlo da Londra, e con uno stratagemma
riesce a districarsi. Tuttavia a Londra è coinvolto in una ben più alta grana:
per rendergli la vita difficile, qualcuno nelle alte sfere lo fa nominare al
posto di Narraway. Ed alla SN giungono sempre più notizie su possibili
attentati nella città di Londra (cosa del resto reale che proprio nel gennaio
del 1885 terroristi irlandesi danneggiano Westminster con della dinamite). Più
sul versante giallo invece, è la vicenda in Irlanda, dove Charlotte è coinvolta
nei risvolti di vecchie trame irredentiste, che lo stesso Narraway aveva
dipanato in gioventù. Infiltrandosi nei gruppi armati, facendo innamorare di sé
una bella irredentista, e debellando una trama sovversiva, che però porta alla
catastrofe: il marito della bella, scoperto l’inganno, la uccide e poi si
lascia condannare a morte dal tribunale. Il fratello sopravvive, covando un
rancore irrisolto verso (ovviamente) l’Inghilterra in generale e Narraway in
particolare. Charlotte cerca di muoversi in questo marasma, non sapendo mai su
chi contare, e con l’anziano Narraway preso anche dai rimorsi del passato. Ci
sarà una morte, che potrebbe essere attribuita a Narraway, se la stessa
Charlotte non trovasse le prove della sua innocenza. Trovando al contempo il
bandolo della matassa del complotto, motivo per cui i due tornano in patria di
gran carriera. In maniera parallela anche Pitt trova le tracce del complotto,
riuscendo ad individuare le teste pensanti di tutta la messa in scena. Il gran
finale, è, al solito della Perry, molto affrettato. Intanto si torna in ambito
regale, che l’attentato coinvolge la stessa regina Vittoria, sequestrata nella
residenza di campagna, insieme a Narraway e Charlotte. Pitt, debellati
frettolosamente gli anarchici (la Perry se la cava in meno di cinque righe),
riesce anche a salvare la regina, la moglie e tutto l’ambaradan. Non entro nei
particolari, ma il romanzo si chiude sulle parole della regina che ringrazia
Pitt, annunciandogli che non si dimenticherà di lui. Vedremo cosa vorrà dire
nelle successive puntate. La nostra amata e controversa neozelandese se la cava
discretamente in tutta questa confusione, con una storia discretamente
scorrevole, anche se, al solito nelle sue ultime prove, con accelerazioni
improvvise che non ci convincono più di tanto. Ma i personaggi sono simpatici,
e l’ambientazione sempre ben riuscita. Aspettiamo il futuro, allora (inciso
laterale, il 1885 è anche l’anno in cui si svolge la parte nel passato del
sempre meraviglioso serial “Ritorno al futuro”).
Pieter Aspe “Sangue Blu” Fazi Editore euro 10 (in realtà, scontato a 8,50
euro)
[A: 03/07/2014– I: 24/01/2016
– T: 26/01/2016] - &&&
[tit. or.: Blauw bloed; ling. or.: neeralndese; pagine: 318; anno 2000]
Il
primo errore degli editori italiani, su cui ripeto da anni dovrebbero cambiare,
magari rivolgendo più attenzione ai lettori, riguarda il mancato svolgimento
ordinato delle storie. Ora Pieter Aspe ha scritto nel tempo 38 romanzi con al
centro il commissario Pieter Van In e la città di Bruges. Dopo aver pubblicato
i primi episodi, quattro nella fattispecie, ecco che Fazi ci propone ora il
sesto (ora, anche se l’ho acquistato quasi due anni fa), ed ora (nel senso
proprio di ora) pubblica il quinto. Peccato che ormai sappiamo che Hannelore, la
compagna del nostro commissario, ha avuto due gemelli. Bando alle polemiche
però, che anche qui si parla di figli. La trama in realtà è un filo complicata,
e cercando di semplificarla, vediamo Hannelore che si ritrova con il suo primo
fidanzato Valentijn Heydens, cui, tuttora, non rimane insensibile. Peccato che
durante la rimpatriata il padre di Heydens, Marcus, tra l’altro massone, viene
trovato morto impiccato nella sua abitazione. Certo l’indagine è complicata
proprio dai rapporti di Hannelore, e dalla gelosia prorompente di Pieter, cui
solo il fido Guido cerca di dare sfoghi positivi (possibilmente davanti ad un
bel boccale di birra Duvel). In base ad indizi che non riveliamo, si scopre ad
un certo punto l’impossibilità di un suicidio. Il nostro commissario allora
comincia a scavare nel passato della vittima, per cercarne i lati oscuri (che
noi lettori onniscienti già vediamo dalle prime righe). Vediamo una serie di
strani personaggi gravitare intorno al morto, personaggi che facevano parte
dell’entourage della gioventù fiamminga, quando anche loro erano giovani. E che
ora, non più giovani, sono importanti personaggi della città fiamminga. Tra
questi spiccano il futuro notaio Henri Broos, nonché si mormora un rampollo della
casa reale. Facciamo un inciso: i reali del Belgio ed i loro prossimi sono
stati sempre chiacchierati. Non tanto re Baldovino Alberto Carlo Leopoldo Axel
Maria Gustavo di Saxe-Cobourg-Gotha (mi piace mettere per esteso tutti i nomi
del buon Baudouin, senza scordarci la regina moglie Fabiola), quanto (almeno in
gioventù) il fratello Alberto, quello che sposò Paola Ruffo di Calabria dei
principi di Scilla, Palazzolo e Licodia Eubea, la quale ebbe, pare, una
relazione con tal Salvatore Adamo. Ma torniamo alla nostra vita nella città
fiamminga, anzi alle morti. Che mentre Hannelore non sa decidersi tra Valentijn
e Pieter, ed il commissario capo De Kee vorrebbe tacitare il tutto, si trova
cadavere anche tal Wilfried Delanghe, ritrovato in casa imbavagliato e
ricoperto da una moltitudine di libri (e pur amandoli, credo sia una morte
orrenda). Saranno i buoni uffici dell’ispettore Versavel, nonché una ritrovata
lena del nostro commissario che porteranno alla luce il comune denominatore
nelle vite di Delanghe e Heydens, e del notaio Broos. È una donna, Leona Vidts,
che ha avuto relazioni e figli con tutti e tre: Valentijn Heydens, Diana
Delanghe, Joris e Virginie Broos. E tutti sono disturbati. Diana, ex-drogata,
vivacchia facendo emigrare clandestinamente croati in Inghilterra. Joris è
non-vedente. Ma non vorrei elencare tutto il fattibile delle scelleratezze che
mette in mostra il nostro autore per rimpolpare la trama. Non ultima,
l’amicizia, appunto, della casa reale con il notaio, la prossima morte di questi
per tumore, la visita di cortesia che l’aristocratico decide di fare, e tutte
le complicazioni di vendetta che possono mettere in piedi i figli di padri che
non li hanno amati (o i figli che non hanno capito l’amore paterno). Alla fine
il giallo che ne esce fuori ha una sua discreta intensità, anche se non riesce
a stimolare curiosità per la soluzione dei misteri (forse a volte troppo legati
alla realtà fiamminga). Una caratteristica di cui comunque ringraziamo Aspe, è
la capacità di aver reso sulla carta la difficoltà delle indagini, che possono
essere influenzate da tanti fattori, non ultimi anche i risvolti di carattere
personale dei vari protagonisti. Anche se talvolta in modo ridondante, andiamo
su e giù per le pagine tra ripicche e riconciliazioni (ed io penso sempre ai
quei poveri gemelli che aspettano a casa). Ma non mancano le solite divagazioni
sulle passioni del commissario, la birra Duvel, le paste all’uvetta (quelle che
a Roma chiamano maritozzi), la carne rossa alla brace. Insomma, avrei preferito
leggerne in sequenza, ed avrei preferito un andamento più veloce, ma la lettura
di Aspe mi riporta alle magiche atmosfere di Bruges, e di questo lo ringrazio
sentitamente.
Håkan Nesser “La rondine, il gatto, la rosa, la morte” TEA euro 10 (in
realtà, scontato a 8,20 euro)
[A: 01/09/2014 – I: 21/04/2016 – T: 23/04/2016] - &&&
e ½
[tit. or.: Svalan, katten,
rosen, döden; ling. or.: svedese; pagine: 509; anno 2001]
Prima di cominciare a parlare
bene, come merita, del libro e dell’autore, vogliamo cominciare con qualche
tirata d’orecchi? In effetti, in tutti i corsi di comunicazione che ho fatto,
si consiglia di iniziare analisi e rimandi con le parti positive, lasciando le
critiche alla fine, per predisporre benevolmente l’ascoltatore ad apprezzare i
punti forti e migliorare nelle debolezze. Non dovendo insegnare nulla a Nesser,
mi dolgo invece delle scelte di marketing della casa editrice. Nesser ha
scritto dieci storie basate nella fittizia città di Maardam, dove è di stanza
il commissario Van Veteren e la sua squadra. Abbiamo seguito nelle prime sette
il commissario, che poi si ritira in pensione, e seguiamo i suoi “allievi”
sempre con un suo possibile aiuto, se serve. Nella precedente, ed ottava
uscita, come ho descritto, la fa da padrona di casa l’ispettrice Ewa Moreno.
Presi dall’euforia, i pensatori della TEA, mettono quindi in copertina in
questa nona, “un’indagine dell’ispettrice Ewa Moreno”. Falso! C’è tutta la
squadra, che opera, compresa Ewa, ma, anche se pensionato e gestore di una
libreria, è proprio Van Veteren che trova nessi e connessi. Non solo, ma la
nuova entrata Irene, di cui si sottolinea l’intervento nella quarta, entra
nella storia senza nessun apporto particolare. Secondo elemento di critica, il
ritardo con cui, rispetto alla produzione dell’autore, questi romanzi vengono
in Italia. Nesser, dopo il ciclo di Van Veteren & co ha iniziato quello del
commissario Barbarotti, di cui escono le prime storie senza concludere le
precedenti. Alle quali manca ancora l’ultima, quella dedicata al famigerato
“caso G”, l’unico che il commissario Van Veteren non risolse. Veniamo invece a
questo che viene risolto, anche se, forse, con un po’ di lentezza. La
narrazione fa un po’ il pendolo, mentre scopriamo un crudele assassino che, nel
corso del tempo, se rifiutato da una donna, non trova di meglio che ucciderla.
Iniziando con la moglie a Cefalonia, poi con altre morti in giro per l’Europa,
fino a ritrovarcelo a Maardam, dove, dopo aver circuito mamma e figlia, pensa
bene di far fuori anche loro. Non solo, ma, saputo incidentalmente che la
giovane Monica si era confidata con un prete, uccide anche lui. La difficoltà,
per l’ex-squadra di Van Veteren, è la casualità delle morti (almeno
apparentemente), e l’astuzia dell’assassino, che si nasconde sempre dietro nomi
e personalità fittizie. Una volta utilizzando il nome di un killer protagonista
di un oscuro giallo anglosassone degli anni trenta. Un’altra storpiando, ma in
maniera riconoscibile, il personaggio dell’assassino presente ne “L’uomo senza
qualità” di Musil. Moreno, Munster e glia altri ispettori e commissari vari
indagano, analizzano, ma non sembra riescono a trovare bandoli nell’oscura
matassa. Il primo passo falso il cattivo lo fa non riuscendo ad uccidere una
nuova vittima, cui aveva dato appuntamento per farsi riconoscere con un libro
di T. S. Elliott in mano. Vittima che viene sfigurata, e che per questo si
eclissa, ma medita vendetta. Intanto, è proprio Van Veteren che riesce a capire
il nesso tra le varie rappresentazione dell’assassino. Soprattutto quando
scopre un libro che questi regala alla giovane Monica. Un libro di poesie di
William Blake. Il nostro segue quindi la pista di qualcuno che possa avere una
discreta conoscenza di letteratura inglese. Con alcuni aiuti, ricostruisce il
possibile scenario, e benché senza prove, punta il dito sul possibile
colpevole. Parte allora al suo inseguimento, che questi fugge dalla Svezia per
tornare al primo posto di sangue, la Cefalonia di alcuni anni prima. E
nell’isola greca si trovano l’assassino, la vittima sfigurata, e il
commissario. Chi riuscirà ad arrivare prima alla fine? Arresto? Altro finale?
Questo rimane nelle pieghe della pagina, anche se questa parte risulta un po’
lenta rispetto al resto. Forse, è tutto il libro un po’ ridondante, dove Nesser
si perde in molti rivoli laterali, al fine di darci un quadro a tutto tondo
della vita e degli abitanti di una cittadina di provincia. Moreno che forse
torna definitivamente al suo Mikael. Il rapporto tra Van Veteren e Ulrike.
L’isolamento di Monica. I giochi sessuali di Anna e Ester. Forse lungo, alla
fine, e con qualche elemento non chiarito completamente. Ma una bella
costruzione sulla psicologia umana e sui rapporti personali. Restano al fine
due misteri, per me che non sono ferrato in letteratura (ricordo che Nesser per
anni ha insegnato lettere in un liceo). Il sogno (e la sua prosecuzione da
sveglio) in cui Van Veteren vede una rondine volare, e poi un gatto ucciderla.
Rondine e gatto che entrano nel titolo, per cui ci sarà un nesso che mi sfugge.
E William Blake, dove, nel libro di Monica, è presente una delle sue più famose
poesie, “La rosa malata”, dove un verme corrode la bellezza della rosa,
uccidendola. E rose e morte sono la seconda parte del titolo. Se qualcuno ne sa
cogliere i rimandi ne sarei felice. Per ora mi accontento della lettura del
libro, aspettando l’ultimo.
“Nemmeno quel singolare mattino riuscì a capire quale benevola potenza
superiore l’avesse messa sul suo cammino.” (101)
“Dobbiamo essere consapevoli … che per troppe persone la vita finisce
molto prima che muoiano.” (143)
Essendo
formalmente la prima trama di luglio, eccovi allora le letture del mese di
aprile. Aumentano in modo serio raggiungendo i 16 titoli (in attesa dei cali
estivi). Nessun libro eccelso (e nessuno da immolare), pur tuttavia non posso
non ricordare il primo Oz e la lunga storia catalana di amore e di guerra di
Jaume Cabré.
#
|
Autore
|
Titolo
|
Editore
|
Euro
|
J
|
1
|
Esmahan Aykol
|
Tango a Istanbul
|
Sellerio
|
14
|
3
|
2
|
Amos Oz
|
Altrove, forse
|
Feltrinelli
|
s.p.
|
4
|
3
|
Enrico Pandiani
|
Troppo piombo
|
Instar
|
9
|
3
|
4
|
Danila Comastri Montanari
|
Gallia Est
|
Mondadori
|
9,90
|
3
|
5
|
Charles Bukowski
|
Donne
|
TEA
|
9
|
2
|
6
|
Danila Comastri Montanari
|
Saturnalia
|
Mondadori
|
9,90
|
3
|
7
|
Marco Vichi
|
La forza del destino
|
TEA
|
9
|
2
|
8
|
Bruno Morchio
|
Colpi di coda
|
Garzanti
|
11,60
|
2
|
9
|
Jaume Cabré
|
Le voci del fiume
|
Beat
|
13
|
4
|
10
|
Bruno Morchio
|
Lo spaventapasseri
|
Garzanti
|
9,90
|
3
|
11
|
Michael Connelly
|
La caduta
|
Piemme
|
13
|
3
|
12
|
Hakan Nesser
|
La rondine, il gatto, la rosa, la morte
|
TEA
|
10
|
3
|
13
|
Mikaël Ollivier
|
Fratelli di
sangue
|
Repubblica Noir Junior
|
6,90
|
2
|
14
|
Chan Ho Kei
|
Duplice delitto a Hong Kong
|
Repubblica Noir
|
7,90
|
3
|
15
|
Alessandro Gatti & Pierdomenico Baccalario
|
Non si uccide un grande mago
|
Repubblica Noir Junior
|
6,90
|
3
|
16
|
Jonathan Franzen
|
Libertà
|
Einaudi
|
14
|
3
|
Come
detto all’inizio, eccoci qui di fronte ad una nuova impresa. Ebbene sì, sarà
un’estate in giro, per questo anticipo trame, aspettando il 9 luglio ed il
nuovo volo verso le Americhe. Per ora, tuttavia, continuiamo sull’onda lunga di
giugno, a tifare per la “nostra” Islanda.
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