È stata una persona dalla vita complicata,
che ha cercato (e spero per lei riuscito) di ricostruirsi dopo avventure che
avrebbero devastato chiunque. Io ne ho letto, e tanto, e sempre con piacere. Mi
sembra il miglior commento che si possa fare ad uno scrittore.
Anne
Perry “Marea oscura” Mondadori euro 5,90
[A:
09/07/2021 – I: 23/06/2023 – T: 24/06/2023] - &&
e ½
[tit.
or.: Dark Tide Rising; ling. or.: inglese; pagine: 257;
anno 2018]
MONK 24
Come già detto nell’ultima tornata dedicata
alla scrittrice anglo-zelandese, non vedremo più molte altre sue opere, causa,
purtroppo, dipartita nell’aprile di quest’anno, a 84 anni.
Certo, ci sono, secondo i siti anglosassoni,
ancora alcuni libri non tradotti, ma per la maggior parte dedicati a Daniel
Pitt. Questo ventiquattresimo episodio, invece, sembra l’ultimo ad essere stato
scritto della saga dedicata all’ispettore della Polizia Fluviale del Tamigi,
William Monk.
Abbiamo
così modo di fare un po’ più di luce su Monk ed il suo mondo. L’azione in presa
diretta, pur sempre nel periodo vittoriano, si sviluppa intorno al 1860. Da
flashback, ricordi ed agnizioni varie, tuttavia, riusciamo ad estendere il
raggio informativo dei personaggi.
William
Monk nasce nel Northumberland, una contea nel Nord dell’Inghilterra con
capitale Newcastle, una quindicina d’anni prima dell’incoronazione della Regina
Vittoria. Viene da una famiglia di pescatori, e si pone sotto la protezione del
banchiere Arroll Dundas, che gli farà da mentore e guida, fino a che Arroll
stesso non viene incastrato in una frode ferroviaria. Per fare chiarezza e
vendetta si arruola nella Polizia. Monk è determinato ed ambizioso, così da
farsi molti nemici, che gli tendono una trappola, dove, in un incidente
automobilistico, nel 1856, Monk perde la memoria.
Eppure,
continua la sua carriera, mentre nella convalescenza conosce Hester Latterly,
ex-infermiera nella Guerra di Crimea, dove lavorò con Florence Nightingale
intorno al 1854. Hester proviene da un ceto più elevato di William, ma i due si
incontrano per la loro umanità, sete di giustizia ed aiuti al prossimo. Hester
rifiuta di sposare il ricco avvocato sir Oliver, ed accetta invece di sposare
William, con l’unico rammarico che non riusciranno ad avere figli. Oliver,
comunque, rimarrà vicino ai due, tanto che ogni libro della serie si chiude con
scene di processi, quasi che, rispetto alle investigazioni di Pitt, Anne Perry
volga queste storie sul versante del “romanzo giudiziario”.
Comunque,
per il suo carattere insubordinato, Monk, nel secondo libro, viene cacciato
dalla polizia, ma con l’aiuto di una zia di Hester, mette su un’agenzia
investigativa. Con la quale vivacchia per altri quattordici romanzi, per poi
aver una svolta ed inserirsi nella Polizia Fluviale. Dove fa carriera, ne
diventa il capo, anche discretamente benvoluto.
Intanto,
nel versante privato, salva un ragazzino, Scuff, dai bassifondi, e, visto che
questi non ha nessun parente, lo adotta, e lo fa studiare. Spera che entri in
Polizia con lui, ma Scuff è attratto dal lavoro di Hester, e si avvia a
diventare l’aiutante di uno scalcinato chirurgo, al fine di poter intraprendere
una qualche carriera medica.
Questo
è lo scenario in cui si apre quest’ultimo atto, che tuttavia, sul fronte
giallo, risulta assai modesto. C’è un rapimento di una donna, il marito chiede
aiuto a Monk, ma, il riscatto pagato, la donna viene uccisa. Già pensiamo che
ci sia sotto qualcosa, così che con Anne andiamo a vedere i sottotesti.
Qualcuno
tradisce i nostri, sia durante il rapimento, che durante le indagini, dove i
testimoni muoiono come mosche. L’indiziato è il sottoposto di Monk, Hopper che
non si chiama Hopper e che fugge da una strana storia di ammutinamenti.
Fatto
sta che, ribaltando tutte le teorie, è proprio il marito che viene accusato. E
non potrà che essere sir Oliver ad assumerne la difesa. Marito cui viene
fornito un alibi dalla cugina della moglie, che sa molte più cose di quanto
sembra, e che, nelle more, si è anche invaghita, ricambiata, del sergente
Hopper.
Al
solito, ci sarà il dibattimento processuale, le testimonianze, le giravolte, i
sensi di lealtà di Monk verso Hopper e verso sir Oliver, per arrivare ad una
conclusione, purtroppo veloce come spesso accade per le storie di Anne Perry,
che noi avevamo ipotizzato fin dalle prime cinquanta pagine. Monk ne esce bene,
ma sulle soglie del tribunale non possiamo che salutarlo, rammaricandoci di non
poterlo incontrare più.
Così,
dopo 24 volumi, lasciamo il Tamigi, e salutiamo la scrittura della nostra
tuttavia amata scrittrice, con il rimpianto di non seguire ancora queste
storie, semplici ma con una descrizione degli ambienti dei bassifondi londinesi
sempre ben accurata.
“A
me piacciono molto i numeri … agli occhi di chi li capisce hanno una loro
bellezza. Sono privi di emozioni, ma possiedono una musicalità, una
razionalità, a tratti perfino dell’umorismo.” (125)
Anne
Perry “Tre volte colpevole” Mondadori euro 5,90
[A:
07/12/2021 – I: 06/10/2024 – T: 07/10/2024] - &&
e ½
[tit. or.: Triple Jeopardy; ling. or.: inglese; pagine: 225; anno 2019]
DANIEL
PITT 02
Ribadendo
quanto detto nella precedente trama, sul dispiacere che, dopo tutti questi
anni, Anne Perry ci ha lasciato, vado avanti nel terminare la lettura dei suoi
libri accumulati negli anni, dove ho controllato di averne 26 e di averne letti
24.
Questo
romanzo si inquadra nello spin-off della serie maggiore, la prima iniziata
dalla scrittrice, incentrata sulla figura di Thomas Pitt. Poliziotto venuto dal
basso, avanzando nella carriera grazie alle sue intuizioni e capacità
deduttive. Un grosso balzo lo farà prima sposando Charlotte, aristocratica
illuminata ed innamoratissima di Thomas, ed entrando in sintonia con la di lei
zia Vespasia. Poi sostituendo il suo capo, quando questi va in pensione. Nel
frattempo, ai coniugi Pitt sono nati due splenditi figli, prima Jemima poi
Daniel. Di passo in passo, Thomas raggiunge il culmine della sua carriera nel
ruolo di responsabile della sicurezza nazionale.
Volendo
continuare nelle sue narrazioni prima vittoriane e poi edoardiane, la nostra
decide, visto che mettere al centro una donna non è ancora nelle corde
dell’epoca, di far partire la figlia sposa in America con Patrick, e poi di
seguire le gesta di Daniel. Facendo anche una seconda forzatura, che Daniel non
è poliziotto, ma avvocato, per cui parte (anche molta parte) dei romanzi di
Daniel si configura anche come “legal thriller”.
Dopo
aver seguito Daniel nella sua prima difesa legale (in “Ventuno giorni”), qui il
suo ruolo si fa sempre più centrale, mentre Thomas e Charlotte rimangono sempre
più sullo sfondo. Tra l’altro la storia inizia con una bella riunione
familiare, che Jemima e Patrick, dopo quattro anni, finalmente tornano a
trovare la famiglia, portando le due nipotine, Cassie e Sophie. Purtroppo,
portano anche un bel po’ di problemi che metteranno a dura prova il nostro
Daniel.
Infatti,
insieme agli sposini, nella nave viaggia la famiglia Thorwood, alla ricerca di
una rivincita su di un diplomatico inglese dell’ambasciata di Washington.
Questi, Philip Sydney, viene da loro accusato di aver rubato un collier di
cristalli di rocca, appartenente alla figlia Rebecca, penetrando nottetempo
nella loro casa. Philip, impaurito dagli avvenimenti, e dietro consiglio di un
diplomatico dell’ambasciata, sir John Armitage, si avvale dell’impunità
diplomatica e torna in patria.
Il
crimine presunto di Philip non è punibile in Inghilterra, ma i Thorwood,
Patrick e sir John trovano il modo di accusarlo d’altro, così che nel totale
Philip riceva una punizione. Viene quindi accusato di malversazione, sperando
che nel dibattimento escano fuori altre malefatte. Patrick, per tenere sotto
controllo la materia spinosa, ma anche perché ha dei dubbi in fondo al cuore,
chiede a Daniel di assumersi la difesa di Philip.
Anche
perché, lo sappiamo noi ma non ancora tutta la giuria, viene trovato
assassinato Mosley Cross, un altro attaché dell’ambasciata inglese, forse
implicato anche lui nella malversazione. Ecco, quindi, il triplo pericolo che
attornia il povero Philip. E dico povero che, nelle due piccole parentesi in
cui parla con Daniel, non sembra particolarmente incisivo e determinato.
Daniel
ha pochi elementi per trovare il bandolo di una matassa così complicata, e
cerca quindi aiuto, come nel libro precedente, da Miriam Fford Croft, la figlia
del suo capo, nonché esperta scienziata criminologa e anatomopatologa.
Purtroppo, senza lavoro ufficiale in quanto … donna! Avendo anche la pecca di
essere più grande di Daniel, per cui riesce difficile, alla data, capire se
nascerà qualcosa. Cioè qualcosa si intuisce possa nascere, ma i due, per i
ruoli e per le loro età, sembrano viaggiare con il freno a mano tirato.
Tuttavia,
l’acume di Miriam e la pazienza accumulatrice di informazioni di Daniel,
portano a disegnare uno scenario ben più complesso. Ricordiamoci che siamo nel
1913, e si avvicinano venti di guerra. Scopriamo così che la zia di Rebecca
Thorwood possiede una casa ad Alderney che potrebbe diventare una base per
eventuali spie tedesche. Tale zia muore in circostanze misteriose lasciando la
casa in eredità a Rebecca. Tutto fa convergere allora sulla possibilità che
esista una spia al soldo dei tedeschi. Sarà Philip? Sarà Thorwood? Sarà sir
John? Sarà Mosley? Sarà …
Nel
conciso dibattimento finale, Daniel mostrerà tutta la sua bravura di avvocato
per arrivare alla soluzione del caso. Peccato che, come al solito, Anne Perry
sia molto sbrigativa nelle battute finali. Abbiamo impiegato più di duecento
pagine per arrivare al nocciolo del romanzo, ed in tre pagine scarne tutto si
conclude.
Per
questo, nonostante sia sempre grato alla sua pluriennale scrittura, non sempre
i miei giudizi sulle sue opere sono pienamente positivi. Anche se, ed anche qui
lo sottolineo, riesce sempre a darci personaggi femminili discretamente
incisivi per l’epoca dei fatti. Rimpianti a parte, le sue ricostruzioni
storiche sono comunque sempre gradevoli, anche se le trovavo più incisive nelle
prime avventure di Thomas.
Anne
Perry “Errore fatale” Mondadori euro 5,90
[A: 13/07/2022 – I: 26/08/2025 – T:
28/08/2025] - &&&
[tit. or.: One Fatal Flaw; ling. or.: inglese; pagine: 265; anno 2020]
DANIEL
PITT 03
Capisco
che leggo con molta ondivaghezza, comunque prima o poi, leggo tutto. Ecco
quindi tornare alle avventure dello spin-off della serie principale dell’ottima
Perry. Infatti, il centro dell’azione è ormai diventato Daniel Pitt, figlio di
Thomas, e giovane avvocato in un importante studio legale. Prima di entrare nel
testo ed in altre disquisizioni, mi preme solo notare che questi libri su
Daniel peccano un po’ di andamenti apodittici nel tempo. Il primo episodio si
svolgeva nel 1905, il secondo libro invece si svolge nel 1913. Mentre ora,
questa terza scrittura ci porta indietro di qualche anno, al 1910 (per essere
precisi tra gli ultimi anni del ’10 ed i primi del 1911).
Il
tentativo, anche in questo romanzo, di Anne Perry è entrare nelle pieghe della
giustizia per cercare di trovarne i punti deboli e mettere in discussione
quella stessa giustizia cui, per sua colpa, ebbe modo di impattare lei
quindicenne. Qui il punto dolente è se un esperto, per una serie di motivi,
dalla coerenza di un ragionamento fino all’arroganza di chi pensa di non
sbagliare mai, convince la giuria di un possibile susseguirsi di eventi, e se
su questo ragionamento vengono costruite sentenze su sentenze, come comportarsi
nel caso che questo stesso ragionamento possa essere interpretato in modo
diverso?
Per
venire al corso degli eventi, c’è un incendio doloso in cui muore tal Paddy
Jackson ed un suo sodale, anche lui ladruncolo, Rob Adwell, viene accusato
dell’omicidio. Perché Paddy presenta una contusione cranica compatibile con una
forte randellata. La fidanzata di Rob, Jessie Beale, chiede allora aiuto a
Daniel, in qualità di avvocato, per difendere e magari far assolvere Rob. La
domanda, che ci perseguiterà tutto il libro, è perché Daniel e lo studio presso
cui Daniel lavora?
Tramite
la bella Myriam, esperta patologa ma non certificata in quanto donna, nonché
figlia del capo di Daniel, il nostro rampollo coinvolge nella vicenda sir
Barnabas Saltram. Costui fece la sua fortuna anni addietro, in un processo
analogo, in cui c’era una signora morta in un incendio ma con un colpo alla
testa, dimostrando la possibilità, nel caso ci sia il fuoco che raggiunga i
duemilasettecento gradi, che le ossa del cranio scoppino. In quel caso fece
assolvere lord Daventry (che gli fu riconoscente e gli spianò la strada
sociale). Ora, con la stessa tecnica, fa assolvere anche Rob.
Peccato
che un mese dopo anche Rob muore in un incendio, e questa volta è Jessie che
viene accusata del crimine. Ovvio che anche Rob ha un colpo in testa. Ovvio che
la cosa puzzi, visto che ci sono sempre le stesse persone coinvolte. Anzi,
Daniel e Myriam si convincono che Jessie è quella che ha organizzato tutto,
magari per diventare lei capo della banda di ladri. E vista l’analogia dei
casi, Jessie si aspetta di essere assolta anche lei.
Questa
volta, per vie traverse, però i nostri trovano una diversa esperta, che lavora
in Olanda, dove sono più avanti nel rispetto del lavoro femminile. La
dottoressa Hall dimostra che il fuoco elevato provoca un tipo di frattura che
parte dalla parte molle del cranio (quella della fontanella infantile). Mentre
il corpo di Rob presenta il colpo alla base del cranio, in un posto molto più
duro. Viene così confutata la tesi di sir Barnabas e condannata Jessie.
Peccato
che in questo modo, tutto il castello della vita di sir Barnabas viene a
cadere. Non solo ma la moglie della persona accusata, condannata e giustiziata
per la morte della moglie di lord Daventry, chiede a Daniel ed alla sua casa di
avvocati di aiutarla nella revisione del processo, per riabilitare il marito.
Questo porterà ad uno scontro con sir Barnabas, che tra l’altro era stato
professore di Myriam lei studentessa. Facendo uscire fuori: la perversa
personalità di Barnabas, la misoginia inglese dei primi del Novecento, nonché
quella domanda fondamentale che abbiamo inserito all’inizio. Ovvio che una
vittoria di Daniel manderebbe all’aria una notevole messe di processi. Nonché
manderebbe all’aria l’intera vita di Barnabas. Chi vincerà?
Vi
lascio il dubbio rilevando solo che mentre per tutta la costruzione del
contorno del testo e del contesto l’autrice usa quasi duecentocinquanta pagine,
la soluzione finale viene condensata in poche pagine, ed anche non molto
commentate. Qui torna la domanda che feci anche in altri libri di Anne Perry:
fa sempre così o sono gli editor italiani che tagliano un po’ la fine per
mantenere il testo in un numero ragionevole di pagine?
Come
spin-off del testo rimane anche il dubbio sul possibile rapporto tra Daniel e
Myriam. Sembrano fatti l’uno per l’altra, peccato che lei abbia una decina,
almeno, di anni più di lui. Ci si domanda quindi se possa avere un seguito il
possibile rapporto. Credo che l’unica persona che veda di buon occhio il
rapporto sia Charlotte, la più che simpatica madre di Pitt. Vedremo nelle
ultime due puntate se la scrittrice scioglierà il dilemma (dico due, che, come
ho scritto altrove, Anne Perry è morta).
Anne
Perry “Morte a doppio taglio” Mondadori euro 6,90
[A: 24/07/2022 – I: 31/08/2025 – T: 01/09/2025]
- &&
[tit. or.: Death with a Double Edge; ling. or.: inglese; pagine: 249; anno 2021]
DANIEL
PITT 04
Avendo
ritrovato nella confusione agostana, in cui ho messo in ordine tutta una serie
di informazioni librarie, utili per le mie scritture, i due ultimi romanzi
pubblicati da Mondadori e scritti da Anne Perry, ho deciso di saltare ogni
programmazione e dedicare del tempo estivo a queste letture. Anche perché ero
curioso di capire come si stava evolvendo la sottoserie della serie principale,
ormai e per sempre fermatasi al volume trentadue.
Come
ricorderanno i miei affezionati lettori, la serie principale seguiva le vicende
di Thomas Pitt, poliziotto venuto su dal nulla, ed attraverso tutta una serie
di indubbie capacità, pervenuto ad una bella scalata sociale. Sposa per amore
Charlotte, che gli sarà sempre vicino, e che gli darà da un lato accesso alla
parte aristocratica inglese, dall’altra due figli, Daniel e Jasmine. La seconda
farà un buon matrimonio, ma andrà a viver in America. Daniel studia legge e
diventa un giovane avvocato in un ben avviato studio.
La
serie di Thomas, all’incirca, ha inizio intorno al 1880, ed ora, vuoto per
pieno siamo tra il 1910 e l’inizio della Guerra. Thomas e Charlotte ci sono,
ma, fino ad ora, con un ruolo da supervisori, dato anche il ruolo di Thomas
come capo della Sicurezza Nazionale (l’antiterrorismo dell’epoca). Daniel si è
immerso nel suo ruolo di avvocato aiutando lo studio alla risoluzione di casi
abbastanza complessi. Per l’occasione si è anche avvicinato a Miriam, la figlia
del capo, che però è più grande di lui e questo, ad ora, crea dei freni. Non
solo, in patria le qualifiche scientifiche di Miriam non sono riconosciute,
creandole non pochi problemi di vita (rabbia e frustrazione in primis).
Avevamo
finito il libro precedente con alcune possibili vie evolutive. Daniel si sta
consolidando nello studio di Marcus. Miriam ha trovato una spalla nella
dottoressa Hall anatomopatologa in Olanda, ed è sempre più vicina a Daniel. Le
vicende legali, seppur intricate, hanno in ogni caso dei risvolti etici, che
per Anne sono sempre importanti. Tante speranze, ben presto naufragate in un
libro abbastanza decente, seppur con il solito finale non dico affrettato, ma
di più.
Intanto,
proprio dietro la spinta di Eve Hall, Miriam va in Olanda a completare i suoi
studi, così che per duecentoventi pagine dobbiamo farne a meno. Solo un infarto
del padre la richiama in patria, giusto anche per dare un piccolo conforto a
Daniel che per le prime duecento pagine non sa proprio che pesci prendere.
Anche perché non c’è nessuna causa, non c’è nessuna reale attività legale.
Anzi, si torna all’antico, imbastendo una trama tutta sul poliziesco. Ma non
c’è più lo slancio dei primi anni, ed anche questa trama risulta abbastanza
leggerina. Tant’è che la nostra decide di far entrare in campo anche il buon
Thomas, per cercare di venire a capo degli omicidi che costellano il romanzo.
Il
primo in cui ci imbattiamo è quello di Jonah Drake, un avvocato anziano dello
studio di Daniel. Trovato trucidato a colpi di pugnale o spadino, insomma
qualcosa con una doppia lama, tanto per giustificare il titolo, in una zona
malfamata di Londra, dove non avrebbe ragione di andare. Ipotizzando ci si
qualcosa derivante dalle attività dello studio, il capo mette Daniel ed il
collega Toby alla frusta su tutti i possibili casi. Saltando tutta un parte
intermedia in cui i nostri non sanno che pesci prendere, arriviamo bene o male
al casus belli.
Non
molto tempo prima, Drake aveva difeso Evan dall’accusa di omicidio della bella
Mary, facendolo assolvere e ricevendo un forte compenso da Erasmus, il padre di
Evan, magnate dei cantieri navali, e con molte ambizioni di carriera, lui che
viene dal popolo, senza nessun santo alle spalle. Tra l’altro, cantieri molto
utili alla corona, visti i venti di guerra che si profilano all’orizzonte,
soprattutto se Erasmus, infastidito da qualcosa, decidesse di cambiare bandiera
ed offrire le sue navi al dirimpettaio teutonico.
Daniel
si butta a capofitto nelle indagini, conosce Evan, che gli fa una buona
impressione con la convinzione che non sia stato lui ad uccidere Mary. Evan sa
qualcosa, ed in breve fa la fine di Jonah, con analoghi tagli sul corpo. È
chiaro a questo punto che le tre morti (Mary, Jonah ed Evan) sono collegate.
Ancor di più, quando viene trovata morta Bella, una ragazza dei bassifondi che
si scopre essere un killer professionista ed una bravissima maneggiatrice di
lame.
Dopo
duecento pagine di giri in tondo, quando, leggendo tra le righe, appena
compresi i fondamenti delle prime morti, si capiva bene dove andare a parare,
arriviamo all’accelerazione finale. Il cattivone di turno rapisce Charlotte per
costringere i Pitt ad astenersi dalle indagini, ma ha la cattiva idea di usare
come carceriera la nonna di Bella che non vede l’ora di vendicarsi. Ovvio che
la nonna muore, Charlotte fugge, Thomas la salva, Daniel affronta il cattivone
che nella colluttazione incidentalmente muore.
Tutto
in meno di cinque pagine, dopo esserci menati il naso per pagine e pagine con
una serie di elucubrazioni condite da immense bevute di thè. È un vero peccato,
che questo risulta un libro ibrido, quasi scritto svogliatamente, e senza
un’idea forte. Che basare tutto su ricatti e poliziotti corrotti ed avvocati
forse (ma forse no) disonesti, è un po’ poco.
Visto
che alla fine si riaffaccia Miriam, spero che nell’ultimo volume in mio
possesso ci sia qualche elemento positivo.
“Anche
le persone che più amiamo commettono i loro errori, proprio come noi … Siamo
soliti idealizzare quelli a cui vogliamo bene, spesso ci aspettiamo troppo da
loro, e loro fanno forse lo stesso. La verità è che l’amore, quando è tale,
considera anche i nostri difetti e le nostre debolezze.” (25)
Anne
Perry “Sia fatta vendetta” Mondadori euro 7,90
[A:
16/07/2025 – I: 03/09/2025 – T: 04/09/2025] - &&
[tit. or.: Three Debts Paid; ling. or.: inglese; pagine: 266; anno 2022]
DANIEL
PITT 05
Ed
allora con questo siamo arrivati alla fine dei libri di Anne Perry delle sue
serie maggiori pubblicati fino ad ora in Italia. Essendo da tempo ferme sia le
avventure di Thomas Pitt che quelle di William Monk, ci rimaneva da seguire
quelle del giovane Pitt, Daniel, e delle sue avventure legali. Leggo che in
Inghilterra è uscito anche un sesto volume, che, ad ora, non è ancora
pianificato pe l’Italia. Accontentiamoci quindi di seguire quello che succede
qui.
Come
e forse anche di più, in un certo senso, dell’episodio precedente, l’attenzione
della scrittrice si stava spostando sulle vicende poliziesche, piuttosto che su
quelle legali. Qui c’è una certa volontà di riequilibrio, ma l’operazione
riesce fino ad un certo punto, anche perché si deve bilanciare pure con la
parte privata, di cui noi, dall’inizio aspettiamo uno svolgimento più lineare.
Allora cominciamo proprio da qui.
Il
giovane Daniel, fin dal primo incontro, è attratto dalla bella e spigliata
Miriam, figlia del suo capo nell’ufficio legale. Attratto per le doti di Miriam
come medico legale e scienziata, anche se i titoli, all’epoca (siamo negli anni
di poco precedenti la Prima Guerra mondiale), non erano riconosciuti per le
donne. Fatto sta che, sotto la spinta della dottoressa Hall (episodio 3),
Miriam va a specializzarsi in Olanda (episodio 4, dove quasi non compare). Ora
ritorna, da una mano allo svolgimento delle indagini, con un finale che sembra
finalmente imboccare la strada giusta. Non so se sapremo come procederà, ma per
ora ci basta quello che abbiamo letto.
Per
quanto riguarda la parte legale, Daniel viene ingaggiato dal professor Wolford,
illustre luminare di Storia dell’Università di Cambridge, le cui lezioni anche
Daniel aveva seguito. Così come le aveva seguite l’ispettore Ian Frobisher, che
diventerà il contraltare di Daniel per la parte poliziesca. Ingaggiato per un
processo di plagio e percosse. Un giovane rivale di Wolford lo accusa di aver
copiato da un suo testo, provocandolo in modo che il professore, molto fumino,
lo prende a pugni, provocando rottura del setto nasale e di qualche dente.
Seguiamo
tutto il processo mentale di Daniel nella lettura dei libri, nella comparazione
dei testi, nella ricerca dei testimoni alla rissa, e nel dibattimento che ne
consegue. L’abilità di Daniel costringe l’avversario a chiedere il
patteggiamento, anche perché la pubblicità c’è stata e più non si ottiene.
Quello che si ottiene è constatare quanto sia irascibile Wolford e pronto ad
accendersi per un nonnulla.
L’altra
parte, invece, riguarda una serie di omicidi. Prima di una donna, di origini
francesi, poi di una signorina inglese, ed infine di un direttore di banca
londinese. Le donne tra i venti e i trenta, l’uomo più attempato. Tutti uniti
dalla ferocia dei colpi di pugnale, e dalla mutilazione al dito indice, tutte
della mano dominante (cioè destra per i destrimani, sinistra per i mancini). Le
indagini del poliziotto Ian portano a poco, che, a parte l’indice, nulla sembra
accomunare i tre. Né Miriam, tornata dall’Olanda e dedita alle autopsie, riesce
a fornire dettagli maggiori.
Una
possibile connessione viene subito individuata dal lettore (ma non da Ian o
Daniel), quando si scopre che, in qualche modo, i tre sono transitati per
Cambridge. Ma le indagini sono anche bloccate da Thomas, il padre di Daniel e
capo della Sicurezza, in quanto l’uomo ucciso pare facesse parte di progetti
segreti che è bene non vengano messi sotto inchiesta.
Altro
elemento possibile, il fatto che tutta una serie di persone visitano il
reverendo Rhodes, noto per la sua “pietas”, ma anche per la sua cecità, motivo
per cui viene spesso aiutato dalla moglie Polly. Il solito accumulo di prove
cerca di portare il lettore su diverse strade: il terrorismo (due vittime
innocenti, per colpire la terza), qualche risentimento da confessionale (magari
agito da Polly in sostituzione del marito cieco), o qualche avvenimento legato
a Cambridge che non ci viene detto mai chiaramente, in quanto i nostri non
vanno mai ad indagare in quella direzione.
Purtroppo,
il finale, come quasi sempre accade con Anne Perry, è molto veloce. Certo
capiamo chi ha fatto cosa, intuiamo piuttosto che comprendiamo i perché, e
soprattutto vediamo come si comportano i nostri eroi, Daniel, Miriam ed ora
anche Ian.
In
chiusura, non posso che spezzare la solita lancia contro i mulini a vento
editoriali, dove il pagamento di tre debiti viene trasformato nella riuscita di
una vendetta. Uno stravolgimento che non rende giustizia al testo ed alla
scrittrice.
Dispiace,
infine, che le scritture della compianta Perry siano andando in discesa
nell’ultima fase della sua produzione, giustificandosi con il fatto che questi
libri vengono scritti che Anne supera gli Ottanta. Peccato, ed anche peccato
che lei ci abbia lasciato, dopo una vita intensa e spesso ricostruita, con
tanta buona volontà. E ce ne vuole. Quindi per ora si chiude e chissà nel
futuro se si riaprirà qualcosa.
“Lo
infastidì il fatto di dover ricorrere alle note in fondo al libro, cosa che
interrompeva il piacere della lettura.” (211) [le note vanno a piè pagina,
sempre]
Eccoci
alle letture del mese di giugno, con le solite punte di lettura arrivate alle
diciassette entrate (quando non si viaggia…). Con un eccellente (seppur
brevissimo) Yehoshua, con alle costole due soliti Simenon ed il cyberpunk di
Stephenson. In coda, saluta, anche se non da molto lontano, la fantascienza
d’annata di Murray Leinster.
|
# |
Autore |
Titolo |
Editore |
Euro |
J |
|
1 |
Alan Parks |
Gennaio di sangue |
Bompiani |
9,90
|
2,5 |
|
2 |
Isabel Allende |
Il mio nome è Emilia del Valle |
Feltrinelli |
22 |
2 |
|
3 |
Gabriella Genisi |
Una questione di soldi |
Sonzogno |
16
|
2,5 |
|
4 |
Georges Simenon |
Turista da banane |
Repubblica |
9,90 |
3,5 |
|
5 |
Morishita
Noriko |
Ogni
giorno è un buon giorno |
Corriere Giappone |
8,90 |
2 |
|
6 |
Maurizio De Giovanni |
Il pappagallo muto |
Rizzoli |
19
|
2 |
|
7 |
Arthur C. Clarke |
Le sabbie di Marte |
Mondadori |
6,99 |
2,5 |
|
8 |
Primo Levi |
Se non ora, quando? |
Repubblica Resistenza |
7,90 |
3 |
|
9 |
Cristina Cassar Scalia |
L’uomo del porto |
Einaudi |
12,50
|
3 |
|
10 |
Murray Leinster |
L’incubo sul fondo |
Mondadori |
6,99 |
1,5 |
|
11 |
Maria Masella |
Il dubbio |
Corriere Gazzetta |
7,99 |
2,5 |
|
12 |
Neal Stephenson |
Snow Crash |
Mondadori |
6,99 |
3,5 |
|
13 |
Abraham B. Yehoshua |
Il terzo tempio |
Einaudi |
s.p. |
4 |
|
14 |
Cristina Cassar Scalia |
Il Talento del Cappellano |
Repubblica Mistero Noir |
8,90 |
3 |
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15 |
Georges Simenon |
Le sorelle Lacroix |
Repubblica |
9,90 |
3,5 |
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16 |
Miriam Mafai |
Pane nero |
Repubblica Resistenza |
7,90 |
3 |
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17 |
Pierre Lemaitre |
Il serpente maiuscolo |
Repubblica Essenza Noir |
8,90 |
2 |
Mi è
sembrato giusto, in questa ripartenza tipo anno scolastico di pensieri e,
forse, viaggi, ritrovare alcune frasi di viaggio che ho ricavato, appunto, da “Sensi di viaggio” di Marco Aime:
“Il viaggio è movimento. Non solo del corpo,
anche della percezione. Il viaggio è un reinventarsi continuo dei nostri
pensieri e dei nostri sensi davanti a paesaggi e volti nuovi.” (27)
“L’altro lo incontri in cammino. A volte è lui
che arriva, ma un incontro vuol sempre dire spostarsi. Lo guardi, lo ascolti e
pensi a te stesso e al tuo mondo. Ti ridisegni e reinventi le cose intorno a
te. Come quando incontri un amico dopo molto tempo. Vedi che gli anni hanno
arrancato sul suo volto, con mano leggera o con passo pesante, comunque sono
passati di lì. E pensi anche sul tuo… Ti chiedi che impressione deve fare a lui
vederti ora, dopo tanti anni. e ti accorgi che senza di lui, avresti continuato
a pensarti diverso.” (48)
“Il viaggio può diventare racconto, un
racconto, spesso, spinge a un altro viaggio, ma un racconto non è un viaggio.”
(66)
“La tua ombra cambia forma in viaggio …
Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai
uguale.” (96)
“Sono i sensi a comandare la mente. E hanno
bisogno di movimento… Muoversi, muoversi, muoversi verso quell’orizzonte che
non è mai abbastanza vicino, eppure segna il limite del nostro sguardo.” (115)
Allora, siamo in riposo, con i sensi all’erta se nascesse qualcosa all’orizzonte. Settembre mese di ricorrenze, natalizie e anniversariche, che non ci scordiamo ma che celebriamo in altra sede. Quindi, sappiamo solo che qualcosa ci aspetta, ma nel dubbio l’unica certezza è l’amicizia e gli abbracci.
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