domenica 7 settembre 2025

Anne Perry obituario - 07 settembre 2025

Ho scelto l’inusuale, ma non sbagliata, dizione italiana, che necrologio mi sembrava troppo alto per le mie poche note. Anne Perry (nata Juliet Marion Hulme), come dico nella prima trama ci ha lasciato due anni fa. Non entro nelle storie della sua vita (e se volete, potete andare a vedere il bel film “Creature del cielo”, datato ma da ricordare come l’esordio di Kate Winslet), ma ricordo le due serie di libri dedicate a polizieschi di epoca vittoriana, che, soprattutto nelle prime uscite, ricostruisce bene l’atmosfera attraverso le trame di Monk (intorno al 1850) e di Pitt (dal 1880 in poi). Dovrebbe esistere anche uno spin-off basato su avventure capitate intorno al Natale di differenti annate, dove ho letto dovrebbero comparire personaggi minori delle serie maggiori, spostandosi verso i ruoli di protagonisti.

È stata una persona dalla vita complicata, che ha cercato (e spero per lei riuscito) di ricostruirsi dopo avventure che avrebbero devastato chiunque. Io ne ho letto, e tanto, e sempre con piacere. Mi sembra il miglior commento che si possa fare ad uno scrittore.

Anne Perry “Marea oscura” Mondadori euro 5,90

[A: 09/07/2021 – I: 23/06/2023 – T: 24/06/2023] - && e ½

[tit. or.: Dark Tide Rising; ling. or.: inglese; pagine: 257; anno 2018]

MONK 24

Come già detto nell’ultima tornata dedicata alla scrittrice anglo-zelandese, non vedremo più molte altre sue opere, causa, purtroppo, dipartita nell’aprile di quest’anno, a 84 anni.

Certo, ci sono, secondo i siti anglosassoni, ancora alcuni libri non tradotti, ma per la maggior parte dedicati a Daniel Pitt. Questo ventiquattresimo episodio, invece, sembra l’ultimo ad essere stato scritto della saga dedicata all’ispettore della Polizia Fluviale del Tamigi, William Monk.

Abbiamo così modo di fare un po’ più di luce su Monk ed il suo mondo. L’azione in presa diretta, pur sempre nel periodo vittoriano, si sviluppa intorno al 1860. Da flashback, ricordi ed agnizioni varie, tuttavia, riusciamo ad estendere il raggio informativo dei personaggi.

William Monk nasce nel Northumberland, una contea nel Nord dell’Inghilterra con capitale Newcastle, una quindicina d’anni prima dell’incoronazione della Regina Vittoria. Viene da una famiglia di pescatori, e si pone sotto la protezione del banchiere Arroll Dundas, che gli farà da mentore e guida, fino a che Arroll stesso non viene incastrato in una frode ferroviaria. Per fare chiarezza e vendetta si arruola nella Polizia. Monk è determinato ed ambizioso, così da farsi molti nemici, che gli tendono una trappola, dove, in un incidente automobilistico, nel 1856, Monk perde la memoria.

Eppure, continua la sua carriera, mentre nella convalescenza conosce Hester Latterly, ex-infermiera nella Guerra di Crimea, dove lavorò con Florence Nightingale intorno al 1854. Hester proviene da un ceto più elevato di William, ma i due si incontrano per la loro umanità, sete di giustizia ed aiuti al prossimo. Hester rifiuta di sposare il ricco avvocato sir Oliver, ed accetta invece di sposare William, con l’unico rammarico che non riusciranno ad avere figli. Oliver, comunque, rimarrà vicino ai due, tanto che ogni libro della serie si chiude con scene di processi, quasi che, rispetto alle investigazioni di Pitt, Anne Perry volga queste storie sul versante del “romanzo giudiziario”.

Comunque, per il suo carattere insubordinato, Monk, nel secondo libro, viene cacciato dalla polizia, ma con l’aiuto di una zia di Hester, mette su un’agenzia investigativa. Con la quale vivacchia per altri quattordici romanzi, per poi aver una svolta ed inserirsi nella Polizia Fluviale. Dove fa carriera, ne diventa il capo, anche discretamente benvoluto.

Intanto, nel versante privato, salva un ragazzino, Scuff, dai bassifondi, e, visto che questi non ha nessun parente, lo adotta, e lo fa studiare. Spera che entri in Polizia con lui, ma Scuff è attratto dal lavoro di Hester, e si avvia a diventare l’aiutante di uno scalcinato chirurgo, al fine di poter intraprendere una qualche carriera medica.

Questo è lo scenario in cui si apre quest’ultimo atto, che tuttavia, sul fronte giallo, risulta assai modesto. C’è un rapimento di una donna, il marito chiede aiuto a Monk, ma, il riscatto pagato, la donna viene uccisa. Già pensiamo che ci sia sotto qualcosa, così che con Anne andiamo a vedere i sottotesti.

Qualcuno tradisce i nostri, sia durante il rapimento, che durante le indagini, dove i testimoni muoiono come mosche. L’indiziato è il sottoposto di Monk, Hopper che non si chiama Hopper e che fugge da una strana storia di ammutinamenti.

Fatto sta che, ribaltando tutte le teorie, è proprio il marito che viene accusato. E non potrà che essere sir Oliver ad assumerne la difesa. Marito cui viene fornito un alibi dalla cugina della moglie, che sa molte più cose di quanto sembra, e che, nelle more, si è anche invaghita, ricambiata, del sergente Hopper.

Al solito, ci sarà il dibattimento processuale, le testimonianze, le giravolte, i sensi di lealtà di Monk verso Hopper e verso sir Oliver, per arrivare ad una conclusione, purtroppo veloce come spesso accade per le storie di Anne Perry, che noi avevamo ipotizzato fin dalle prime cinquanta pagine. Monk ne esce bene, ma sulle soglie del tribunale non possiamo che salutarlo, rammaricandoci di non poterlo incontrare più.

Così, dopo 24 volumi, lasciamo il Tamigi, e salutiamo la scrittura della nostra tuttavia amata scrittrice, con il rimpianto di non seguire ancora queste storie, semplici ma con una descrizione degli ambienti dei bassifondi londinesi sempre ben accurata.

“A me piacciono molto i numeri … agli occhi di chi li capisce hanno una loro bellezza. Sono privi di emozioni, ma possiedono una musicalità, una razionalità, a tratti perfino dell’umorismo.” (125)

Anne Perry “Tre volte colpevole” Mondadori euro 5,90

[A: 07/12/2021 – I: 06/10/2024 – T: 07/10/2024] - && e ½

[tit. or.: Triple Jeopardy; ling. or.: inglese; pagine: 225; anno 2019]

DANIEL PITT 02

Ribadendo quanto detto nella precedente trama, sul dispiacere che, dopo tutti questi anni, Anne Perry ci ha lasciato, vado avanti nel terminare la lettura dei suoi libri accumulati negli anni, dove ho controllato di averne 26 e di averne letti 24.

Questo romanzo si inquadra nello spin-off della serie maggiore, la prima iniziata dalla scrittrice, incentrata sulla figura di Thomas Pitt. Poliziotto venuto dal basso, avanzando nella carriera grazie alle sue intuizioni e capacità deduttive. Un grosso balzo lo farà prima sposando Charlotte, aristocratica illuminata ed innamoratissima di Thomas, ed entrando in sintonia con la di lei zia Vespasia. Poi sostituendo il suo capo, quando questi va in pensione. Nel frattempo, ai coniugi Pitt sono nati due splenditi figli, prima Jemima poi Daniel. Di passo in passo, Thomas raggiunge il culmine della sua carriera nel ruolo di responsabile della sicurezza nazionale.

Volendo continuare nelle sue narrazioni prima vittoriane e poi edoardiane, la nostra decide, visto che mettere al centro una donna non è ancora nelle corde dell’epoca, di far partire la figlia sposa in America con Patrick, e poi di seguire le gesta di Daniel. Facendo anche una seconda forzatura, che Daniel non è poliziotto, ma avvocato, per cui parte (anche molta parte) dei romanzi di Daniel si configura anche come “legal thriller”.

Dopo aver seguito Daniel nella sua prima difesa legale (in “Ventuno giorni”), qui il suo ruolo si fa sempre più centrale, mentre Thomas e Charlotte rimangono sempre più sullo sfondo. Tra l’altro la storia inizia con una bella riunione familiare, che Jemima e Patrick, dopo quattro anni, finalmente tornano a trovare la famiglia, portando le due nipotine, Cassie e Sophie. Purtroppo, portano anche un bel po’ di problemi che metteranno a dura prova il nostro Daniel.

Infatti, insieme agli sposini, nella nave viaggia la famiglia Thorwood, alla ricerca di una rivincita su di un diplomatico inglese dell’ambasciata di Washington. Questi, Philip Sydney, viene da loro accusato di aver rubato un collier di cristalli di rocca, appartenente alla figlia Rebecca, penetrando nottetempo nella loro casa. Philip, impaurito dagli avvenimenti, e dietro consiglio di un diplomatico dell’ambasciata, sir John Armitage, si avvale dell’impunità diplomatica e torna in patria.

Il crimine presunto di Philip non è punibile in Inghilterra, ma i Thorwood, Patrick e sir John trovano il modo di accusarlo d’altro, così che nel totale Philip riceva una punizione. Viene quindi accusato di malversazione, sperando che nel dibattimento escano fuori altre malefatte. Patrick, per tenere sotto controllo la materia spinosa, ma anche perché ha dei dubbi in fondo al cuore, chiede a Daniel di assumersi la difesa di Philip.

Anche perché, lo sappiamo noi ma non ancora tutta la giuria, viene trovato assassinato Mosley Cross, un altro attaché dell’ambasciata inglese, forse implicato anche lui nella malversazione. Ecco, quindi, il triplo pericolo che attornia il povero Philip. E dico povero che, nelle due piccole parentesi in cui parla con Daniel, non sembra particolarmente incisivo e determinato.

Daniel ha pochi elementi per trovare il bandolo di una matassa così complicata, e cerca quindi aiuto, come nel libro precedente, da Miriam Fford Croft, la figlia del suo capo, nonché esperta scienziata criminologa e anatomopatologa. Purtroppo, senza lavoro ufficiale in quanto … donna! Avendo anche la pecca di essere più grande di Daniel, per cui riesce difficile, alla data, capire se nascerà qualcosa. Cioè qualcosa si intuisce possa nascere, ma i due, per i ruoli e per le loro età, sembrano viaggiare con il freno a mano tirato.

Tuttavia, l’acume di Miriam e la pazienza accumulatrice di informazioni di Daniel, portano a disegnare uno scenario ben più complesso. Ricordiamoci che siamo nel 1913, e si avvicinano venti di guerra. Scopriamo così che la zia di Rebecca Thorwood possiede una casa ad Alderney che potrebbe diventare una base per eventuali spie tedesche. Tale zia muore in circostanze misteriose lasciando la casa in eredità a Rebecca. Tutto fa convergere allora sulla possibilità che esista una spia al soldo dei tedeschi. Sarà Philip? Sarà Thorwood? Sarà sir John? Sarà Mosley? Sarà …

Nel conciso dibattimento finale, Daniel mostrerà tutta la sua bravura di avvocato per arrivare alla soluzione del caso. Peccato che, come al solito, Anne Perry sia molto sbrigativa nelle battute finali. Abbiamo impiegato più di duecento pagine per arrivare al nocciolo del romanzo, ed in tre pagine scarne tutto si conclude.

Per questo, nonostante sia sempre grato alla sua pluriennale scrittura, non sempre i miei giudizi sulle sue opere sono pienamente positivi. Anche se, ed anche qui lo sottolineo, riesce sempre a darci personaggi femminili discretamente incisivi per l’epoca dei fatti. Rimpianti a parte, le sue ricostruzioni storiche sono comunque sempre gradevoli, anche se le trovavo più incisive nelle prime avventure di Thomas.

Anne Perry “Errore fatale” Mondadori euro 5,90

[A: 13/07/2022 – I: 26/08/2025 – T: 28/08/2025] - &&&

[tit. or.: One Fatal Flaw; ling. or.: inglese; pagine: 265; anno 2020]

DANIEL PITT 03

Capisco che leggo con molta ondivaghezza, comunque prima o poi, leggo tutto. Ecco quindi tornare alle avventure dello spin-off della serie principale dell’ottima Perry. Infatti, il centro dell’azione è ormai diventato Daniel Pitt, figlio di Thomas, e giovane avvocato in un importante studio legale. Prima di entrare nel testo ed in altre disquisizioni, mi preme solo notare che questi libri su Daniel peccano un po’ di andamenti apodittici nel tempo. Il primo episodio si svolgeva nel 1905, il secondo libro invece si svolge nel 1913. Mentre ora, questa terza scrittura ci porta indietro di qualche anno, al 1910 (per essere precisi tra gli ultimi anni del ’10 ed i primi del 1911).

Il tentativo, anche in questo romanzo, di Anne Perry è entrare nelle pieghe della giustizia per cercare di trovarne i punti deboli e mettere in discussione quella stessa giustizia cui, per sua colpa, ebbe modo di impattare lei quindicenne. Qui il punto dolente è se un esperto, per una serie di motivi, dalla coerenza di un ragionamento fino all’arroganza di chi pensa di non sbagliare mai, convince la giuria di un possibile susseguirsi di eventi, e se su questo ragionamento vengono costruite sentenze su sentenze, come comportarsi nel caso che questo stesso ragionamento possa essere interpretato in modo diverso?

Per venire al corso degli eventi, c’è un incendio doloso in cui muore tal Paddy Jackson ed un suo sodale, anche lui ladruncolo, Rob Adwell, viene accusato dell’omicidio. Perché Paddy presenta una contusione cranica compatibile con una forte randellata. La fidanzata di Rob, Jessie Beale, chiede allora aiuto a Daniel, in qualità di avvocato, per difendere e magari far assolvere Rob. La domanda, che ci perseguiterà tutto il libro, è perché Daniel e lo studio presso cui Daniel lavora?

Tramite la bella Myriam, esperta patologa ma non certificata in quanto donna, nonché figlia del capo di Daniel, il nostro rampollo coinvolge nella vicenda sir Barnabas Saltram. Costui fece la sua fortuna anni addietro, in un processo analogo, in cui c’era una signora morta in un incendio ma con un colpo alla testa, dimostrando la possibilità, nel caso ci sia il fuoco che raggiunga i duemilasettecento gradi, che le ossa del cranio scoppino. In quel caso fece assolvere lord Daventry (che gli fu riconoscente e gli spianò la strada sociale). Ora, con la stessa tecnica, fa assolvere anche Rob.

Peccato che un mese dopo anche Rob muore in un incendio, e questa volta è Jessie che viene accusata del crimine. Ovvio che anche Rob ha un colpo in testa. Ovvio che la cosa puzzi, visto che ci sono sempre le stesse persone coinvolte. Anzi, Daniel e Myriam si convincono che Jessie è quella che ha organizzato tutto, magari per diventare lei capo della banda di ladri. E vista l’analogia dei casi, Jessie si aspetta di essere assolta anche lei.

Questa volta, per vie traverse, però i nostri trovano una diversa esperta, che lavora in Olanda, dove sono più avanti nel rispetto del lavoro femminile. La dottoressa Hall dimostra che il fuoco elevato provoca un tipo di frattura che parte dalla parte molle del cranio (quella della fontanella infantile). Mentre il corpo di Rob presenta il colpo alla base del cranio, in un posto molto più duro. Viene così confutata la tesi di sir Barnabas e condannata Jessie.

Peccato che in questo modo, tutto il castello della vita di sir Barnabas viene a cadere. Non solo ma la moglie della persona accusata, condannata e giustiziata per la morte della moglie di lord Daventry, chiede a Daniel ed alla sua casa di avvocati di aiutarla nella revisione del processo, per riabilitare il marito. Questo porterà ad uno scontro con sir Barnabas, che tra l’altro era stato professore di Myriam lei studentessa. Facendo uscire fuori: la perversa personalità di Barnabas, la misoginia inglese dei primi del Novecento, nonché quella domanda fondamentale che abbiamo inserito all’inizio. Ovvio che una vittoria di Daniel manderebbe all’aria una notevole messe di processi. Nonché manderebbe all’aria l’intera vita di Barnabas. Chi vincerà?

Vi lascio il dubbio rilevando solo che mentre per tutta la costruzione del contorno del testo e del contesto l’autrice usa quasi duecentocinquanta pagine, la soluzione finale viene condensata in poche pagine, ed anche non molto commentate. Qui torna la domanda che feci anche in altri libri di Anne Perry: fa sempre così o sono gli editor italiani che tagliano un po’ la fine per mantenere il testo in un numero ragionevole di pagine?

Come spin-off del testo rimane anche il dubbio sul possibile rapporto tra Daniel e Myriam. Sembrano fatti l’uno per l’altra, peccato che lei abbia una decina, almeno, di anni più di lui. Ci si domanda quindi se possa avere un seguito il possibile rapporto. Credo che l’unica persona che veda di buon occhio il rapporto sia Charlotte, la più che simpatica madre di Pitt. Vedremo nelle ultime due puntate se la scrittrice scioglierà il dilemma (dico due, che, come ho scritto altrove, Anne Perry è morta).

Anne Perry “Morte a doppio taglio” Mondadori euro 6,90

[A: 24/07/2022 – I: 31/08/2025 – T: 01/09/2025] - &&

[tit. or.: Death with a Double Edge; ling. or.: inglese; pagine: 249; anno 2021]

DANIEL PITT 04

Avendo ritrovato nella confusione agostana, in cui ho messo in ordine tutta una serie di informazioni librarie, utili per le mie scritture, i due ultimi romanzi pubblicati da Mondadori e scritti da Anne Perry, ho deciso di saltare ogni programmazione e dedicare del tempo estivo a queste letture. Anche perché ero curioso di capire come si stava evolvendo la sottoserie della serie principale, ormai e per sempre fermatasi al volume trentadue.

Come ricorderanno i miei affezionati lettori, la serie principale seguiva le vicende di Thomas Pitt, poliziotto venuto su dal nulla, ed attraverso tutta una serie di indubbie capacità, pervenuto ad una bella scalata sociale. Sposa per amore Charlotte, che gli sarà sempre vicino, e che gli darà da un lato accesso alla parte aristocratica inglese, dall’altra due figli, Daniel e Jasmine. La seconda farà un buon matrimonio, ma andrà a viver in America. Daniel studia legge e diventa un giovane avvocato in un ben avviato studio.

La serie di Thomas, all’incirca, ha inizio intorno al 1880, ed ora, vuoto per pieno siamo tra il 1910 e l’inizio della Guerra. Thomas e Charlotte ci sono, ma, fino ad ora, con un ruolo da supervisori, dato anche il ruolo di Thomas come capo della Sicurezza Nazionale (l’antiterrorismo dell’epoca). Daniel si è immerso nel suo ruolo di avvocato aiutando lo studio alla risoluzione di casi abbastanza complessi. Per l’occasione si è anche avvicinato a Miriam, la figlia del capo, che però è più grande di lui e questo, ad ora, crea dei freni. Non solo, in patria le qualifiche scientifiche di Miriam non sono riconosciute, creandole non pochi problemi di vita (rabbia e frustrazione in primis).

Avevamo finito il libro precedente con alcune possibili vie evolutive. Daniel si sta consolidando nello studio di Marcus. Miriam ha trovato una spalla nella dottoressa Hall anatomopatologa in Olanda, ed è sempre più vicina a Daniel. Le vicende legali, seppur intricate, hanno in ogni caso dei risvolti etici, che per Anne sono sempre importanti. Tante speranze, ben presto naufragate in un libro abbastanza decente, seppur con il solito finale non dico affrettato, ma di più.

Intanto, proprio dietro la spinta di Eve Hall, Miriam va in Olanda a completare i suoi studi, così che per duecentoventi pagine dobbiamo farne a meno. Solo un infarto del padre la richiama in patria, giusto anche per dare un piccolo conforto a Daniel che per le prime duecento pagine non sa proprio che pesci prendere. Anche perché non c’è nessuna causa, non c’è nessuna reale attività legale. Anzi, si torna all’antico, imbastendo una trama tutta sul poliziesco. Ma non c’è più lo slancio dei primi anni, ed anche questa trama risulta abbastanza leggerina. Tant’è che la nostra decide di far entrare in campo anche il buon Thomas, per cercare di venire a capo degli omicidi che costellano il romanzo.

Il primo in cui ci imbattiamo è quello di Jonah Drake, un avvocato anziano dello studio di Daniel. Trovato trucidato a colpi di pugnale o spadino, insomma qualcosa con una doppia lama, tanto per giustificare il titolo, in una zona malfamata di Londra, dove non avrebbe ragione di andare. Ipotizzando ci si qualcosa derivante dalle attività dello studio, il capo mette Daniel ed il collega Toby alla frusta su tutti i possibili casi. Saltando tutta un parte intermedia in cui i nostri non sanno che pesci prendere, arriviamo bene o male al casus belli.

Non molto tempo prima, Drake aveva difeso Evan dall’accusa di omicidio della bella Mary, facendolo assolvere e ricevendo un forte compenso da Erasmus, il padre di Evan, magnate dei cantieri navali, e con molte ambizioni di carriera, lui che viene dal popolo, senza nessun santo alle spalle. Tra l’altro, cantieri molto utili alla corona, visti i venti di guerra che si profilano all’orizzonte, soprattutto se Erasmus, infastidito da qualcosa, decidesse di cambiare bandiera ed offrire le sue navi al dirimpettaio teutonico.

Daniel si butta a capofitto nelle indagini, conosce Evan, che gli fa una buona impressione con la convinzione che non sia stato lui ad uccidere Mary. Evan sa qualcosa, ed in breve fa la fine di Jonah, con analoghi tagli sul corpo. È chiaro a questo punto che le tre morti (Mary, Jonah ed Evan) sono collegate. Ancor di più, quando viene trovata morta Bella, una ragazza dei bassifondi che si scopre essere un killer professionista ed una bravissima maneggiatrice di lame.

Dopo duecento pagine di giri in tondo, quando, leggendo tra le righe, appena compresi i fondamenti delle prime morti, si capiva bene dove andare a parare, arriviamo all’accelerazione finale. Il cattivone di turno rapisce Charlotte per costringere i Pitt ad astenersi dalle indagini, ma ha la cattiva idea di usare come carceriera la nonna di Bella che non vede l’ora di vendicarsi. Ovvio che la nonna muore, Charlotte fugge, Thomas la salva, Daniel affronta il cattivone che nella colluttazione incidentalmente muore.

Tutto in meno di cinque pagine, dopo esserci menati il naso per pagine e pagine con una serie di elucubrazioni condite da immense bevute di thè. È un vero peccato, che questo risulta un libro ibrido, quasi scritto svogliatamente, e senza un’idea forte. Che basare tutto su ricatti e poliziotti corrotti ed avvocati forse (ma forse no) disonesti, è un po’ poco.

Visto che alla fine si riaffaccia Miriam, spero che nell’ultimo volume in mio possesso ci sia qualche elemento positivo.

“Anche le persone che più amiamo commettono i loro errori, proprio come noi … Siamo soliti idealizzare quelli a cui vogliamo bene, spesso ci aspettiamo troppo da loro, e loro fanno forse lo stesso. La verità è che l’amore, quando è tale, considera anche i nostri difetti e le nostre debolezze.” (25)

Anne Perry “Sia fatta vendetta” Mondadori euro 7,90

[A: 16/07/2025 – I: 03/09/2025 – T: 04/09/2025] - &&

[tit. or.: Three Debts Paid; ling. or.: inglese; pagine: 266; anno 2022]

DANIEL PITT 05

Ed allora con questo siamo arrivati alla fine dei libri di Anne Perry delle sue serie maggiori pubblicati fino ad ora in Italia. Essendo da tempo ferme sia le avventure di Thomas Pitt che quelle di William Monk, ci rimaneva da seguire quelle del giovane Pitt, Daniel, e delle sue avventure legali. Leggo che in Inghilterra è uscito anche un sesto volume, che, ad ora, non è ancora pianificato pe l’Italia. Accontentiamoci quindi di seguire quello che succede qui.

Come e forse anche di più, in un certo senso, dell’episodio precedente, l’attenzione della scrittrice si stava spostando sulle vicende poliziesche, piuttosto che su quelle legali. Qui c’è una certa volontà di riequilibrio, ma l’operazione riesce fino ad un certo punto, anche perché si deve bilanciare pure con la parte privata, di cui noi, dall’inizio aspettiamo uno svolgimento più lineare. Allora cominciamo proprio da qui.

Il giovane Daniel, fin dal primo incontro, è attratto dalla bella e spigliata Miriam, figlia del suo capo nell’ufficio legale. Attratto per le doti di Miriam come medico legale e scienziata, anche se i titoli, all’epoca (siamo negli anni di poco precedenti la Prima Guerra mondiale), non erano riconosciuti per le donne. Fatto sta che, sotto la spinta della dottoressa Hall (episodio 3), Miriam va a specializzarsi in Olanda (episodio 4, dove quasi non compare). Ora ritorna, da una mano allo svolgimento delle indagini, con un finale che sembra finalmente imboccare la strada giusta. Non so se sapremo come procederà, ma per ora ci basta quello che abbiamo letto.

Per quanto riguarda la parte legale, Daniel viene ingaggiato dal professor Wolford, illustre luminare di Storia dell’Università di Cambridge, le cui lezioni anche Daniel aveva seguito. Così come le aveva seguite l’ispettore Ian Frobisher, che diventerà il contraltare di Daniel per la parte poliziesca. Ingaggiato per un processo di plagio e percosse. Un giovane rivale di Wolford lo accusa di aver copiato da un suo testo, provocandolo in modo che il professore, molto fumino, lo prende a pugni, provocando rottura del setto nasale e di qualche dente.

Seguiamo tutto il processo mentale di Daniel nella lettura dei libri, nella comparazione dei testi, nella ricerca dei testimoni alla rissa, e nel dibattimento che ne consegue. L’abilità di Daniel costringe l’avversario a chiedere il patteggiamento, anche perché la pubblicità c’è stata e più non si ottiene. Quello che si ottiene è constatare quanto sia irascibile Wolford e pronto ad accendersi per un nonnulla.

L’altra parte, invece, riguarda una serie di omicidi. Prima di una donna, di origini francesi, poi di una signorina inglese, ed infine di un direttore di banca londinese. Le donne tra i venti e i trenta, l’uomo più attempato. Tutti uniti dalla ferocia dei colpi di pugnale, e dalla mutilazione al dito indice, tutte della mano dominante (cioè destra per i destrimani, sinistra per i mancini). Le indagini del poliziotto Ian portano a poco, che, a parte l’indice, nulla sembra accomunare i tre. Né Miriam, tornata dall’Olanda e dedita alle autopsie, riesce a fornire dettagli maggiori.

Una possibile connessione viene subito individuata dal lettore (ma non da Ian o Daniel), quando si scopre che, in qualche modo, i tre sono transitati per Cambridge. Ma le indagini sono anche bloccate da Thomas, il padre di Daniel e capo della Sicurezza, in quanto l’uomo ucciso pare facesse parte di progetti segreti che è bene non vengano messi sotto inchiesta.

Altro elemento possibile, il fatto che tutta una serie di persone visitano il reverendo Rhodes, noto per la sua “pietas”, ma anche per la sua cecità, motivo per cui viene spesso aiutato dalla moglie Polly. Il solito accumulo di prove cerca di portare il lettore su diverse strade: il terrorismo (due vittime innocenti, per colpire la terza), qualche risentimento da confessionale (magari agito da Polly in sostituzione del marito cieco), o qualche avvenimento legato a Cambridge che non ci viene detto mai chiaramente, in quanto i nostri non vanno mai ad indagare in quella direzione.

Purtroppo, il finale, come quasi sempre accade con Anne Perry, è molto veloce. Certo capiamo chi ha fatto cosa, intuiamo piuttosto che comprendiamo i perché, e soprattutto vediamo come si comportano i nostri eroi, Daniel, Miriam ed ora anche Ian.

In chiusura, non posso che spezzare la solita lancia contro i mulini a vento editoriali, dove il pagamento di tre debiti viene trasformato nella riuscita di una vendetta. Uno stravolgimento che non rende giustizia al testo ed alla scrittrice.

Dispiace, infine, che le scritture della compianta Perry siano andando in discesa nell’ultima fase della sua produzione, giustificandosi con il fatto che questi libri vengono scritti che Anne supera gli Ottanta. Peccato, ed anche peccato che lei ci abbia lasciato, dopo una vita intensa e spesso ricostruita, con tanta buona volontà. E ce ne vuole. Quindi per ora si chiude e chissà nel futuro se si riaprirà qualcosa.

“Lo infastidì il fatto di dover ricorrere alle note in fondo al libro, cosa che interrompeva il piacere della lettura.” (211) [le note vanno a piè pagina, sempre]

Eccoci alle letture del mese di giugno, con le solite punte di lettura arrivate alle diciassette entrate (quando non si viaggia…). Con un eccellente (seppur brevissimo) Yehoshua, con alle costole due soliti Simenon ed il cyberpunk di Stephenson. In coda, saluta, anche se non da molto lontano, la fantascienza d’annata di Murray Leinster.

 

#

Autore

Titolo

Editore

Euro

J

1

Alan Parks

Gennaio di sangue

Bompiani

9,90

2,5

2

Isabel Allende

Il mio nome è Emilia del Valle

Feltrinelli

22

2

3

Gabriella Genisi

Una questione di soldi

Sonzogno

16

2,5

4

Georges Simenon

Turista da banane

Repubblica

9,90

3,5

5

Morishita Noriko

Ogni giorno è un buon giorno

Corriere Giappone

8,90

2

6

Maurizio De Giovanni

Il pappagallo muto

Rizzoli

19

2

7

Arthur C. Clarke

Le sabbie di Marte

Mondadori

6,99

2,5

8

Primo Levi

Se non ora, quando?

Repubblica Resistenza

7,90

3

9

Cristina Cassar Scalia

L’uomo del porto

Einaudi

12,50

3

10

Murray Leinster

L’incubo sul fondo

Mondadori

6,99

1,5

11

Maria Masella

Il dubbio

Corriere Gazzetta

7,99

2,5

12

Neal Stephenson

Snow Crash

Mondadori

6,99

3,5

13

Abraham B. Yehoshua

Il terzo tempio

Einaudi

s.p.

4

14

Cristina Cassar Scalia

Il Talento del Cappellano

Repubblica Mistero Noir

8,90

3

15

Georges Simenon

Le sorelle Lacroix

Repubblica

9,90

3,5

16

Miriam Mafai

Pane nero

Repubblica Resistenza

7,90

3

17

Pierre Lemaitre

Il serpente maiuscolo

Repubblica Essenza Noir

8,90

2

 

Mi è sembrato giusto, in questa ripartenza tipo anno scolastico di pensieri e, forse, viaggi, ritrovare alcune frasi di viaggio che ho ricavato, appunto, da “Sensi di viaggio” di Marco Aime:

“Il viaggio è movimento. Non solo del corpo, anche della percezione. Il viaggio è un reinventarsi continuo dei nostri pensieri e dei nostri sensi davanti a paesaggi e volti nuovi.” (27)

 “L’altro lo incontri in cammino. A volte è lui che arriva, ma un incontro vuol sempre dire spostarsi. Lo guardi, lo ascolti e pensi a te stesso e al tuo mondo. Ti ridisegni e reinventi le cose intorno a te. Come quando incontri un amico dopo molto tempo. Vedi che gli anni hanno arrancato sul suo volto, con mano leggera o con passo pesante, comunque sono passati di lì. E pensi anche sul tuo… Ti chiedi che impressione deve fare a lui vederti ora, dopo tanti anni. e ti accorgi che senza di lui, avresti continuato a pensarti diverso.” (48)

“Il viaggio può diventare racconto, un racconto, spesso, spinge a un altro viaggio, ma un racconto non è un viaggio.” (66)

“La tua ombra cambia forma in viaggio … Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale.” (96)

“Sono i sensi a comandare la mente. E hanno bisogno di movimento… Muoversi, muoversi, muoversi verso quell’orizzonte che non è mai abbastanza vicino, eppure segna il limite del nostro sguardo.” (115)

Allora, siamo in riposo, con i sensi all’erta se nascesse qualcosa all’orizzonte. Settembre mese di ricorrenze, natalizie e anniversariche, che non ci scordiamo ma che celebriamo in altra sede. Quindi, sappiamo solo che qualcosa ci aspetta, ma nel dubbio l’unica certezza è l’amicizia e gli abbracci.

Nessun commento:

Posta un commento