lunedì 5 dicembre 2011

Italians - 02 febbraio 2009

Di quelli venuti dal Sud. Non si parla né del libro di Severgnini né del film di Verdone, ma di tre scrittori, mi veniva da dire a sud di Roma, poi mi domando se Nuoro è sopra o sotto. Due mi sono piaciuti, uno un po’ meno, lo trovo un po’ montato. Ma prima di cominciare, mi scuso (anche se solo con me) del ritardo. Non sono giorni facili, la mamma malata, il primo anniversario della morte di papà, il (presunto) lavoro e via discorrendo. Ma cominciamo subito con il lucano (non l’amaro!).
Gaetano Cappelli “Parenti lontani” Marsilio euro 9,90
Ne avevo sentito parlare. Libro insignito del fregio di top five del 2000. Affabulatore lontano dai centri del potere. Beh, alla fine il romanzone l’ho letto. E non è che mi sia tanto piaciuto. Certo, struttura narrativa forte, personaggi pieni. Storia dell’infanzia e della giovinezza di Carlino di Lontrone, con una trama che si snoda dai primi ’60 ai tardi ’80. Unisce alti e bassi. Basilicata e Stati Uniti. Personaggi a tutto tondo, che rimangono nella mente: Nonnilde, Pit, Incoronata, Cybil. Sottolineiamo anche, per noi coetanei, la descrizione del grande concerto dei primi anni settanta, con un’esibizione magistrale dei New Trolls. E poi? Poi tutto avanza, le storie si aggrovigliano alle storie, verso una conclusione (ma forse più di una tra finali, sottofinali e riprese narrative) in cui beh direi che almeno il 90% delle storie trova una sua chiusura. Certo questo non è poco, indice di sapienza e perizia. Ma serve anche qualcosa che tocchi il cuore. Rimane freddo, anche se popolare. Distante con alcuni tentativi di ammiccamento che mi fanno pensare ad un Baricco nazional-popolare (o meglio da Eva Express). La prima parte giovanile, in un certo senso, si riesce a sopportare. Ma da quando gira la boa dei quindici anni il buon Carlino mi risulta antipatichello. Insomma, l’ultimo 25% del libro mi è sembrato inutile. Ripeto, bravo nella tecnica. Ma Flaubert diceva che dopo aver scritto, bisogna rileggere, e togliere, togliere e togliere.
“sto vivendo il decorso di ogni storia tra un uomo e una donna: all’inizio ti sembra un sogno che vorresti non finisse mai; dopo, non molto dopo, le cose si complicano, ci sono regole, imposizioni, divieti ed eccoti il sogno bell’e trasformato in incubo da cui vuoi sloggiare”
“è una gran donna: ha un corpo statuario e un talento naturale da geisha… è bravissima in cucina quanto a letto!!”
Qualche notizia su Gaetano Cappelli vive a Potenza, dove e' nato nel 1954, ripresa dalla rete. Si e' occupato di rock e minimal music, Ha curato l'edizione degli scrittori del romanticismo tedesco Jean Paul e Adalbert von Chamisso. Ha scritto un ritratto di Mario Schifano per le edizioni i Campi dell'oblio, stampato in venticinque copie e ripreso nel catalogo della mostra a Spoleto, curata da Achille Bonito Oliva (Charta, '98), dopo la morte dell'artista. Suoi racconti sono apparsi un po' dovunque su  riviste e antologie. Ha pubblicato i romanzi: Floppy disk (Marsilio, '88), Febbre (Mondadori, '89), Mestieri sentimentali (Frassinelli, '91), I due fratelli (De Agostini, '94), Volare basso (Frassinelli, '94), Errori (Mondadori, '96), Parenti lontani (Mondadori, '00) giudicato da Bookcrossing uno dei migliori cinque romanzi usciti dal 2000, Il primo (Marsilio, '05), Storia dell’Aglianico… 
Passiamo invece a quelli che mi sono piaciuti, un romanzo e un saggio.
Antonio Pennacchi “Il fasciocomunista” Mondadori euro 9 (in realtà, scontato 6,30)
Non è il film, è qualcosa di altro. Sembra molto, pur nella traslazione del romanzo, un’auto-biografia dell’autore. Dico che è altro, perché il film si basa molto sul titolo diverso che gli viene dato (“Mio fratello è figlio unico”), sottolineando tutta una serie di momenti che nel libro sono minori. E dando un senso alla fine, che il libro non da. In fondo il libro è molto più duro e meno consolatorio. Avendo visto il film, sono tornato indietro, all’inizio, quando Accio ha 12 anni. È in seminario - sognava di fare il missionario - ma ora s'è stufato e vuole tornare a casa, a Latina. Lì, però, non lo accolgono troppo volentieri: sette tra fratelli e sorelle, più un padre operaio e una madre in crisi di nervi. E allora scappa da casa, non va più a scuola, s'iscrive al MSI. Gira con la catena sotto l'impermeabile, entra ed esce dalla questura, lo espellono dall'MSI, entra nel Movimento Studentesco, diventa maoista... E tutto questo percorso, visto dal di dentro di Accio, è vissuto con tutto il dolore di una persona di grande intelligenza, che non ha trovato una sua via positiva, costretto dalle parole della madre («Hai fatto metà del tuo dovere.»). Nulla si salva dalla dura legge della vita, che impone di trovare un modo di (sopra-)vivere. Nel libro Manrico è meno fascinoso del bel Scamarcio, ma forse questo lo rende più reale. Non vediamo il bello prendere coscienza e decidere di entrare in clandestinità. Mentre per Manrico è un naturale evolversi delle proprie posizioni di gioco estremistico. Ed Accio non lo segue, non può seguirlo lì, perché la sua pulizia interiore lo può portare ad essere sconfitto, ma sempre coerentemente dentro un riferimento sano. Comunque, mi è piaciuto.
Salutiamo l’ex-operaio Antonio Pennacchi (di cui da poco si è festeggiato il compleanno, essendo nato il 26 gennaio 1950 a Latina) soprattutto perché è riuscito a laurearsi durante la cassa integrazione all’Alcatel (monito per i mobilitati). 
Infine, il buon sardo di cui tanti gialli ho letto, ed in fondo apprezzo (quasi) sempre.
Marcello Fois “In Sardegna non c’è il mare” Laterza euro 9
Altra bella prova dei librini Laterza tra racconto e viaggio. Ogni tanto ne compro qualcuno, fin dal primo, molti anni fa, che parlava di Roma, anzi di un quartiere di Roma, anzi di un paio di isolati all’interno di San Giovanni. Questa, invero, è un’ottima prova del barbaricino Fois, che tanto seguo in tutti i suoi gialli o pseudo, ma sempre umani. Perché dice una cosa che mi ripeto da quando trent’anni fa andai per la prima volta in Sardegna. Cioè che non è un’isola. Perché un’isola ha un rapporto con il mare per collegarsi ad altro. Lì, il mare serve per tenere fuori gli altri. Anche se tutto ciò ingenera equivoci e stereotipi, che il buon Marcello, didascalicamente, analizza e sfata. Terra da sempre usata come conquista, senza tener conto di chi là è nato e cresciuto. Inoltre, la parte finale mi ha preso (di testa e di cuore) lì dove si parla degli scrittori sardi. Ma sardi in quanto nascita, e scrittori scrittori come direbbe Fois. Con il pregio in più di usare la propria localizzazione per scriverne e non per farne un ghetto. Della Deledda, ovviamente, ma anche di Satta, di Fiori (sulla cui Vita di Gramsci preparai la maturità), e di Atzeni (con quel bellissimo “Passavamo sulla terra leggeri”, che mirabilmente epitaffia come auspicio e non come affermazione). Dovendo però trovare qualche neo (e che, mica siamo dalla parte dei capolavori, ma solo delle belle cose do ottimo gusto), mi domando: perché ripetere due volte le stesse frasi su nani e ballerine in due punti diversi? Distrazione? Sottolineatura? Non lo so. Peccato veniale, ma godiamoci un bel mirto bianco gelato.
“come Seneca dice a Lucillo: non è spostandosi che si risolvono i problemi”
Essendo il primo del mese, inoltre, riporto l’elenco dei libri letti nel mese di novembre 2008.

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Autore
Titolo
Editore
Euro
1
Gaetano Cappelli
Parenti lontani
Marsilio
9,90
2
Georges Simenon
La pazza di Itteville
Adelphi
5,50
3
Saul Bellow
Un piatto d’argento
Repubblica Short Stories
4,50
4
Gabriele Romagnoli
L’unico al mondo
Corti di Carta
3,50
5
Piero Colaprico
Scala C
Corti di Carta
3,50
6
Henry James
Gli amici degli amici
Repubblica Short Stories
4,50
7
Bruce Chatwin
Un colpo di Stato
Repubblica Short Stories
4,50
8
Pascal Mercier
Treno di notte per Lisbona
Mondadori
9,40
9
Maeve Brennan
La visitatrice
BUR
s.p.
10
Gian Antonio Stella
Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino)
Corti di Carta
3,50
11
Julian Barnes
Controcorrente
Repubblica Short Stories
4,50
12
Luana Vergari e Claudio Calia
Caro Babbo Natale…
Black Velvet
10
13
Massimo Carlotto e Marco Videtta
Nordest
E/O
9,50
14
Ian McEwan
Travestimenti
Repubblica Short Stories
4,50
15
Andrea Vitali
Pianoforte vendesi
Corti di Carta
3,50
16
Maj Sjowall e Per Wahloo
Omicidio al Savoy
Sellerio
14
17
Rudyard Kipling
Toomai degli Elefanti
Repubblica Short Stories
4,50
18
Ernest Hemingway
La breve vita felice di Francis Macomber
Repubblica Short Stories
4,50
19
Elizabeth George
La miglior vendetta
TEA
8,90
20
Edgar Allan Poe
Lo scarabeo d’oro
Repubblica Short Stories
4,50
21
Herman Melville
Bartleby, lo scrivano
Repubblica Short Stories
4,50

Allora, sperando che gli intrecci dei ritardi e delle sovrapposizioni abbiano tempo in questo bel febbraio di dipanarsi e risolversi, una buona settimana a tutti.

domenica 4 dicembre 2011

Un’altra razione di Corti - 25 gennaio 2009

Questa settimana riprendiamo i libricini di cui si parlò l’anno scorso, i racconti estivi allegati al Corriere della Sera: i Corti di Carta. Quattro racconti molto eterogenei, con un Fabio Volo che ha scritto con la sinistra, mentre la Vinci e Di Stefano sono di un livello interessante e coinvolgente. Forse sono troppi i più di 20 corti pubblicati, così come troppi erano quelli pubblicati in inglese da Repubblica (ma se ne riparlerà).
Andiamo allora in ordine di gradimento.
Fabio Volo “La mela rossa” Corti di Carta euro 3,50
Questo direi è un corto in tono minore. Da una parte c’è la scrittura di Volo, che ho imparato a conoscere e che va bene così, calma, senza troppi voli (scusate il bisticcio). Dall’altra un tentativo che non mi convince. Quando un autore cerca di dar vita alla voce di un personaggio dell’altro sesso, è difficile ottenere risultati soddisfacenti. Certo, in casi di più lungo respiro si trova la misura (penso a Striano e la marchesa Eleonora). Oppure, in momenti anche più brevi si arriva ad un tocco di verità profonda (pensa alla casalinga di Carlotto). Qui, Volo da voce ad una donna, ma è sempre lui che parla. Le sensazioni amorose di una donna sono allora interpretate con le sue nevrosi, con le sue manie. Siamo ben lontani dalla Giraud e dalla sua angoscia, pur se il tema è parallelo. Rispetto ad altri Corti, si trova nel plotone di fondo insieme a De Crescenzo.
Passiamo alla torinese, più espressiva in altre prove.
Paola Mastrocola “La narice del coniglio” Corti di Carta euro 3,50
La sua scrittura sempre mi affascina con il suo andamento piano ma coinvolgente. L’impianto, però, mi sembra sempre ormai quello della Barca nel bosco. Un diverso per un qualche motivo, ed il suo disadattamento nel mondo. Certo, trovo irresistibile che la diversità sia in quel vibrare la narice alla moda del coniglio della sua infanzia. Non a caso, infatti, gli unici momenti di allegria sono con il bambino (innocenza?) e la sua incontenibile allegria.  Dopo un po’, qualcosa stufa, e sembra avviarsi alla fine tanto perché si deve. Rimane la domanda se si deve restare sempre fedeli a sé stessi. Verranno guasti e dolori, ma la mia risposta è sempre affermativa.
Passando al plotone di testa.
Paolo Di Stefano “La catastròfa” Corti di Carta euro 3,50
Inviato (e si sente dal taglio) e di casa al Corriere. Un racconto di riflessione: gli immigrati di oggi e gli italiani in Belgio nelle miniere. Abbiamo perso la memoria? Un bello squarcio sulla catastrofe mineraria di Marcinelle, scritta con piglio soggettivo – documentaristico, ma che fa risaltare in piena luce il rapporto difficile tra italiani e belgi di 50 anni fa. Il narratore tragico nel Catastròfa ha due cuori che gli servono per sopportare la fatica ed il dolore. Mi raccomando l’accento sulla o, perché si parla franco-italiani (c’est la catastrophe). L'autore ha trovato la sua storia visitando la città mineraria belga di Marcinelle, ed ha incontrato un certo numero di minatori italiani pensionati che avevano vissuto gli eventi tragici del 1956. Qui narra la vita ora felice di Mario, che sposa una ragazza belga, contro i desideri del di lei padre e con la quale avrà 10 figli. C'è il suo mondo, il suo carattere che narra le sensazioni, le aspirazioni, i timori, le gioie ed il dolore di molti dei suoi colleghi minatori. Di Stefano si spiega intensamente i paralleli tra 1956 ed una tragedia più recente, più vicina a noi - la morte di sette operai nell’acciaieria ThyssenKrupp a Torino nel dicembre 2007. La sintesi dolorosa dello scandalo di Marcinelle, è che dopo che oltre 50 anni nulla sia realmente cambiato. Gli operai invisibili di Marcinelle sono stati semplicemente sostituiti da altri, che sono essi stessi invisibili alla società ed alla politica e sono privati delle protezioni e delle garanzie del luogo di lavoro. E si parla quindi anche di immigrati, per non far mistero di farne un parallelo con l’attuale disagio verso l’altro. Inducendo in un pensiero: non è che l’immigrato venga a “rubare il posto” al locale, molte volte (sempre?) viene a fare un lavoro che il locale non vuole più fare ma che deve essere fatto. Qui parlo delle raccolte di pomodori e non dello spaccio di droga. Intenso.
Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, inviato del "Corriere della Sera" è stato capo delle pagine culturali. Laureato con Cesare Segre all’Università di Pavia, ha debuttato nel giornalismo come responsabile del “Corriere del Ticino” di Lugano. Ha lavorato per l’Einaudi, e per il quotidiano “La Repubblica”. Attualmente è giornalista culturale del "Corriere della Sera". Tra le sue opere, la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller 1990) e l’intervista con Giulio Einaudi Tutti i nostri mercoledì (Casagrande 2001).
Ed infine, le note affastellate del pesce emiliano (6 marzo del 1970).
Simona Vinci “Un’altra solitudine” Corti di Carta euro 3,50
In fondo non è neanche un racconto. È un percorso sul tema della solitudine. Per questo mi ha preso ed ho impiegato 3 giorni a centellinare le 60 paginette. Un percorso che di bozzetto in bozzetto disegna diverse solitudini. Da quelle scelte, d’alto tenore, i Beckett, le Dickinson, i Wittgenstein. Passando a quelle scelte di vita, come l’eschimese che sente arrivare la morte (e che mi riporta al mio prozio Giovanni, di cui un giorno narrerò qualcosa). A quelle subite, del senza casa, della zingara. Sul filo di quella distinzione, a me consona, della differenza tra isolamento e solitudine. La prima la si subisce, sempre. La seconda la si può scegliere. E trovare dentro di sé quella capacità di entrarci ed uscirci. Perché, come diceva anche la mia terapeuta, chi non sta bene con sé, non sta bene con gli altri. E chiudo rimandando all’ultima frase che riporto, e che sottoscrivo in pieno.
“quando un uomo incomincia a essere solo dentro la sua testa, non si può convincerlo a tornare indietro”
“quando si è immersi nella Natura non si è mai soli”
“la maggior parte delle persone che si sentono sole sono single, oltre i 54 anni”
“la sfida per me non è mai stata con un altro, la sfida era con me!”
“essere soli è stare alla presenza di se stessi”
“la solitudine va bene quando è scelta consapevolmente”
“una persona che non ha mai fatto un viaggio da sola, si conosce poco”
“la solitudine, al contrario del suo compagno cattivo, l’isolamento, può essere uno straordinario esercizio di libertà”
Allora un’altra settimana è passata, così com’è passato un altro anno. Si continua ad andare avanti, e forse si dovrebbe riprendere le parole del saggio mauritano che quando gli si chiedeva che tempo farà domani, rispondeva: “Se c’è il sole, vuol dire che c’è il sole. Se piove, vuol dire che piove”. Ed invece di lambiccarsi sul futuro ci si poteva concentrare sul presente.

sabato 3 dicembre 2011

Bianco e Nero: cioè gli scacchi - 18 gennaio 2009

Vi eravate spaventati? Pensavate ad una lezione sullo ying e sullo yang? Invece, parliamo di libri che trattano di scacchi. Ovviamente romanzi, e non saggi. Tanti nel tempo sono stati romanzi che, in varia e diversa misura, hanno toccato l’argomento. Questi che ho letto negli ultimi tempi, pur nella loro diversità, sono di un buon interesse.
Cominciamo dai due di autore italiano, anzi da quello che più mi è piaciuto:
Paolo Maurensig “La variante di Lüneburg” Adelphi euro 7,50
Avevo sentito parlare del libro di Maurensig (vecchio ormai di una quindicina di anni) ma non ne avevo avuto l’occasione di lettura. Devo dire che mantiene le sue promesse: è un libro ben scritto, con uno svolgimento (un po’ a scatole cinesi se vogliamo) interessante. Si apre con un colpo di pistola che stronca la vita del Dottor Frisch, un facoltoso uomo d'affari tedesco. Di cosa si tratta? Omicidio? Incidente? Suicidio? La risposta è sorprendente: non si tratta d'altro che di una mossa di scacchi, l'unica rimasta per poter proseguire una partita durata decenni tra la vittima ed il suo avversario, il suo nemico giurato, la sua nemesi. Partendo dall'ultima mossa ricostruisce a ritroso passo dopo passo tutte le fasi della partita giocata dai due maestri del gioco in una versione del tutto inedita: col mondo come scacchiera e persone come pedine. Cerca inoltre di dare (o far dare) uno sguardo sul mondo degli scacchi penso senza spaesare chi poco di scacchi sa. Certo, sapere già del mito cubano Capablanca o del russo che lo sconfisse può aumentare un primo divertimento. Ma la storia è altra, legata ai personaggi che scopriamo a poco a poco. La tirata finale sa di déjà vu, ma forse è solo che di questo tipo se ne legge (o da qui se ne lesse). Forse avrei sciolto meglio (con più sapore scacchistico) i dettagli della variante. E forse avrei cercato di entrare di più nella psicologia del rimorso. Tuttavia lo ritengo un romanzo da annoverare tra i libri che ricordo con piacere. Certo il piacere può anche essere doloroso, ma è la vita, baby.
Paolo Maurensig (Gorizia, 1943) è uno scrittore italiano, approdato alla scrittura dopo aver fatto l'agente di commercio ed il riparatore di strumenti musicali antichi. Il successo letterario è arrivato nel 1993 proprio con “La variante di Lüneburg”. Il secondo romanzo, “Canone inverso” del 1996, è invece incentrato sulla musica, in una cornice mitteleuropea che è stata la base per la versione cinematografica diretta da Ricky Tognazzi.
Il secondo mi ha incuriosito, per il riferimento che portava nel titolo al mitico campione cubano:
Fabio Stassi “La rivincita di Capablanca” minimum fax euro 11,50 (in realtà, scontato euro 9,20)
Non bello ma interessante. Vien voglia di andare a vedere la vita dei grandi Maestri. Stassi scrive in modo leggibile, anche se a volte perde un po’ il ritmo. Ma la storia avvince: si comincia con il ritrovamento del cadavere di Aljechin e si finisce con la morte di Capablanca. Il tutto per raccontarne le storie parallele, anche se è il cubano a prendere il centro della scena. Il russo è visto come i pezzi neri, ombrosi e minacciosi. Il bianco domina la scena, con il suo genio istintivo, la padronanza della scena. Ricorda alla lontana I Duellanti di Ridley Scott, perché dopo un lungo incontro in cui Aljechin batte il campione del mondo cubano, Capablanca cerca per tutta la vita di avere la rivincita. E la sua vita si attorciglia e si perde intorno a questa speranza. Belli i momenti di aurea scacchistica (i circoli, i tornei mondiali, i grandi Maestri). Qualcosa meno nelle descrizioni delle epoche che trascorrono. Anche qui, come in Maurensig, senza mai citare una mossa (l’opposto del successivo Zugzwang). Ma allo scadere, piacevolmente letto.
“per i libri si era iscritto alla New York Public Library e ne saccheggiava le riserve aurifere con puntuale cadenza: un romanzo ogni tre giorni”
Il terzo è più complesso, con una vera partita citata con tute le mosse. Ma forse proprio questa complessità alla fine mi ha lasciato un po’ distante:
Ronan Bennett “Zugzwang mossa obbligata” Ponte alle grazie euro 15 (gratis da Feltrinelli+)
Veloce, scorrevole, discretamente ben fatto, da rivedere la partita a scacchi (non sono uno scacchista, ma c’è qualche mossa che mi lascia perplesso, verso la fine). San Pietroburgo, primavera del 1914: nel pieno dei fermenti che anticipano la rivoluzione, la città si prepara ad ospitare uno dei più difficili e attesi tornei di scacchi della storia. Chi vince avrà l’onore di essere ammesso alla presenza dello zar, occasione ambita da molti personaggi, per lo più oscuri e doppiogiochisti: essere nella stessa stanza dello zar è, infatti, per motivi diversi, la meta di tanti, politici, rivoluzionari, sicari e poliziotti. In un periodo in cui nessuno si fida del vicino e dell’amico, ogni cosa è vista come una minaccia, gli ebrei sono additati come pericolosi sovversivi, i bolscevichi complottano, la polizia segreta zarista detta le proprie regole incondizionate. E le partite a scacchi non si giocano solo sulla scacchiera ma in ogni strada di una raffinata, ma cupa e fredda San Pietroburgo, che fa da sfondo a un thriller storico per nulla scontato. Ci sono complotti, incontri segreti, esplosioni nel cuore della notte, false identità e falsi amici, mosse e strategie di gioco: in tutto ciò si trova coinvolto il protagonista Otto Spethmann, psicanalista di una certa fama, abituato più agli intrighi della mente che a quelli della politica. E’ un giocatore di scacchi per passione, vedovo e padre di una bella e introversa ragazza, Catherine: la sua è un’esistenza pacifica e senza ombre, che nel giro di una notte viene sconvolta. Nel gioco entrano un ispettore di polizia, tarchiato e subdolo, Lycev, un campione di scacchi traumatizzato dai suoi sensi di colpa e da mille fantasmi, Rozental, un musicista donnaiolo e salottiero, Kopelzon, e un giovane rivoluzionario fascinoso dalla doppia identità, che intreccerà una relazione con la figlia di Otto. Ognuno è legato all’altro da logiche di strategia sottile, come Anna, donna elegante e misteriosa figlia di un potentissimo politico, tormentata dal suo passato e dai legami del presente. E’ l’omicidio di un famoso direttore di giornale a muovere la prima pedina, a dar vita all’intricata partita, e a tessere ogni relazione, fino a condurre la storia e i suoi protagonisti all'inevitabile situazione di Zugzwang, dove qualsiasi mossa fa, il giocatore può solo peggiorare, subire una perdita, o addirittura uno scacco matto. Uno stato di assoluta impotenza: spalle al muro, quindi, come la situazione storica cui il mondo andava incontro, travolto dagli eventi implacabili.
Per quanto ne so Ronan Bennett (nato nel 1956) è un cattolico irlandese che, a vent’anni, viene implicato nell’omicidio di un ispettore di polizia, e poi rilasciato. Spostatosi a Londra viene arrestato per vicende legate all’IRA e passa 16 mesi in prigione, dove studia e si laurea. (A volte viene in mente Carlotto). Comincia a pubblicare romanzi ed ottiene la fama con “The Catastrophist”, dedicato alla salita al potere e poi al crollo di Patrice Lumumba, ma dedicato anche all'impossibile coniugare di amore e politica (e qui si ritrovano gli echi di Nassib). Dopo altri tentativi, esce questo Zugzwang, come un romanzo d’appendice d’altri tempi. Infatti, è pubblicato ad episodi settimanali su “The Observer”. E forse questo spiega alcune note stonate del testo. 
Torniamo ora ad immergerci negli scacchi della realtà, con le loro partite ben più complicate. Con la necessità di badare a mia madre, ricoverata e felicemente operata di calcoli. E perché no, con la voglia di badare a me stesso (il solito buon egocentrico che conoscete). 

venerdì 2 dicembre 2011

Finito il bisestile … - 11 gennaio 2009

Speriamo che si sia portato via tutte le tristezze che si erano accumulate.
Diamo avvio, quindi, ad un nuovo anno di letture. Con qualche novità (o ritorno all’antico). Infatti, stavo disperdendo un po’ le forze tra tutte le vie di farvi arrivare le trame. Quindi basta palindromi (e trame … e marte) e ritorno alle vecchie e collaudate mail (tra…me e voi…là) ed abbandono quindi del blog di Splinder. I commenti li ritroverete su aNobii (www.aNobii.com/giogio53). 
Visto che si torna all’antico per andare al futuro, cominciamo questo 2009 con ritornare ad una selezione italiana. Cominciamo con
Roberto Alajmo “1982 Memorie di un giovane vecchio” Laterza euro 9
Ulteriore prova di Alajmo, sempre sul filo tra mi piace e no. Certo, di fondo sono positivo, ma un po’ meno del Repertorio. Bella la storia dell’annus mirabilis, sul filo della memoria tra pubblico e privato. Un anno per diventare adulti, incanutire, perdere la fidanzata, fare il militare, avere un esaurimento nervoso, scoprire che fare della propria vita. Un anno di grande storia mondiale e piccola storia personale, rivissuto con l’intento di scoprire quand’è accaduto esattamente, che tutto ha cominciato a girare senza più fermarsi. Roberto Alajmo invita a trascorrerlo sotto la sua pelle, seduti sul suo «giovanile strapuntino di osservazione» a guardare le trame del mondo. Come in altre prove, si lascia prendere la mano dal lato pubblico, e sul privato si salta qui e là. Una conclusione arriva, anche perché l’anno finisce e la storia privata ha una svolta. Rimangono le tante cose di quell’anno, che non è solo il Mundial, ma anche Calvi e le Malvinas, la nascita di Rete 4 ed Italia 1 e la morte di Villeneuve. Fino al canestro della vittoria dell’universitario Michael Jordan ed alla scalata alle classifiche dei dischi del proto-rap di Falco (qualcuno lo ricorda?). Una scrittura da approfondire, forse per citare qualche altro anno.
"Poi come è andata a finire? Dipende. Per me, per l’Italia o per l’umanità nel suo complesso?"
Roberto Alajmo è nato a Palermo il 20 dicembre 1959 (oddio, un Capricorno? Ma no, è ancora Sagittario!).
Saliamo la penisola, fermandoci a Napoli, con
Maurizio de Giovanni “La condanna del sangue” Fandango euro 12,50
Ho derogato un po’ dalla mia regola sui libri economici, ma, dopo aver letto la prima prova di de Giovanni, non potevo saltare la seconda. Questa, infatti, è la seconda avventura del commissario Ricciardi, l'uomo che possiede il dono (o la condanna) di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta. Migliore della prima, e spero che le prossime siano all’altezza. Siamo sempre a Napoli, ed è aprile, aprile  1931. Il vento di primavera si annuncia nella notte di una giornata fredda e cupa: in un appartamento del popolare rione Sanità un'anziana donna, Carmela Calise, verrà trovata morta il giorno dopo, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate. Accorso sul luogo del delitto insieme al fedele brigadiere Maione, il commissario Ricciardi interroga la gente del palazzo e, nonostante il clima di omertà, scopre la doppia attività di Carmela, cartomante e usuraia. Al centro della vicenda è il decrepito appartamento dove la cartomante riceveva i suoi clienti, per predire in modo ingannevole il loro futuro o per garantirglielo, prestando denaro. Sono parecchi quelli che avrebbero avuto un motivo per ucciderla - strozzati dai debiti, succubi delle sue menzogne, delusi o disperati. Tante le donne che passano vicino al Commissario, ed una buona dose di scrittura che un po’ lascia sospesi, ma che prende, non di ritmo ma di atmosfera. Alla fine dispiace un po’ lasciare solo il Commissario, ma spero che con l’estate anche lui trovi la sua via.
“più ancora di baciarti e stringerti tra le braccia, vorrei essere nei tuoi sogni. E custodirli per te”
“se due strade sono destinate ad unirsi, prima o poi si uniranno, anche se dopo molti chilometri”
“è facile stare insieme quando va tutto bene. Il difficile è quando si devono superare le montagne, fa freddo e tira vento. Allora, forse, per trovare calore, uno si deve fare un po’ più vicino”
“c’è un momento in cui si muore. No, non quello della morte, intendo: un momento in cui si innesca un processo irreversibile che porta alla morte in modo inevitabile… chi può dire quando si comincia a morire?”
Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005, con il racconto "I vivi e i morti", protagonista il commissario Ricciardi, vince il premio nazionale Tiro Rapido per giallisti esordienti. Il senso del dolore è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2006 con il titolo Le lacrime del pagliaccio, ora rivisto e aggiornato per Fandango Libri. È anche il primo di una serie dedicata alle stagioni del commissario Ricciardi, di cui Fandango Libri pubblicherà i prossimi tre titoli.
Risalendo ancora, fermiamoci a Firenze, dove incontriamo
Marco Vichi e Leonardo Gori “Bloody Mary” Verdenero euro 10
Solito sentimento su questi libretti di Verdenero. Ottimo l’intento di parlare di miserie e guasti italiani. Forzata la dimostrazione di una tesi. Certo si sa molto dello sfruttamento, in tutti i sensi, ma un certo andamento è già fin troppo prevedibile sin dalle prime righe. Righe che nella prima parte ben si intrecciano. Righe che parlano di due strade opposte, dal sud del mondo e dall'est più disperato: Cracovia è il punto di partenza di Marek, educato, bravo figliolo, con un diploma appeso al muro che ha voglia di prendere a sputi, per quanto è inutile. Da un villaggio della Nigeria parte Aleya, ragazza di una bellezza sconvolgente e inconsapevole. Marek parte di propria volontà, attratto dal miraggio di un lavoro sicuro: raccogliere pomodori, nel sud d'Italia. Aleya è violentata, rapita, scaricata sulle nostre coste come merce, bestiame da piacere. Marek scopre la sopraffazione, lo sfruttamento estremo, il lavoro che distrugge, i traffici più nauseanti. Aleya passa dai bordelli di lusso alla strada. La violenza segna ugualmente i destini di Aleya e Marek. Il loro incontro casuale farà scoccare prima una poi molte scintille. Avevo già letto di Vichi, ed il suo Commissario Bordelli lo attendo ad altre prove. Non conoscevo Gori, ma mi sembra di scrittura interessante, immediata (forse l’eco dei fumetti?).
Marco Vichi e Leonardo Gori sono nati entrambi a Firenze nel 1957 (un anno foriero di buone promesse). 
Come i miei affezionati lettori sanno, infine, le prime trame del mese portano dei consuntivi. Essendo anche le prime dell’anno, facciamo il punto sul 2008: sono entrati 228 libri (tra acquisti, prestiti e regali) e sono stati letti 172 libri.
Per quanto riguarda il mese di ottobre, queste le letture effettuate

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Autore
Titolo
Editore
Euro
1
Antonia S. Byatt
Zucchero
Repubblica Short Stories
4,50
2
Luciano De Crescenzo
Monnezza e libertà
Corti di Carta
3,50
3
Diego De Silva
Le donne più belle si vedono negli aeroporti
Corti di Carta
3,50
4
Paolo Di Stefano
La catastrofa
Corti di Carta
3,50
5
Antonio Pennacchi
Il fasciocomunista
Mondadori
9
6
David Leavitt
Ballo di famiglia
Repubblica Short Stories
4,50
7
William Faulkner
Fumo
Repubblica Short Stories
4,50
8
Paola Mastrocola
La narice del coniglio
Corti di Carta
3,50
9
Simona Vinci
Un’altra solitudine
Corti di Carta
3,50
10
Enzo Striano
Il resto di niente
Mondadori
8,40
11
Brigitte Giraud
L’amore è sopravvalutato
Guanda
10
12
Joyce Carol Oates
Riccioli rossi
Repubblica Short Stories
4,50
13
Fabio Volo
La mela rossa
Corti di Carta
3,50
14
Daniele Scaglione
Centro permanenza temporanea vista stadio
E/O
12,50
15
J.M.G. Le Clézio
Il continente invisibile
Instar
11
16
Corrado Augias
Quel treno da Vienna
Repubblica Noir Italia
7,90
17
Federica Bosco
SMS Storie Mostruosamente Sbagliate
Corti di Carta
3,50
18
Graham Greene
Assassinio per la ragione sbagliata
Repubblica Short Stories
4,50
19
Antonio Scurati
La città eterna
Corti di Carta
3,50
20
Michel Faber
Una torma di donne dai cappelli enormi, in marcia
Repubblica Short Stories
4,50
21
Alice Munro
Ortiche
Repubblica Short Stories
4,50
22
Valerio Massimo Manfredi
Midget War
Corti di Carta
3,50
23
Fred Vargas
Sous les vents de Neptun
J’ai lu
7,60
24
Virginia Woolf
La signora Dalloway in Bond Street e altre storie
Repubblica Short Stories
4,50
25
John Fante
Uno di noi / Casa, dolce casa
Repubblica Short Stories
4,50

Allora, di nuovo, buon anno a tutti. Con l’augurio per ognuno di non trovarsi ancora in gabbia a parlar, ma sfidare soli l’andar (beh, un po’ di poesia non guasta, e ci si può sempre trovare qualcosa).
Un bacio
Giovanni